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| Commercianti nei piccoli comuni: tra difficoltà e sacrifici |
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3/02/2009 |
| Per alcuni non esiste neanche più il tradizionale riposo del lunedi. Sono i piccoli commercianti che quotidianamente cercano di sopravvivere alla mannaia imposta dalla concorrenza, dal fisco e dalle banche. Sono “I nuovi eroi”, come vengono definiti dal titolo di un sito internet che, ci spiega uno di loro, è in fase di costruzione e dovrebbe servire come una sorta di punto di riferimento per i commercianti senisesi.
Giovanni ha 33 anni. E’ originario di San Giorgio Lucano, ma da un po’ di tempo vive a Senise dove ha aperto un negozio che vende articoli sportivi. La sua attività ha compiuto due anni a dicembre. Anche se con mille difficoltà ci spiega che della merce c’è richiesta. E ci dice che l’ultimo fatturato annuo sfiora i 176mila euro. Non male per un negozio di provincia. “Il problema- dice- è che tutti questi soldi io me li vedo passare davanti. Nonostante i sacrifici fatti, nonostante le rinunce quotidiane, a me di quei soldi resta poco. E non si tratta solo di affitti e di bollette. Il problema sono le banche e le finanziarie alle quali bisogna rivolgersi necessariamente per far partire un’attività. All’inizio ho usufruito dei contributi dati da Sviluppo Italia, ma quei soldi mi sono bastati per allestire l’arredo del negozio, non per riempirlo di merce da vendere”. La speranza poteva arrivare dagli annunci politici dei nuovi indennizzi dati ai commercianti. “Eppure- spiega- ho letto che si tratta di benefici dedicati ai commercianti che abbiano più di 62 anni e che stanno per cessare l’attività”. “Quello che ci vuole- conclude- è un fondo concreto di sostegno per le piccole attività imprenditoriali”. Attività che hanno difficoltà anche a chiudere, perché poi le giacenze della merce vanno pagate.
Luigi, invece, ha da 3 anni un’attività che si occupa di fornitura di articoli da lavoro. Prima gestiva un’agenzia immobiliare, che però ha dovuto chiudere perché nel Senisese non c’è la mentalità giusta e il mercato dell’edilizia è bloccato. Ora ha una piccola impresa familiare; in negozio lavora con sua moglie. Spiega che il punto vendita “è solo simbolico”. “Per lavorare- dice- occorre girare molto e procurarsi le commesse. All’inizio è stato difficile perché non avevo molte conoscenze. Ora giro molto nell’area sud, da Policoro a Lagonegro, dove sono circa un centinaio i punti di riferimento commerciali di piccole imprese che si riforniscono da me. Le grandi commesse sono poche. Le difficoltà ci sono e per pagare i fornitori aspettiamo sempre all’ultimo momento, con l’illusione che cada qualcosa dal cielo”.
Il lunedì non esiste ormai per molti. L’ennesimo negozio dei cinesi (da poco hanno ingrandito) è chiuso per ferie. Per un mese.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
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