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Iris Biomedica: quale destino?

31/01/2009



Quale destino per la Iris biomedica? Se lo chiedono i lavoratori, legati finora allo filo. Una ventina di ormai ex ai quali è scaduta l’ultima mobilità, il 31 dicembre scorso. E che, quasi sicuramente non avranno proroga di sorta o altro ammortizzatore che sia. Come si ricorderà, la Iris Biomedica, industria nata nel lontano 1994 fu dichiarata fallita nell’aprile del 2002. Da allora per i residui dipendenti, scattò prima la cassa integrazione e poi la mobilità, prorogata fino a tutto il 2008. Ed è naturale che questa gente, con rispettive famiglie a carico, si chiede, chiede ad amministratori e politici, del proprio comune e della regione, che fine faranno. I lavoratori sono nerissimi e chiamano in causa anche la gestione della Iris, affidata ad un curatore fallimentare dalla apposita sezione del tribunale di Lagonegro e ritenuta dai lavoratori non proprio adeguata alla situazione. Nel mirino, la mancata vendita e dunque la impossibilità ad un rilancio adeguato. Come si ricorderà, la Iris, azienda di prodotti infusionali destinati a ospedali ed altri presidi medici- chirurgici, in soli pochissimi anni, era riuscita a ritagliarsi un privilegiato posto nel panorama di aziende similari. Seppure la produzione è durata poco meno di otto anni, già da subito, aveva ricevuto commesse dall’Italia intera, isole comprese e sicuramente nell’intero meridione, non c’erano concorrenti. La potenzialità comunque era esplosiva. Se l’apice si era raggiunto con cinquantatre addetti, c’era spazio per poter facilmente arrivare ad oltre cento, mettendo a regime tre turni lavorativi. Così non è stato. Dopo alcuni tentativi di acquisizione falliti da parte di aziende anche estere, una cordata di imprenditori locali avevano pensato con entusiasmo alla Fenix, beneaugurante. E c’era anche la disponibilità del governo regionale ed alla legge 28 del 2007, per il sostegno ed il rilanco delle aziende decotte. Ma ci voleva il via libera alla acquisizione della azienda stessa da parte del tribunale. Nonostante un apposito piano presentato dalla Fenix che avrebbe ipotizzato un investimento massiccio per la occupazione di oltre cento addetti, non c’è stato. Ed ecco che sale la tensione degli ex lavoratori, che non trovano interlocutori a nessun livello(a partire dall’amministrazione comunale) nonostante si parli di una potenzialità indiscussa in un’area disastrata dal punto di vista della occupazione, mentre per tutte le altre aziende regionali, ci si muove (tutti) fino ai ministeri.

Gianni Costantino
Il Quotidiano della basilicata



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