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| Totalgate: le intercettazioni, le fughe di notizie e le domande sulla cocaina |
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26/12/2008 |
| La cocaina, i ricatti degli imprenditori, le fughe di notizie, i rapporti con il deputato Salvatore Margiotta. Le verità del presidente della Regione Vito De Filippo sul Totalgate, per il sostituto procuratore Henry John Woodcock «sommarie informazioni testimoniali», sono raccolte in una fonoregistrazione digitale al momento secretata. Il verbale è accompagnato da una nota della polizia di Stato. Il 15 aprile del 2008 il presidente della Regione Vito De Filippo varca i cancelli della Questura di Potenza. Ha un appuntamento, al primo piano. “Squadra mobile”. Lo aspetta il dirigente, Barbara Strappato. Ha il grado di vicequestore ed è a Potenza da un anno. Con lei c’è il braccio destro del sostituto procuratore Henry John Woodcock, l’ispettore capo Pasquale Di Tolla. Il governatore si accomoda e il poliziotto preme il tasto che avvia la fonoregistrazione. Parla il capo della squadra mobile: «Lei viene ascoltato nell’ambito di un procedimento penale come persona informata sui fatti ed è tenuto a dire la verità. E nel corso di questa verbalizzazione le chiederemo cose precise che ovviamente abbiamo documentato e riscontrato. Quindi questo è un invito ulteriore a riferire, secondo quello che ricorda, la verità. Sono stata chiara?». De Filippo risponde: «Chiarissima». Poi, però, qualche cosa la omette. Come l’episodio della cena a Piacenza. Sostiene di non aver incontrato l’imprenditore del Totalgate Francesco Ferrara negli ultimi dieci anni. Ma non è così. Gli investigatori già sanno che a quella cena c’era anche lui. E’ un brutto interrogatorio. Le domande sono scomode. «Lei fa uso di cocaina?». Gli chiede il capo della squadra mobile. Lui si indigna: «Assolutamente no». E parla per ore: della Regione, dei suoi collaboratori, delle inchieste dalla quali si è dovuto difendere negli ultimi anni, del «gossip giudiziario », delle intercettazioni. Ma anche di un «amico» del suo partito: il deputato Salvatore Margiotta, ex segretario regionale della Margherita. Era il primo nome del Pd nella lista alla Camera. Ora è finito in una storia di tangenti. Il capo della mobile racconta al governatore di un incontro. «Era il 16 dicembre. Francesco Ferrara incontra Margiotta sotto l’abitazione dei genitori. E si sono intrattenuti a parlare». Poi Ferrara entra nella sua macchina superintercettata e dice: «Gli ho detto a Salvatore, dì agli amici che si preoccupassero di quelli che gli portano la cocaina, invece di preoccuparsi di Ferrara». Secondo il vicequestore quegli amici sono loro: lui e Capoluongo. «Ha capito che vogliamo sape’. Neanche questo le è stato riferito? », dice la poliziotta. E De Filippo: «Mai, mai, mai... (incomprensibile) assolutamente. Non credo che me lo potevano riferire, mi scusi la volgarità... (incomprensibile)... schiaffi nella faccia. Chi può pensare che uso, che usi cocaina, diciamo, e io... sarei in qualche modo reattivo, forse anche scostumato». Lo stoppa la poliziotta: «Sì, però, l’amico poteva dirvi, visto che siete amici... sono stata chiara io. Poiché con Margiotta... Posso capire che le hanno detto mi sono visto con tizio o caio... ma...». Lui: «...guarda dicono che ti pigli la cocaina... ». Lei: «Però, voglio dire... forse un uomo impegnato politicamente avrebbe dovuto quantomeno riferirle questa...». Lui: «Fate un mestiere meraviglioso... voi... guardate...». Lei: «Io l’avrei detto... guarda che c’è chi si permette di dire questo, insomma... ». Lui: «Purtroppo nella vita politica la parola amico è un po’ abusata». Lei: «Equindi questa circostanza Margiotta neanche gliela ha detta mai?». Il governatore nega: «Mai, mai, mai».
Fabio Amendolara
Il Quotidiano della Basilicata
del 24-12-08 |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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