|
| Moliterno, mostra di pittura di Darago. Fino al 15 gennaio |
|---|
2/01/2009 |
| | Non bisogna chiedere a Mario Darago perché dipinge o che cosa avverte nel dare forme e colori alle sue tele, non si ricaverà un ragno dal buco, non una sola parola verrà di rimando, né un’esplicita motivazione. E fa bene Mario a non dare nessuna spiegazione, in quanto è vero quello che diceva Fabrizio De André: “il trasporto verso un’arte non si può giustificare, si manifesta e basta ”. Però qualcosa alla fine sui propri quadri la dichiara: “Sono belli”. Il giudizio è perentorio, ma non inverosimile, perché le poche tele che da oggi fino al 15 gennaio arredano le scalinate della Bibliomediateca Giacomo Racioppi a Moliterno si pongono con una delicatezza (ed una ingenua precarietà) che si è portati ad apprezzarle. Di tanto in tanto la vita di Mario schizza sul binario di una conduzione ostinatamente contraria, ma quando torna a riaggregarsi allo spazio della normalità la pittura si converte nella fattispecie di un’ ancora di salvataggio. Da questa ritrovata-condizione nasce l’ipotesi di un’immagine da rappresentare con il linguaggio delle forme e dei colori. Frammenti di vicoli, montagne, scorci paesaggistici, ritagli del castello e della Chiesa Madre di Moliterno sono il corollario tematico dei dipinti su cartone e tela di Mario. Soggetti che egli materializza e delinea sulla superficie con pennellate leggere, esattamente di quella leggerezza che Calvino univa ad “ un aggraziato ed innocente stato dello spirito”. I colori dei tetti, delle mura, delle case, delle pietre, degli alberi tendono a ricercare una fedeltà con il reale, ma la luce che infonde ogni raffigurazione è delicata, mai invasiva. C’è tenerezza nelle creazioni di Mario, la stessa tenerezza che, paradossalmente, avvolge la sua ingombrante e sproporzionata mole corporea. Quelli esposti in mostra sono quadri che trattengono sullo sfondo della superficie un calore umano, una sensibilità che non sempre (e facilmente) si riesce ad afferrare in un mondo che gira alla rovescia. Egoisticamente alla rovescia. |
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |