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Trisaia, 48 milioni per cementare le scorie nucleari

4/01/2009



Tanto tuonò che piovve. La messa in sicurezza delle scorie nucleari dell’Itrec della Trisaia dovrebbe essere in dirittura d’arrivo. Dopo annunci, incontri, summit istituzionali e non, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando per il relativo appalto. Si tratta di una somma consistente, 48 milioni di euro, da spendere per la realizzazione di un impianto di cementazione dei rifiuti liquidi e di un deposito per lo stoccaggio temporaneo dei contenitori che custodiranno il materiale una volta trattato e di quelli per il combustibile irraggiato presente nel centro di ricerca. Centro non più in attività dopo il referendum che ha bloccato il nucleare in Italia e che è stato affidato alla Sogin spa, società interamante di proprietà del ministero del Tesoro, perché venga smantellato. Tutta l’area interessata dalle strutture atomiche dovrebbe essere riportata a prato verde. L’impianto di cementazione, che dovrebbe essere pronto entro il 2013, servirà a solidificare circa 3 metri cubi di soluzione prodotta durante le attività sperimentali di riprocessamento (scaricare degli elementi atomici nobili) del combustibile nucleare proveniente dal reattore statunitense di Elk River (Minnesota) tra il 1969 ed il 1971.

Il deposito per lo stoccaggio temporaneo, invece, coprirà un’area di oltre 20mila metri cubi. Sin qui ciò che è previsto nel bando e che rientra nel crono- programma della Sogin spa presentato alla Regione Basilicata al Tavolo della trasparenza messo su dopo la battaglia antiscorie di Scanzano Jonico. L’impianto Itrec è stato costruito nel periodo 1965 - 1970 dal Cnen (Comitato nazionale per l’energia nucleare), l’ente che all’epoca si occupava di energia nucleare e siti collegati. Doveva studiare i processi di riprocessamento degli elementi di combustibile esaurito del ciclo uranio-torio per verificare la sua eventuale convenienza tecnico - economica rispetto al comune ciclo uranio-plutonio. Ciclo uranio-torio utilizzato solo ad Elk River e poi abbandonato dagli Stati Uniti. A Rotondella, perciò, sono rimaste 64 barre di quelle arrivate dal Minnesota e non riprocessabili in nessun impianto industriale al mondo (20 sono quelle ritrattate). La legge del contrappasso: proprio il processo che doveva studiarsi all’Itrec.

Per le barre in questione, fallita, sinora, qualsiasi trattativa per la loro restituzione agli Usa, sono stati progettati due contenitori cilindrici in metallo (cask) in cui infilarle per poterle trasportare via mare, aria, terra, al Deposito unico nazionale delle scorie. Deposito dove dovrebbero essere trasportate anche le scorie temporaneamente stoccate nel mega-magazzino da 20mila metri cubi che dovrà essere costruito alla Trisaia. Ma, riuscirà il Governo Berlusconi ad individuare un sito dove realizzare il citato Deposito? La domanda rinvia alla Basilicata ed al Metapontino. Antinucleari, ambientalisti, pubblici amministratori, imprenditori, opinione pubblica, sono molto attenti a questa ricerca. La “storia” del Decreto con cui il Governo Berlusconi terzo destinò, il 13 novembre del 2003, le scorie d’Italia nei giacimenti di salgemma di Terzo Cavone, a Scanzano Jonico, è troppo recente per arch iviarla.

L'ALLERTA DELLE COMUNITA' LOCALI

Quante sono le scorie radioattive custodite all’Itrec di Rotondella, nel sito della Trisaia? La risposta può essere fornita con i dati diffusi dall’ottava Commissione parlamentare Ambiente, territorio e lavori pubblici, della Camera, il 18 dicembre del 2004. Una stima successiva, infatti, non è stata mai effettuata e, tuttavia, le quantità di rifiuti non possono essere né diminuite né aumentate non essendo stata attuata, da allora, alcuna attività in tal senso nell’impianto dismesso nel cuore della costa jonica lucana.
Così, nell’area dell’Itrec, dal 2002 sotto il diretto controllo della Sogin spa, la società di proprietà al 100 per cento dello Stato, sono custodite sessantaquattro barre di combustibile nucleare del ciclo uranio-torio provenienti dal reattore sperimentale di Elk River (Minnesota, Stati Uniti d’America). Oltre a questi elementi, però, sono collocati alla Trisaia 4.500 metri cubi di residui radioattivi.

In particolare, vi sarebbero rifiuti liquidi acquosi a bassa attività (80 metri cubi), rifiuti liquidi acquosi ad alta attività (3 mc), rifiuti liquidi organici (3,2 mc), prodotto finito del ciclo torio-uranio (3 mc), materie nucleari liquide del ciclo torio-uranio (5 mc), rifiuti solidi a bassa attività da bonifiche di esercizio (1.100 mc), rifiuti solidi a bassa attività vari (1.100 mc), rifiuti solidi a media/alta attività (68 mc), rifiuti solidi ad alta attività irreversibili (33 mc), terra fossa impermeabile (1.200 mc), residui solidi del ciclo torio- uranio naturali.

Basteranno i 48 milioni di euro stanziati dallo Stato per mettere tutte queste scorie in sicurezza cementando quelle liquide prima di stoccarle temporaneamente nel mega - capannone da 20mila metri cubi che sarà realizzato nel centro? Non resta che attendere. Intanto, Pasquale Stigliani, portavoce dell’associazione ScanZiamo le scorie, costituita poche ore dopo il Decreto legge del 13 novembre 2003 che destinava i rifiuti nucleari di tutta Italia a Terzo Cavone di Scanzano Jonico, ha dichiarato che la pubblicazione del bando per la gara d’appalto per la messa in sicurezza dell’Itrec è un fatto sicuramente importante, ma che la sua organizzazione non smetterà di esercitare la massima vigilanza antinucleare su tutto il Metapontino.

Filippo Mele
La Gazzetta del Mezzogiorno





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