|
| Dove sono finiti i cento milioni di quei due bandi? |
|---|
27/01/2009 |
| Produzione in picchiata. Divani e salotti alla canna del gas. Occorre attivare un nuovo patto per non lasciare nulla d’intentato e la Basilicata può presentarsi a questo appuntamento non con le mani vuote. Il mancato utilizzo dei fondi destinati al Bando Valbasento e al Bando Treviso, da questo punto di vista, essendo stati assegnati già a un territorio preciso, non possono continuare a perdere ancora peso specifico. L’inflazione non predona. Si tratta di circa 100 milioni di euro, soldi accantonati da qualche parte e inutilizzati da anni, che bisognerebbe mettere immediatamente in circolo.
Ma come? Matera, il Distretto del mobile imbottito, ha il diritto di chiedere le stesse misure accordate altrove. Ecco il senso della messa in cricolo dei 100 milioni di euro di due Bandi, Valbasento e Treviso, di cui si è quasi persa memoria. Quando si discute a Roma di interventi dello Stato, c’è chi di suo non mette nulla, se non la forza del peso elettorale che rappresenta. La Basilicata può aggiungere sul tavolo queste risorse, già disponibili.
È una proposta maturata in ambito sindacale. «Sì è così - ribadisce il segretario provinciale della Fille Cgil, Michele Andriulli - bisogna mettere quei soldi immediatamente a disposizione anche per uscire dalle secche di chi a livello nazionale potrebbe far notare, a proposito di riconversione industriale, che non abbiamo uno strumento per attuare determinate procedure. Con quelle risorse, rendendole disponibili, invece, non ci sarebbero più alibi per chi resiste nei nostri confronti. I fondi del bando potrebbero essere il volano per l’applicazione della legge 181 di riconversione nelle nostre aziende del salotto. Con questo non posso certamente sottoscrivere il funzionamento alla perfezione dell’accordo che indichiamo come percorso possibile, ma ora, in queste condizioni, non è davvero il caso di lasciare alcunchè d’intentato».
La Gazzetta del Mezzogiorno |
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |