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| L’Arbea? Peggio di una calamità |
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25/01/2009 |
| Hanno scommesso sulle tradizioni contadine. Hanno lasciato le fabbriche per tornare alla terra. Hanno puntato sull’agricoltura biologica. Ma hanno perso, per colpa della burocrazia. E ora sono stanchi, «stremati» dai ritardi nei pagamenti degli aiuti comunitari ed hanno un diavolo per capello. Sono gli agricoltori della Coldiretti che hanno iniziato un presidio dell’Arbea, l’organismo pagatore dei contributi comunitari. Un folto drappello di soci della Coldiretti, provenienti da Genzano di Lucania, Oppido, Tolve, Palazzo San Gervasio, Banzi, Melfi, Rionero, Rapolla, Lavello e Ripacandida si è presentato sabato mattina nella sede dell’Arbea, per chiedere informazioni sullo stato di avanzamento della propria domanda. Una insolita forma di protesta contro i ritardi nei pagamento che stanno mettendo in ginocchio le aziende agricole. La protesta continuerà nei prossimi giorni, con presidi di cento agricoltori al giorno. In particolare, la protesta avviata ieri è scaturita dal mancato rispetto dell’accordo sottoscritto lo scorso 28 ottobre con l’assessore regionale all’Agricoltura, Roberto Falotico che prevedeva un cronoprogramma dei pagamenti. «Le imprese agricole lucane - denuncia Coldiretti - avrebbero dovuto incassare tutti i pagamenti relativi alle domande 2005-2006 entro il 15 dicembre, mentre entro il 15 gennaio si sarebbe dovuto completare la liquidazione dell’annualità 2007 e dare un acconto sulle domande 2008, per concludere tutti i pagamenti entro il 28 febbraio». Un cronoprogramma che, però, sottolinea il presidente di Coldiretti Rocco Battaglino, non è stato rispettato. «Denunciamo l’inefficienza di Arbea – ha continuato Battaglino. Vogliamo evidenziare il cancro che affligge questo ente. Il nostro ruolo di Organizzazione è messo a dura prova. Quando la rappresentanza sindacale non ha più credibilità in merito alla tempistica dell’erogazione dei premi, viene meno il senso e il valore della concertazione».
Intanto, mentre la burocrazia resta «ingessata», gli agricoltori fanno i conti tutti i giorni con i prezzi del grano e del latte che scendono in picchiata, con i costi delle materie prime che aumentano, con la semina 2008 che è stata fatta con il gasolio alle stelle. Non solo. «In questa crisi globale - denunciano i soci di Coldiretti - il settore primario viene considerato alla stregua di una Cenerentola, in barba alle belle parole di rilancio delle tradizioni e di presidio del territorio che si ascoltano nelle manifestazioni patinate». Di qui la decisione di dire basta. Lunedì, intanto, la protesta continuerà. Sono attesi un centinaio di soci provenienti da Matera e provincia.
GIOVANNA LAGUARDIA
La Gazzetta del Mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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