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| Lunedi a Moliterno “…In Corto” |
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27/12/2008 |
| | Se si pensa al cinema indipendente ( povero di risorse e mezzi) che solo dieci-quindici anni fa veniva prodotto in Basilicata da registi del posto dobbiamo constatare che oggi ci troviamo davanti ad una realtà con un volto diverso e in continuo fermento. Intanto è andato aumentando il numero delle produzioni e in linea di massima è stato abbandonato quel trend cartolinesco compiacente e tendente a concentrarsi unicamente su un paesaggio o una piccola realtà, sugli usi o sui costumi. Oggi la piccola produzione cinematografica lucana ci consegna più storie, dal lato creativo ed estetico risulta più efficace, ma l’importanza della location non è passata in secondo ordine. Gli spazi esterni, il paesaggio e i suoi colori, gli angoli suggestivi della Basilicata sono diventate variabili al servizio del progetto complessivo dell’opera e non più il soggetto protagonista, la finestra-baricentro. Da questo presupposto nasce “…In corto”, iniziativa promossa dalla Bibliomediateca G. Racioppi che propone (Sala proiezioni ore 19.00) tre produzioni di altrettanti autori lucani. La prima, “…Come una storia” è firmata da un giovane regista di Marsicovetere, Giovanni Di Marco, che racconta il tormentato legame tra Rosa (Vanna Di Pierri) e Mario (Dino Barbarino). E come tutte le più appassionanti ed inquietanti (e per questo belle) storie d’amore raccontate al cinema anche quella di Rosa e Mario finisce come sarebbe dovuta finire: cioè male. Di Marco per questa sua opera prima si appoggia ad un’idea barthiana (amore-suicidio) e ad un altro concetto del tutto letterario secondo il quale il vero amore si manifesta solo in assenza dell’oggetto amato. Il desiderio dell’altro diventa nel corto quasi un sogno, ma ci sono nell’opera cifre specificatamente filmiche che vanno considerate a prescindere dalla trama come la scarnezza (energica) dei dialoghi, la musica di Riccardo Colucci che sembra battere i tempi dei gesti e delle azioni dei due protagonisti, l’occhio della macchina abbassato a riprendere (nell’andare e nel ritornare) i passi della donna, la sorpresa della pistola puntata sulla tempia di uno dei protagonisti e lo sparo che si consuma sull’altro. “…Come una storia…” è la breve traccia di un rapporto che non riesce a realizzarsi al di là delle buone intenzioni di chi è destinato a viverlo. Il secondo corto in programma “Roberto Rossellini: cento anni non li dimostra” è stato realizzato due anni fa da Giuseppe De Paola per il centenario della nascita del grande regista romano. Già passato al Festival dei Popoli di Firenze e a Film-Montecatini, il corto è un’opera più di scrittura che di immagini, è un messaggio in bottiglia che arriva alla contemporaneità dal secolo che ci siamo lasciati alle spalle, una riflessione su fede, cinema, lavoro ed altro confezionata sulle stesse parole di Rossellini. L’ultimo film “Giallo” di Pinangelo Marino è stato prodotto dal Galakis ed è tratto da una sceneggiatura di Enzo Saponara risultata vincitrice a Venosa del concorso Racconti di Cinema. Anche in quest’opera c’è al centro un rapporto che non trova conciliazione. Due fratelli si rincontrano nel paese natale, ma il loro vivere e stare nella realtà, le loro voci, i loro pensieri seguono ormai strade opposte. “…In corto.. è stato pensato nel segno di Guy Debord, eminenza grigia del contro-pensiero del secondo novecento. Tra i fondatori dell’Internazionale Situazionista, Debord è rimasto famoso anche per “La società dello spettacolo”, film-manifesto che annuncia un mondo non omologato e condanna impietosamente le grinfie del mercato, del consumismo, dello spettacolo. Il film di Debord sarà proiettato (in forma di video-arte) tutti giorni dal 2 al 10 gennaio nello schermo dell’atrio della Bibliomediateca G. Racioppi. |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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