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Opere pubbliche lasciate a marcire

4/02/2009



Opere pubbliche a metà e che, dopo essere state finanziate e in parte costruite, sono state lasciate marcire addirittura per decenni. Francavilla sul Sinni, di esempi come questi, ne due, i più eclatanti. Il primo risale agli anni settanta e, nei progetti originari doveva essere il ponte della circonvallazione, che doveva essere l’anello di congiunzione che attraverso la strada provinciale numero 4 del Pollino dovrebbe fungere da bretella tra due contrade francavillesi, Palombara e Vigna della Chiesa. Del ponte, ad oggi, è stata realizzata solo la parte centrale. Finanziato con fondi pubblici il progetto fu concepito seguendo i vecchi criteri della divisione in lotti delle opere e dei relativi finanziamenti. Ciò significa che, finanziato e realizzato un primo lotto, che oggi si vede, a fondi poi esauriti le amministrazioni comunali che negli anni via via subentrarono non riuscirono a completare quest’opera né tantomeno a completare i lavori della circonvallazione. Per completare la struttura all’epoca servivano 100 milioni di lire ma ad amministrazione cambiata questi fondi, inesistenti o dirottati su altre opere, non vennero mai utilizzati per il ponte. Nel corso di quasi trenta anni nessuno ha pensato di portare a termine la struttura perché il rapporto costi-benefici dimostra come ora non valga la pena investire denaro su di un’opera “importante ma non urgente”, come è stato più volte detto dal Comune. E’ costato invece settecento milioni di lire il fabbricato destinato in un primo momento a diventare una casa di riposo per anziani. Anche questa struttura vanta una storia lunga oltre 25 anni. Finanziata mediante la cassa depositi e prestiti, anche su questa struttura grava il peso della progettazione a lotti. Attualmente l’edificio è inutile e inutilizzabile, fatta eccezione per il pian terreno che negli anni ottanta è stato interessato da un finanziamento di circa 150 milioni di lire per realizzare dei parcheggi per i mezzi di trasporto comunali. L’abbandono, l’impossibilità economica di inserire l’edificio in un progetto di riqualificazione (ora occorrerebbe metterlo a norma in base ai criteri attualmente vigenti) e un’ordinanza dell’amministrazione che ha preceduto quella attuale hanno fatto diventare negli anni gli spazi esterni della struttura un deposito provvisorio dei rifiuti speciali, che si accumulano nell’attesa che a scadenze precise chi di competenza venga a ritirarli per lo smaltimento.

Mariapaola Vergallito



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