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| Basilicata, a rischio le piccole imprese commerciali |
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2/02/2009 |
| Va bene gli aiuti al settore dell’auto, ma gli sforzi finanziari e di impegno guardino anche altrove. A lanciare il grido d’allarme è Confesercenti che snocciola dati preoccupanti: a rischio 60mila piccole imprese del commercio, di cui alcune centinaia in Basilicata che hanno già abbassato la saracinesca nel 2008. Il presidente provinciale di Potenza di Confesercenti, Prospero Cassino sottolinea che «la perdita di posti di lavoro nel commercio è già in atto in diverse regioni ma a livello nazionale c'è un dato che ci preoccupa molto. Si parla della cessazione di circa 60mila imprese, molte delle quali a conduzione familiare, con 1-2 dipendenti, sicchè basta fare un calcolo per vedere che è a rischio un numero molto corposo di posti lavoro».
Facendo una proiezione in Basilicata (che statisticamente pesa circa l’1% sui fenomeni nazionali) qui si sarebbero persi qualcosa come 600/mille posti di lavoro. Per questo - secondo Confesercenti - che errore sarebbe concentrarsi solo sulla crisi dell’auto e chiudere gli occhi sulle grandi difficoltà di migliaia di piccole e medie imprese a rischio chiusura con danni all’occupazione realmente devastanti. «Il polverone solo sulla crisi dell’auto, che pure c’è e va affrontata - dice Cassino - è dunque sbagliato e largamente impopolare perché ignora le drammatiche condizioni di tantissime pmi e finisce con il produrre una assurda spaccatura della realtà sociale fra imprese e lavoratori di serie A ed imprese e lavoratori di serie B. Servono invece interventi assai più vasti e profondi che tengano conto del reale assetto produttivo del paese».
Al governo Confesercenti chiede proposte nuove ed efficaci per ridurre il divario nord-sud, attraverso una strategia di riduzione delle tasse, un sostegno alle piccole e medie imprese ed un serio investimento nelle infrastrutture. «Solo così - dice Cassino - potremmo attrarre qui investimenti e turismo, invertendo il ruolo che ci vuole fanalino di coda della crescita economica». Sull’entità della crisi Confesercenti fornisce le ultime previsioni di Bankitalia, secondo cui il Pil nel 2009 sarà -2% con un sud a -3%, e quelle dello Svimez, che parlano di una disoccupazione al sud vicina al 28%. In questo scenario a pagare un costo altissimo, avverte il presidente provinciale, saranno soprattutto le pmi. Di qui, un nuovo invito al governo per sostenere le imprese «con determinazione e responsabilità, offrendo loro prospettive di tipo organizzativo ma anche solidale. Sulla pressione fiscale, Confesercenti ricorda che l’Italia è in fondo alla classifica dei virtuosi e al 79esimo posto nel mondo. «E allora cosa aspettiamo - dice Cassino - a tagliare sprechi e inefficienze, a tagliare le tasse e a dare respiro ai redditi da lavoro e da impresa?». A proposito dell’accesso al credito, l'invito al governo a spingere le banche a non trincerarsi dietro le proprie paure. Confesercenti non si accontenterà di piccoli ritocchi, «la recessione è tale che il Governo deve subito provvedere con una significativa riduzione dell’impatto degli studi sulle pmi».
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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