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Aiuti alle imprese l’Api chiede risorse aggiuntive

19/01/2009



In periodi di grave crisi produttiva alcuni economisti sostengono che la ricetta giusta è andare controcorrente, fare leva su nuovi investimenti e su segmenti strategici come la ricerca e l’innovazione tecnologica. Facile a dirsi, più difficile da attuare soprattutto se il nodo principale è legato a tutto quanto ruota al sistema del credito e alla esigua disponibilità di risorse finanziarie, dopo gli scossoni che hanno rivoluzionato l’assetto a livello planetario dei grandi gruppi bancari. Questo processo, calato al contesto locale, potrebbe, sia pure parzialmente, avere una propria valenza se rapportato alla programmazione di una serie di misure a sostegno delle imprese già stanziate. È il caso del cosiddetto bando di “Rianimazione Economica – Centro servizi alle Piccole e medie imprese”, un intervento finanziato dall’Amministrazione comunale predisposto con i Fondi Pisu (Progetto integrato di sviluppo urbano). Una dotazione economica di 900 mila euro destinata a 17 imprese impegnate a rafforzare la competitività nel settore delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, segmento noto con l’acronimo di ICT. In una nota Nunzio Olivieri, presidente dell’Api, ha posto la necessità di dare una opportunità alle aziende che non hanno avuto modo di accedere al credito.
«Su 28 domande – afferma Olivieri – 11 aziende sono rimaste escluse per mancanza di fondi, poco più di 450 mila euro». La proposta del massimo dirigente dell’associazio ne che rappresenta le
piccole e medie industrie è che il Comune proceda allo scorrimento della graduatoria «rendendo disponibili ulteriori risorse finanziarie al fine di erogare i contributi previsti anche alle imprese ammesse ma non finanziate per esaurimento dei fondi». Si tratta di un problema di volontà politica più che di fattibilità tecnica, atteso che il Consiglio comunale potrebbe rimodulare le risorse per tempo previa concertazione con la Regione». Insomma lo stanziamento di fondi aggiuntivi per le imprese in graduatoria costituirebbe una boccata d’ossigeno per il comparto delle piccole e medie imprese. «La questione – evidenzia il presidente Olivieri – non è di poco conto se si pensi che rafforzare il tessuto produttivo locale attraverso l’appor to di nuove tecnologie innovative in grado di potenziarne la competitività sui mercati nazionali di riferimento, oltre che essere un obiettivo del Comune rientrante nel
Progetto integrato di sviluppo urbano, è soprattutto una delle principali esigenze del tessuto produttivo locale». Sulla lunghezza d’onda dell’Api si sintonizza anche il consigliere comunale del Pd, Luca Braia che muove dei rilievi, come peraltro già fatto in passato, sulla efficacia del bando all’Ict in quanto «l’impianto originario dello stesso strumento che era stato approntato dalla precedente Amministrazione di centrosinistra è stato snaturato, perdendo gran parte della sua efficacia. Ad ogni buon conto – prosegue Braia – pur mantenendo un atteggiamento critico rispetto a come è stata condotta l’intera operazione e, in tal senso, sento di farmi interprete di numerosi colleghi di partito e della minoranza i Consiglio comunale, ritengo sia opportuno soddisfare anche le aspettative di quelle aziende che sono presenti in graduatoria ma non hanno potuto ricevere dei finanziamenti. Il bando, secondo le finalità originarie, puntava a sostenere le imprese che scommettessero nei settori emergenti dell’innovazione tecnologica. Questo avrebbe potuto rappresentare un volano di sviluppo per diverse realtà imprenditoriali e quindi anche per il territorio ma così non è stato. A questo punto ritengo che l’Amministrazione debba procedere ad una rimodulazione delle risorse facendo riferimento ad una serie di fondi esistenti relativi a varie progettualità che non sono state portate a compimento dall’Amministrazione, quindi mediante una rimodulazione degli attuali Pisu oppure preservando una parte dei nuovi fondi Pisu. A tal proposito, tuttavia – prosegue Braia – mi preme rimarcare che l’Amministrazione non ha avviato alcun dibattito o confronto».

DONATO MASTRANGELO
La Gazzetta del Mezzogiorno



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