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Caro Giuseppe, cara Maria

25/12/2008



Abbiamo ancora un debito con voi.
Dobbiamo farci perdonare per quella notte così tribolata.
Quante porte in faccia vi hanno sbattuto? Quanti sguardi sospettosi solo perché venivate da fuori, perché eravate forestieri, o meglio, extracomunitari come diremmo oggi? Quanti strozzini hanno cercato di approfittare del vostro bisogno dicendovi che un posto pure ve l’avrebbero trovato, però…? Quanti vi hanno chiesto se conoscevate qualche potente o se vi stava mandando qualcuno, un politico magari? E quanti non vi hanno degnato neanche di uno sguardo? Neanche di una risposta?
Che notte straziante deve essere stata! Sarebbe dovuta essere la più bella; quando nasce un bambino è sempre un evento speciale, quasi sacro: la mamma e il papà si tengono per mano perché a stento credono a questo miracolo della vita, ed invece voi vi tenevate per mano per darvi forza reciprocamente, cercando persino di nascondervi a vicenda le lacrime che solcavano i vostri volti stanchi.
Luca nel suo vangelo usa poche parole per descrivere la pena di quella notte: “non c’era posto per loro nell’albergo”. Per gli altri forse il posto c’era, ma per voi due - un falegname e una donna qualunque - per lo più stranieri e senza nessun appoggio fra i personaggi che contano, per voi due non c’era posto.
Ma non vi siete arresi. Non avete venduto agli approfittatori la vostra dignità e non vi siete inventati conoscenze altolocate: il vostro bimbo doveva nascere nonostante tutti, il vostro sogno doveva realizzarsi nonostante la realtà fosse così amara. Vi sareste accontentati di un angolo qualunque, del posto più fatiscente, del sotterraneo più puzzolente pur di far prendere corpo al progetto della vostra famiglia, e pur di far nascere con dignità quel sogno di bimbo che tu Maria portavi in grembo e tu Giuseppe sentivi già tuo.
Non ve la prendete se quella notte così dolorosa noi l’abbiamo trasformata nella più dolce, se le nostre infanzie sono state accompagnate dalla sua tenera magia, e se ancora oggi la viviamo come la notte più luminosa dell’anno. Siete voi che ce lo avete insegnato, perché in fondo siete voi che ci avete fatto vedere come si fa a trasformare l’amarezza di tutti i giorni nella voglia di andare avanti.
Aiutateci, allora, a trasmettere questa vostra testardaggine ai lavoratori della Mondial Piston, della Daramic, della Panasonic, della Sinoro e di tanti come loro per i quali non c’è posto in questo mercato del lavoro, o ai tanti precari, o a quelli che invece un lavoro l’hanno ottenuto ma solo dopo averlo barattato con la propria dignità e a quelli che quando vanno a lavoro è come se andassero in trincea per come spesso sono fatiscenti le norme di sicurezza.



Dateci una mano a saper comunicare la speranza che vi ha sostenuto in quella notte a chi sta vivendo una notte senza fine, come i familiari di Elisa Claps, di Luca Orioli, di Marirosa Andreotta, di Vincenzo De Mare, di Mariantonietta Flora, di Giovanni De Blasiis, di Francesco Lanera, nelle cui storie incredibili, dopo tanti anni, ancora non c’è posto per la verità.
Raccontateci come si fa a dire che non devono mai rassegnarsi i tanti soci delle cooperative di Macchia Giocoli o di Macchia Romana truffati da quella mafia del mattone che a Potenza ancora permette che gli stessi individui a distanza di anni continuino a speculare indisturbati e impuniti sul sogno legittimo di tanta gente di avere una casa. Proprio come il vostro sogno di quella notte.
Come avete fatto voi quella notte aiutateci a non fermarci, a non rassegnarci ma a credere ancora ostinatamente che esiste una politica altra fatta da chi cerca davvero il bene di tutti e non solo da chi l’ha ormai ridotta a recinto ristretto nel quale coltivare gli interessi di pochi, svendendo la terra di tutti.
Come vedete, Giuseppe e Maria, per tanti, oggi, come per voi quella notte, non c’è proprio da starsene felici.
Ed allora stateci vicini mentre facciamo loro gli auguri di Natale perché non li avvertano come la scontata retorica di un gesto ormai abitudinario, bensì come l’incoraggiamento ad andare avanti, sempre, nonostante tutto, nonostante tutti.
Se ci restate accanto, forse ci crederanno un po’ di più.
E come Voi due, forse, anche loro non si arrenderanno.

DON MARCELLO COZZI





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