|
| Petrolio: le cifre gonfiate di un'occupazione che non c'è |
|---|
20/01/2009 |
| Val d’Agri: oro nero, lavoro... grigio. Questo il bilancio delle estrazioni petrolifere in Basilicata, dal punto di vista dei lavoratori, in base ad una indagine sull’indotto industriale e di servizi del centro oli di Viggiano e dei pozzi petroliferi, condotta da Davide Bubbico, dell’Università di Salerno, e presentata ieri da Cgil, Fiom e Filcem. In particolare, secondo la documentazione raccolta dal sindacato, a fronte di una produzione di petrolio che va dai 73.375 barili del 2 settembre 2008 ai 65.855 del 9 gennaio scorso, il sito estrattivo della Val d’Agri, con i suoi 22 pozzi attualmente attivi sui 47 previsti dal progetto di sviluppo, il centro oli della capacità di 104mila barili al giorno e il suo oleodotto di 136 chilometri, dà lavoro stabilmente a 450 lavoratori (130 al centro oli, 50 per servizi amministrativi, 100 per gestione e presidio pozzi, 50 per gli impianti di perforazione, 60 per manutenzione del centro oli, 15 nella gestione dei sistemi di sicurezza, 15 nella fornitura di prodotti chimici, 30 per servizi vari), di cui soltanto il 50 per cento lucani, di cui pochissimi con qualifiche ad elevato contenuto professionale. A questi si aggiungono altri 14 addetti che lavorano per conto di altre ditte appaltatrici, compresi i servizi di trasporto del greggio. Secondo i dati rilevati nel mese di settembre dello scorso anno, le aziende che lavorano nell’indotto del Centro Oli di Vigginao sono 83, di cui 24 lucane (7 della provincia di Matera e 17 della provincia di Potenza).
Le imprese locali che lavorano in applato per il centro oli si occupano di servizi ambientali (5), manutenzione elettrica (4), Opere civili (3), carpenteria metallica (2), manutenzione impianti (2), manutenzione meccanica (2) autotrasporto, montaggi meccanici, servizi di controllo e sicurezza , pulizia industriale, servizi in genere, servizi ingegneristici (una per ciascun settore). La maggior parte delle aziende che lavora nell’indotto della Val d’Agri proviene dal centro Nord ed in particolare dall’Abruzzo e dalla Lombardia. «Complessivamente - è scritto nel dossier petrolio e lavoro della Cgil - il numero dei lavoratori che costituisce il potenziale bacino di impiego (ovvero il numero di lavoratori potenzialmente impiegabili nell’appalto oggetto del contratto ndr) è stimabile in circa 1500; quelli delle 24 aziende locali sono poco più di un terzo (550 addetti).
Insomma, come fa rilevare la ricerca presentata dalla Cgil, «siamo bel lontani da quelle “significative ricadute occupazionali connesse all’indotto” come pure la Regione Basilicata ha scritto in passato nel programma operativo regionale, quando questa ricaduta era stimata in circa mille unità». Ma la denuncia del sindacato non riguarda soltanto le ricadute occupazionali «striminzite » che avrebbe avuto in Val d’Agri il programma di estrazioni petrolifere, ma anche la sperequazione tra lavoratori e lavoratori.
«All’interno del centro oli di Viggiano - ha detto il segretario regionale della Fiom Giuseppe Cillis nel corso della presentazione del documento - permangono situazioni contrattuali diversificate che a volte determinano situazioni di vera e propria disuguaglianza di trattamento tra lavoratori, sia in termini di condizioni di lavoro e di salario, sia di situazioni legate alla prevenzione dei rischi per la salute, che tende a variare a seconda delle caratteristiche dell’azienda per la quale si lavora. Succede così che i lavoratori che per un certo numero di anni sono alle dipendenze di un’azienda, quando cambia l’appalto non solo rischiano il posto di lavoro, ma sul piano dei diritti contrattuali iniziano da capo, come se per loro fosse il primo giorno di lavoro e così succede che un lavoratore a 50 anni si vede costretto a rinunciare ai diritti acquisiti per ottenere un nuovo contratto di lavoro che a volte è anche a termine».
Giovanna Laguardia
I POSTI A RISCHIO
Quaranta posti di lavoro a rischio a Calvello nel settore delle estrazioni petrolifere. A causa della decisione dell’Eni di sospendere dal 31 gennaio prossimo, l’attività del centro di stoccaggio e carico di Calvello e di tutta l’attività estrattiva dei pozzi ubicati nel territorio di quel comune, la Italfluid Geoenergy e l’Apm, che gestiscono l’estrazione provvisoria dei pozzi (in attesa di essere collegati tramite oleodotto al centro Oli di Viggiano), perderanno la loro attività ed i lavoratori rischiano di essere mandati a casa. Per questo la Filcem Cgil di Potenza ha chiesto alla Regione Basilicata di convocare un incontro congiunto urgente, con le aziende in oggetto e con l’Eni, azienda committente, per scongiurare i licenziamenti già previsti per fine gennaio.
«È necessaria - fa presente Michele Palma della Filcem - la presenza dell’Eni in qualità di committente delle attività, al fine di poter richiamare ed esigere concretamente da parte sindacale e delle istituzioni, gli impegni affermati in varie occasioni pubbliche, di voler contribuire a far crescere l’occupazione e sostenere lo sviluppo dei territori interessati dalle estrazioni petrolifere, e questa è un’occasione per dimostrare coerenza nelle azioni da parte dell’Eni». Secondo il sindacato oggi siamo di fronte ad una situazione, già critica, che rischia di aggravarsi in un’area interna come la Val Camastra, già provata da un tasso notevole di disoccupazione e di emigrazione, nonostante sia interessata da tempo dall’attività estrattiva. «È necessaria - dice il sindacato - la presenza dell’Eni in qualità di committente delle attività, al fine di poter richiamare ed esigere concretamente da parte sindacale e delle istituzioni, gli impegni affermati in varie occasioni pubbliche, di voler contribuire a far crescere l’occupazione e sostenere lo sviluppo dei territori interessati dalle estrazioni petrolifere, e questa è un’occasione per dimostrare coerenza nelle azioni da parte dell’Eni».
La Gazzetta del Mezzogiorno |
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |