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Tagli alle scuole nei Comuni lucani

26/01/2009



Aiuto, ci ammazzano la scuola. L’appello dell’Anci (Associazione dei Comuni d’Italia) è particolarmente accorato in una realtà come la Basilicata. «Se la riorganizzazione programmata dal governo nazionale non rivede il vincolo finanziario e non tiene conto dell’esistenza di differenze sul territorio nazionale, differenze alle quali far corrispondere una diversa modalità organizzativa - afferma Nicola Valluzzi, responsabile Piccoli Comuni dell’Anci lucana - per i piccoli borghi, e per i centri minori della Basilicata, il risultato sarà devastante». In cifre, lo schema di regolamento di riorganizzazione della rete scolastica e di razionalizzazione delle risorse umane, così come è stato pensato oggi, porterebbe alla soppressione delle scuole dell’infanzia in 28 comuni lucani, delle elementari in 35, delle medie inferiori in 45.


Ma andiamo per ordine. Lo schema di regolamento prevede limiti di alunni per la formazione dei plessi scolastici: devono esserci almeno 30 unità per le scuole dell’infanzia, almeno 50 per le elementari e almeno 45 per le medie inferiori. Si parla anche di deroghe (per i comuni montani o le piccole isole) ma senza ulteriore specificazione. Si fa riferimento a variazioni nell’ordine del 10 per cento. Ma, anche con questa possibilità, il risultato in Basilicata sarebbe sostanzialmente quello sopra descritto: chiusura delle materne in 28 comuni, delle elementari in 35, delle medie in 45. Alle riduzioni di organico e ai cronici numeri esigui, nelle realtà dei piccoli comuni lucani si aggiunge lo spettro spopolamento.


Analogo il risultato finale se si guarda alle regole per la composizione delle singole classi. I limiti inderogabili per la loro costituzione sono fissati nella «forbice» compresa fra un minimo di 18 unità e un massimo di 26 (con deroga fino a 28) per le scuole dell’infanzia; fra 15 e 26 (massimo 27) per le elementari; fra 18 e 27 (massimo 30) per le medie inferiori. Nei piccoli borghi di montagna il minimo invalicabile è fissato a 10 unità.


Ma è emblematico anche il modello con cui sono state concepite le pluriclassi: finora potevano costituirsi con un minimo di 6 e un massimo di 12 alunni. Ora il minimo è portato a 8 e il massimo a 18. «Facendo un calcolo approssimativo - spiega Valluzzi - una pluriclasse terrebbe insieme tre diverse annualità-classi di età. In più c’è la novità del maestro unico. La combinazione è micidiale: durante le ore di lezione, come potrà un solo insegnante seguire e fare lezione a bambini di tre classi diverse? È un ritorno alle vecchie pluriclassi di campagna. Si segna così la fine di una istruzione pubblica egualitaria in tutti i territori del Paese. Soprattutto è la conferma che non c’é un progetto per la scuola, ma solo un’attenzione a ridurre i suoi costi».


Mercoledì prossimo tutta la materia tornerà al tavolo della Conferenza Stato-Regioni. «Ma le Regioni non potranno certo dare il loro avallo», assicura Valluzzi. «Adesso però bisogna capire - aggiunge - che è il momento decisivo. Il fatto che l’attuazione delle nuove regole sia stato posticipato di un anno, non cambia la sostanza. Se non si rivede la logica del vincolo finanziario, intorno a cui ruota tutta l’impalcatura del nuovo regolamento e della razionalizzazione scolastica, è la fine. Per realtà come la Basilicata, in particolare. Per questo l’Anci si appella a presidenti di Regione, Province e ai sindaci. Ora devono mobilitarsi se si vuole salvare la scuola e il diritto all’istruzione in tutti i territori del Paese».

Mimmo Sammartino
La Gazzetta del Mezzogiorno



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