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| Raccomandazioni in sanità? Anche per i matrimoni |
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18/01/2009 |
| «Richieste di raccomandazione per un posto di lavoro o per fare carriera? Magari fossero solo quelle. Mi è capitato anche che una donna venisse a chiedere un mio intervento per trovare un marito alla figlia». A parlare è Antonio Potenza, politico di lungo corso, forse quello di più lungo corso in Basilicata, al punto di essere stato più volte una sorta di Araba Fenice risorta dalle proprie ceneri. E lui, chiamato in ballo da un’intercettazione del Pm Henry John Woodcock col nome di «don Antonio» per assicurare posizionamenti all’interno dell’Ospedale San Carlo di Potenza «perchè l’unico che la può fare è lui, indolore. È come fosse un’anestesia». E lui del fenomeno accetta di parlarne.
Ma c’è il ricorso dei medici ai politici per fare carriera?
«Io non credo che puoi lasciare la parte sociale al di fuori della politica. Noi siamo dei servitori. Una volta ne parlavo col senatore Boccia. Mentre noi siamo costretti a procurarci i lavori uno per uno, gli dissi, tu vai a piazza Prefettura fai il comizio e sulla base dei voti di opinione del Ppi ti pigli i voti...»
Sì ma andiamo al dunque...
«Noi siamo costretti a muoverci e tutto fa somma. C’è il rapporto personale da tenere. Che il medico, l’infermiere o altre figure della sanità possano immaginare che nell’organizzazione strutturale dell’ospedale ci possa essere una posizione che li possa riguardare come sviluppo di carriera, non vedo quale è il delitto che si commette».
Ma la raccomandazione...
«Ma è diverso nella misura in cui si parla della realtà allargata, guardare sanità anche in funzione della propria qualificazione professionale».
In che senso?
«Se uno viene e dice: “ho fatto questa esperienza, in Basilicata non c’è” e magari può essere utile, io è chiaro che ci penso, ma sono comunque costretto a fare un bando di concorso. L’unica realtà che fa concorsi in Basilicata questa è la sanità».
E potere discrezionale non ce n’è?
Prima il concorso per le figure apicali portava a una graduatoria di idonei tra cui il direttore generale sceglieva. Ora la scelta è tra una terna di nominativi e c’è una selezione maggiore. Non ci sono 40 nomi tra cui scegliere, ma i tre selezionati con maggiori titoli e qualificazioni. E poi la Regione fa il suo controllo con la presenza nelle commissioni».
Ma al di là se sia possibile o meno, è mai successo che qualcuno abbia chiesto l’intervento per l’ospedale?
«Ecco perchè parlavo di quell’aspetto sociale del rapporto. C’è chi non capisce che nel settore in cui opero c’è innanzitutto l’esigenza di una professionalità, a partire da un infermiere a un medico. Certo che capita chi dice “senti mio figlio lo devi piazzare all’interno dell’ospedale” e tu gli spieghi che serve qualifica e pubblico concorso».
Ma una mano è sempre possibile...
«Qui ci sono solo alcune professioni demandate all’esterno: fare le pulizie, portare da mangiare. Ma qui ti rispondono “Mio figlio è diplomato, mica può fare queste cose”. Certo che capitano richieste imbarazzanti, ma di chi non si rende conto».
Ma tra quelli chi fa richieste ci sono anche medici?
«Onestamente lo stesso curriculum professionale dei medici li porta ad avere un minimo di dignità intellettiva, capisce che è possibile fare una richiesta fino a un certo punto e a quel punto fermarti. Non ti capita nessuno che ti dice “se tu vuoi”, con quel tipo di credenza che c’è qualcuno che può tutto».
E questo capita...
«Sono andato da un giovane amico commerciante che voleva “far entrare” il figlio all’Ospedale. Mi ha detto “prima potevamo andare da questo e quel deputato e ora su Potenza da chi possiamo venire se non da te?” Gli ho spiegato che il mondo è cambiato, che prima per fare l’infermiere entravi come inserviente e poi man mano ti inserivi, ora serve il diploma e dopo altri tre anni. Eppure ogni volta che lo vedo mi dice “ti devi sforzare”. Vagliela a levare a questo padre l’idea del “se vuoi tu....”
Perchè prima le segnalazioni erano di più?
«Io ho fatto l’assessore comunale, ma dopo 5 anni ho rinunciato perchè se uno si lasciava col marito o il bambino aveva un problema, o c’era uno uscito dal carcere erano tutti lì ogni mattina e tu dovevi vedere come fare. Perchè è gente che deve mangiare e tu devi aiutarli e devi mettere mano anche alla tasca tua personale.
Come fa uno che sta a servizio della gente a dire di no? Come fa uno a dire la politica è un’altra cosa? Bisogna evitare l’eccesso in una situazione, ma anche nell’altra. Quando la gente ti viene a chiedere aiuto per sopravvivere voglio vedere come fai».
E quando qualcuno viene lei che fa?
«Quando viene qualcuno a chiedere, ora gli dico: “non posso telefonare”. Ci sono degli eccessi che vanno a combattuti».
E a proposito di eccessi: qualche richiesta eccessiva?
«Sono talmente tante che non ti vengono alla mente. Sono talmente fuori dal normale che non gli dai il peso che forse meriterebbero per la situazione che c’è alle spalle. Una volta venne una madre a dire che dovevo trovare un marito per la figlia. Tu di fronte a una cosa di questo tipo esci fuori dalla grazie di Dio... ma possono succedere».
E che ha fatto?
Tu dici «signora forse ha poche amicizie, iscrivila a un corso per far incontrare gente. Ma è l’espressione di quel “si vuo tu” che si articola in tutte le direzioni. Il cittadino specie in cattive acque non sa a chi rivolgersi. Dall’impresa che sta per fallire alla coppia che si lascia ed è con l’acqua alla gola. Una donna mi disse “Non puoi intervenuire perchè minguccio torni a casa?” Però queste persone da qualcuno devono andare. E quando viene una persona da te e ti chiede una cosa mica chiedi la tessera. Se puoi dai una mano, se no dici che non sei capace. Anche se qualcuno dice sempre sì. Non è serio, ma alla fine se la passa meglio».
Giovanni Rivelli
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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