Il 29 dicembre scorso, a Chiaromonte, è stato presentato il libro “Unde Malum? La ricerca letteraria di Guido Morselli”, edito da Racioppi. L’autrice è la giovane dottoressa pugliese, di origini chiaromontesi, Angela Alessandra Milella. All’evento, che è stato promosso grazie alla collaborazione della Pro Loco “Le Torri”, in particolare del vice presidente Nicola Cicale, hanno preso parte, tra gli altri, il maestro Giovanni Percoco e il corrispondente de “Il Quotidiano della Basilicata” Lucio Vitale.
Nella sezione Web Tv La Siritide ha dedicato un servizio all’iniziativa, ma per tener fede alla completezza delle riflessioni presentate e scaturite dall’opera della dottoressa Milella, di seguito vi proponiamo alcuni interessanti spunti esposti nell’intervento del maestro Percoco.
Il primo spunto della conversazione parte dal titolo ‘Unde malum?’. Ma è chiaro che per parlare del male occorre sapere cosa è il male.
Percoco fa riferimento ai filosofi dell’antichità e poi a quelli cristiani, S. Agostino e S. Tommaso, per i quali il male è l’assenza del bene, con chiari riferimenti al concetto di libertà che aleggia in continuazione nel testo di Milella.
Per Morselli, (come si legge a pag. 47) il male è contingente dolore fisico con riferimenti autobiografici, senza alcun riferimento a concezioni filosofiche.
Concetti correlati all’idea di male, di libertà, di anarchia ecc. sono gli argomenti discutibili che si trovano in un’opera di Morselli, “Roma senza papa” dove l’autore presenta una realtà sconvolgente di una chiesa per nulla ortodossa.
E a questo punto nella relazione Percoco ha sottolineato che le idee del Morselli potevano scandalizzare o fare arrabbiare qualcuno. Morselli ha una visione apocalittica, disastrosa, pessimista della chiesa e del clero, ovviamente in chiave satirica e sferzante.
Morselli, inoltre, è convinto che il caso governi il mondo. L’autrice del volume, invece non è d’accordo con Morselli perché ravvisa nell’opera del pensatore varesino l’assenza di ogni principio morale.
Anche Percoco ha espresso il suo disaccordo su quanto afferma Morselli nella nota 81 (A pagina 45, nella nota 81, si legge “La benevolenza è un sentimento, “surrogato dell’amore”, ma nopn amore, non è affetto, in quanto l’amore ha le sue radici nell’io, nell’egoismo e il suo disinteresse si limita ad escludere solo l’interesse utilitaristico, sebbene capace di sacrifici. Per questo il Vangelo ci chiede la carità, cioè la benevolenza, e non l’amore del prossimo. L’amore, inoltre, è qualcosa di spontaneo, mentre la benevolenza è una volontà coltivabile e che può essere diffusa e per questo si accorda con gli “affetti-obbligo”, con i doveri”). in merito al concetto di amore e sull’interpretazione che lo stesso dà del dettato evangelico dirige proximum tuum sicut teipsu, mentre è pienamente d’accordo sul brano di Renouvier, citato dal Morselli, che in un certo senso propongono la filosofia di Francesco Bacone, motivandola dallo stesso Renouvier: vincere le superstizioni, respingere gli idola tribus¸ gli idola specus (in questo caso, in aprticolare, Percoco cita il suo insegnante che parlava s’ di “idoli della caverna”, che indicano i pregiudizi tipici del singolo individuo, ma anche di idoli dello specchio. A tal proposito Morselli dice “non abbiamo bisogno di altri mondi, abbiamo bisogno di specchi”), gli idola theatri, vale a dire i ciarlatani politici incapaci di governare la nostra Basilicata potenzialmente ricchissima, ma per via di fatto poverissima (il riferimento di Morselli è trasposto in chiave locale da Percoco).
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