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| Potenza, la rivolta delle frazioni: "non chiudete le Poste" |
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8/01/2009 |
| Il vento della protesta contro le Poste ormai spira su tutta la regione, da nord a sud, in tutti i paesi a «scarsa utenza», dove Poste italiane in effetti taglia i posti di lavoro riducendo i servizi da sei a due/tre giorni la settimana, lasciando le popolazioni di questi piccoli centri nello sconforto per il mancato accesso ai servizi postali. Spesso i clienti degli uffici postali sono anziani, con scarse autonomie e non in grado di spostarsi nei comuni limitrofi per la scarsa presenza dei servizi di trasporto pubblico su gomma. Privare o ridurre i cittadini degli essenziali servizi postali significa, quasi sempre dare una spinta all’ab - bandono dei piccoli centri con le gravi conseguenze che una migrazione simile comporta in termini economici e sociali. A Filiano, dopo il comune di Bella, si sono riuniti i cittadini di Scalera, di Dragonetti e di tutte le frazioni che gravitano sugli uffici postali «per far sentire la voce di protesta contro la decisione della Direzione di Poste Italiane di chiudere gli sportelli postali a giorni alterni».
Cittadini, ma anche amministratori comunali, provinciali, dirigenti dell’Anci di Basilicata, hanno ribadito che la loro protesta non si fermerà fin quando le Poste non torneranno sui loro passi, minacciando forme di protesta che «andranno dal ritiro di tutti i risparmi fino a disertare gli sportelli postali e se non basterà passeremo ad altre forme di protesta più convincenti che stabiliremo di volta in volta ». «Poste italiane - ha detto Salvatore Maio, ex sindaco di Filiano - sin dal 2002 aveva minacciato di chiudere e quindi diminuire i servizi anche nelle frazioni di Sterpito, oltre che a Dragonetti e Scalera. Pericolo scongiurato con l’intervento dell’ammi - nistrazione comunale direttamente alla sede centrale di Roma, dove furono stabilite forme di collaborazioni tra l’Ente comunale e le Poste che permisero il mantenimento di apertura dell’ufficio di Sterpito e una riduzione a 4 giorni di Dragonetti ed a cinque per Scalera».
I sindaci, Leonardo Santarsiero di Filiano, Salvatore Santorsa di Bella e Antonio Pisani hanno fatto sapere che «la logica dell’utenza numerica non può penalizzare realtà che richiedono sempre più servizi indispensabili e continui dell’attuale società. Pertanto - continua la nota - invitiamo la Direzione di Poste Italiane a ripristinare il regolare servizio. Invitiamo - conclude la nota dei sindaci - i colleghi degli altri comuni ad unirsi a noi perché se tale logica colèpisce frazioni con popolazioni superiori a 1000 abitanti, ben presto tanti altri comuni saranno coinvolti in questo processo di tagli ai servizi».
Nella sala della ex mensa scolastica di Scalera, ben presto i toni della protesta si sono alzati di livello e tra i molti interventi è emerso quello di Maria Carmela Galasso di 75 anni che tra l’altro ha sottolineato «che le Poste esistono in quanto noi, con i nostri servizi e le nostre utenze ci rivolgiamo alla struttura, perciò non ci possono togliere gli sportelli. Nel mio caso - ha illustrato la signora Galasso - non posso abbandonare mia madre di 96 anni e mia sorella di 72 per recarmi in altri paesi per riscuotere le pensioni. Sono qui per protestare contro questo sopruso».
«Ritirerò tutti i risparmi depositati alle poste, incalza la signora Maria Carmela Carriero di 77 anni e farò la delega per il ritiro della pensione in qualche istituto bancario, se le poste mi priveranno di questo servizio». «Io vivo sola - ha detto la signora Carmela Grieco di 84 anni, particolarmente arrabbiata - e durante la mia vita questa è la prima volta che succede questo schifo di decisione. Anche io come tutti i miei compaesani non ci rivolgeremo più alle poste per i nostri servizi di risparmio ed investimenti».
«Durante l’incontro dell’Anci di Basilicata - ha detto il sindaco di Bella, Salvatore Santorsa - con tutti i sindaci, previsto per il prossimo giorno 10 si parlerà del problema di come affrontarlo e risolverlo».
Antonio Pace
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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