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Arresti illegali e giustizia-lumaca

29/01/2009



L'inefficienza dei tribunali italiani «non è uguale su tutto il territorio nazionale»: parte da questo presupposto l’ex presidente della Camera, Luciano Violante, per rilanciare l’idea di un’indagine da parte del ministero della Giustizia su cui basarsi per una riforma efficace. Ma egualmente disseminati in tutti i tribunali della penisola sono invece i casi di malagiustizia: o per meglio dire, di arresti ordinati per sbagli e che lo Stato è chiamato a risarcire. Un fenomeno che non risparmi neppure Puglia e Basilicata: con 382 procedimenti pendenti di riparazione per ingiusta detenzione nel 2007 la corte d’Appello di Bari è addirittura al secondo posto come numero di ricorsi, superata solo da quella di Napoli, che ne conta 497.

Presso la corte d’appello di Lecce i ricorsi sono 194, e altri 45 a Taranto per un totale, sui base regionale, di 621 procedimenti di risarcimento. Va molto meglio in Basilicata, dove i casi pendenti presso la corte d’appello di Potenza (che include anche Matera) sono appena 32. Per ciascuno di questi arresti sbagliati, lo Stato può essere chiamato a risarcire il malcapitato con 235,83 euro per ogni giorno di ingiusta detenzione in carcere e 117,91 euro per ogni giorno di ingiusta detenzione agli arresti domiciliari.

Ma tanti sono anche i procedimenti di risarcimento per la giustizia-lumaca: 663 in tutta la Puglia di cui 340 quelli iscritti presso la corte d’Appello del capoluogo e 323 nel Salento. Un record anche questo: i casi registrati a Lecce sono il maggior numero a livello nazionale, inferiori solo ai 1.106 pendenti davanti alle corti di Catanzaro.

Altri dati. La durata dei processi penali pendenti dinanzi alla corte di Appello di Bari - negli ultimi cinque anni - è passata da 638 a 1.101 giorni. In crescita anche quelli dinnanzi alla sezione per i minorenni (646).

Nei tribunali del distretto barese, in primo grado, la media dei procedimenti civili è di 874 giorni. Record Trani con 1.312 giorni. Per i giudici di pace l’attesa nei quattro circondari si attesta sui 10 mesi. A Bari sono necessari in media 3.244 giorni per una separazione giudiziale, 2.801 per il divorzio contro i 659 e 742 giorni di Lucera. «Alcuni uffici impiegano il triplo del tempo rispetto ad altri - ha spiegato ancora Violante -. È importante che il ministero capisca per quali motivi Messina ci mette il triplo rispetto a Torino e, dopo, si intervenga su questi dati. Altrimenti qualunque riforma normativa rischia di essere inutile».


Nel Materano una causa che si trascina dal 1895

Non è un processo lumaca. Magari. Qui siamo di fronte a un processo «highlander», eterno. A Stigliano, paese dell’entroterra materano, c’è una causa che si trascina dal lontano 1895. Tutto ruota attorno alla vicenda di una famiglia di ricchi proprietari e di sei eredi che, ai tempi dell’Unità d’Italia, danno vita a un contenzioso per la divisione dell’eredità (case e terreni).

Anni tra carte bollate e ricorsi vari fino ad arrivare alla vigilia della prima guerra mondiale, giro di boa in cui avviene un sequestro giudiziario di tutte le proprietà, una sorta di «tabula rasa» che accende ancora di più gli animi. A questo punto, per via della guerra, di scontri sempre in atto tra gli eredi, lo scoppio di una altra guerra mondiale, la seconda, il sequestro rimane tale fino al 1950. E per complicare il tutto interviene pure la Riforma agraria con espropri contestati, a seconda di chi era più o meno colpito tra gli eredi. Nel frattempo, molte delle figure che avevano avviato il procedimento giudiziario sono scomparse e, come in ogni ciclo biologico, sono naturalmente apparsi sullo scenario del contenzioso nuovi eredi. Morti e nascite che hanno reso ancora più complessa la difficile definizione degli assi ereditari, «gonfiati» di generazione in generazione. L’avvocato Vito Bruno di Matera entra in scena nel 1974 per tentare di trovare il punto d’arrivo al procedimento «ottocentesco». Macché. Il continuo avvicendarsi di magistrati, ognuno con il suo punto di vista e ognuno costretto a riprendere ex novo conoscenza del biblico procedimento, con ovvi ed ulteriori aggravi di lungaggini, finisce per estendere a tutti gli interessati il discorso del diritto o meno di proprietà, inclusi quanti si ritenevano soddisfatti. Una riapertura dei giochi che rimette in moto gli uni contro gli altri armati in una gara all’ultimo cavillo. Per non dire la difficoltà di rintracciare alcuni coeredi a cui bisogna chiedere una firma, un parere: qualcuno, addirittura, viene rintracciato in Russia, dove nel frattempo si era trasferito per ragioni matrimoniali. Un vero e proprio «manicomio giudiziario» tra decessi, ricostruzioni di rami ereditari degni di esperti di genealogia, periti in azione, nuove consulenze, relazioni supp letive.

Il 2009 sarà l’anno buono per scrivere una volta per tutte la parola fine alla telenovela? L’avvocato Bruno, in preda alla scaramanzia, preferisce non sbilanciarsi. Una cosa è certa: di questo procedimento non ne può più. E, ne siamo certi, anche le parti in causa vorrebbero scrollarsi di dosso la questione. Un dubbio finale: ma gli eredi, dopo tutti questi anni, ricordano almeno perchè è scoppiata la lite?
MASSIMO BRANCATI
La Gazzetta del Mezzogiorno




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