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| Rifugio Segheria, storia di abbandono di un bene pubblico |
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23/12/2008 |
| C’era una volta……….cosi cominciano le favole, anche nel Parco Nazionale del Pollino dove ne sono state scritte tante , forse anche troppe e quasi tutte finite senza un lieto fine!
La decisione di costruire, negli anni ‘80/’90, rifugi(?) nelle aree alte del Parco Nazionale del Pollino come volano di sviluppo turistico del territorio è una delle tante favole. Forse i rifugi più emblematici per mancanza di gestione appartengono al comune di Terranova di Pollino. La Catusa e il rifugio Segheria. Il rifugio Segheria rappresenta la parte più cospicua di sperpero di denaro pubblico e di mancanza di progettualità da parte delle amministrazioni succedutesi, ma anche la mancanza di capacità progettuali da parte di chi lo ha ideato, disegnato e costruito. Un rifugio pensato e costruito malissimo, senza essere servito da luce elettrica e linea telefonica. Costato alla Regione Basilicata più di tre miliardi e mezzo di vecchie lire, abbandonato a se stesso da sempre. Qualche timido tentativo di gestione c’e’ stato, ma la mancanza di infrastrutture complementari ha fatto desistere anche i più volenterosi. Abbandonato alla mercede di vandali e ladri, senza che nessuna amministrazione abbia usato il minimo buon senso per tutelarlo dall’incuria, il rifugio è stato più volte finanziato ma sembra sempre con sperpero di denaro pubblico e senza un minimo di progetto per un’eventuale gestione. Fino a quando, due anni fa, una società di gestioni e consulenze turistiche di Potenza Ide(a)ndo decide di partecipare nell’ottobre 2007 al bando indetto dal Comune di Terranova di Pollino per la Ristrutturazione, trasformazione e gestione del complesso Segheria. La società si aggiudica il rifugio e presenta al comune di Terranova di Pollino la sua idea di ristrutturazione, presentando anche un piano di marketing di buona fattura . Fino a quando la Regione Basilicata, in un’ottica di recupero dell’esistente e della messa in opera dei rifugi di alta quota non stanzia quasi 700.000 € per la ristrutturazione del rifugio e l’ultimazione della strada d’acceso alla pista(?) di sci da fondo. E qui iniziano i problemi per l’amministratore della società Ide(a)ndo Giuseppe Triani che, da me intervistato mi racconta:
L’amministrazione comunale, subentrato un finanziamento regionale per l’adeguamento del rifugio, ha messo in atto una battaglia di trincea. Il finanziamento spettava a noi, era previsto dal bando, come era previsto anche di poter accedere a finanziamenti pubblici, ma proprio per questo sono cominciati i problemi .Quello accaduto a noi è qualcosa di inaudito, il Comune di Terranova di Pollino ha seguito una strada singolare visto che altri comuni del comprensorio hanno invitato il concessionario gestore a presentare un progetto alla Regione Basilicata per lo stesso finanziamento.
d)Come mai non hanno seguito la medesima strada intrapresa da altri comuni? Non erano forse a
conoscenza di questa possibilità?
r) Certo, un altro comune della zona, con lo stesso segretario comunale di Terranova di Pollino, ha attuato questa soluzione! Era impossibile che non fossero a conoscenza di questa possibilità! Appena è subentrato il finanziamento pubblico, per una clausola inserita nel bando, tra l’altro anche contraddittoria poiché non trovava conferma in altri punti del medesimo bando e del capitolato, l’amministrazione ha fatto delle barricate portando la nostra società, dopo circa 8 mesi, alla stipula del contratto; se così non fosse stato, la società sarebbe stata esclusa. Il contratto cui si è convenuti è relativo solo alla gestione da parte della mia società, mentre all’amministrazione comunale spetta la progettazione e la ristrutturazione, secondo le esigenze della società, con consegna della struttura entro due anni
Tra l’altro, come dicevo prima, questa modalità di consegna non era prevista dal bando, ma l’amministrazione comunale ha deciso di inserirla comunque nel contratto; la stessa cosa è successa per la clausola fideiussoria di partecipazione al bando che prevedeva, oltre alla gestione, anche la ristrutturazione e la trasformazione.
L’amministrazione è ancora alla fase preliminare, cioè quella di progettazione che, tra l’altro, è stata già eseguita dalla società per la partecipazione alla gara d’appalto, corredata da un piano di marketing e da un computo estimativo. La progettazione preliminare, pertanto, al 90% , è già stata fatta dalla nostra società. Inoltre, la società è in continua discussione con l’ufficio tecnico il quale non dispone di tecnici esperti nella ristrutturazione di esercizi alberghieri, problema che, invece, la nostra società avrebbe risolto in quanto i propri consulenti sono esperti in materia. Il fatto più grave, però, è che quella struttura, ogni giorno che passa, perde dai 100 ai 200 euro. Ci sono numerose infiltrazioni dal tetto che hanno compromesso l’intonaco, gli infissi ed il pavimento del piano superiore e, se non si interviene tempestivamente, durante l’inverno prossimo, comprometteranno l’intonaco del piano inferiore. Questa situazione è stata più volte fatta notare all’amministrazione, anche mediante comunicazione scritta, chiedendo di coprire il tetto con teli in plastica, materiale semplice da reperire, ma soprattutto economico, in modo da preservare l’interno dell’edificio. Ma fin’ora nulla è stato fatto.
Di recente, dopo un blocco per vicende giudiziarie, si sta ultimando la sistemazione delle strade di collegamento ai rifugi nel Parco Nazionale del Pollino, per il cui appalto era capo fila il Comune di Terranova di Pollino. Tutti i sindaci dei comuni del comprensorio interessati all’appalto, in modo lungimirante, hanno subito inviato una regolare domanda al responsabile unico del procedimento dell’appalto concorso (un impiegato del comune di Terranova di Pollino) per inserire un cablaggio per il futuro collegamento telefonico ed elettrico dei rifugi ricadenti nei comuni di competenza. L’amministrazione comunale di Terranova, invece, non ha fatto la medesima comunicazione al r.u.p. e, pertanto, il Rifugio Segheria si trova senza cablaggio. In estate, come da prassi, il sottoscritto ha inviato una comunicazione scritta per chiedere delucidazioni in materia, da lì è cominciato il tam tam delle responsabilità, dei “non so”, dei “dovete parlarne con questo o con quell’altro impiegato”. Addirittura, alla mia società, è stato consigliato l’utilizzo di cellulari in un luogo dove non c’è rete. In futuro, non sarebbe possibile inserire un cablaggio, poiché ciò comporterebbe la rottura del manto stradale, la richiesta di autorizzazioni e, soprattutto, costi altissimi. La gestione, dunque, incontrerebbe numerose difficoltà perché verrebbero a mancare quei servizi fondamentali per l’utilizzo del fax, di internet, del pos per il bancomat, ecc. Serviva solo un po’ di buon senso, e non attendere la lettera della nostra società per muoversi, tra l’altro inviata solo ed esclusivamente per avere la documentazione (planimetrie, ecc) poiché, per avere il collegamento telefonico, bisogna inviare la richiesta alla Telecom almeno 12 mesi prima dell’arrivo del collegamento telefonico. A Tito scalo, per fare un solo esempio, nell’area industriale, sono numerosi gli insediamenti produttivi che non hanno ancora il collegamento telefonico, nonostante la richiesta sia stata inoltrata per tempo!
Ma in questi mesi, da giornali e da interviste del Sindaco pubblicate su vari siti Internet, la situazione sembrava differente.
Guardi Valicenti, la cosa che fa più rabbia è leggere gli articoli dei giornali con le interviste del sindaco di Terranova di Pollino che parla del turismo come se parlasse il Sindaco del comprensorio di Madonna di Campiglio, ponendo lo Sci Club di Terranova di Pollino come il baluardo del pianeta turistico locale. In diverse occasioni, ho fatto notare che senza un consorzio di operatori e senza infrastrutture ricettive significative non si può lavorare; a Terranova di Pollino non ci sono piste, seggiovie, funivie. Esiste una sola pista collaudata da poco per la pratica dello sci da fondo che, tra l’altro, non è raggiungibile perché la strada di collegamento è impraticabile. Inoltre, nessun Tour operator conosce quella pista o lo sci club del posto e, soprattutto, nessuna agenzia viaggi delle regioni limitrofe alla nostra (Puglia e Campania: 80% del bacino d’utenza del Pollino) investirebbe su pacchetti senza adeguate strutture ricettive con più di sei camere, poiché gli agriturismi presenti nella località Casa del Conte sono piccoli, mentre il lavoro di incoming dei tour operator si rivolge a strutture medie – grandi. Lo Sci Club non è un operatore turistico, un’agenzia viaggi o un tour operator, ma un’associazione sportiva costituita da validissimi giovani istruttori che possono essere da supporto alle attività turistiche, non come vuol far credere il sindaco nelle sue interviste! Capisce bene che leggere determinate cose crea non poca delusione a chi, come noi, ha speso soldi e tempo per costruire un piano di marketing atto a migliorare il sistema turistico nel territorio del Pollino e che, una volta subentrato il finanziamento pubblico, è stato messo alla porta nel modo sopra illustrato.
La Dottoressa Cudemo, socio della medesima società, aggiunge, riferendosi al Rifugio Segheria, alcune informazioni di carattere tecnico:
Quella struttura è stata costruita in vari periodi, a partire dalla fine degli anni ottanta fino al termine degli anni novanta, è stata collaudata nel 2000 (come confermato nell’articolo/intervista al Sindaco apparso sulla Nuova del 13 Novembre 2007 ) anche se noi non abbiamo documentazione rispetto a quel collaudo e non esiste certificazione dell’impianto termoidraulico della vasca Imhoff dell’impianto di depurazione che, a distanza di anni, non è stato mai messo in funzione. Noi siamo convinti - continua Triani - che quella struttura vada custodita, coperta e che, soprattutto, venga fatta piena luce sul passato del Rifugio Segheria chiarendo come mai, per esempio, il tetto versi in quelle condizioni (le tegole sono tutte rovinate) e come mai il Comune non ha un regolare certificato di garanzia previsto per quel tipo di copertura. Non si può attendere, attendere, attendere davanti al deterioramento e alla completa distruzione di un bene pubblico. Il nostro obiettivo comunque resta quello di aprire e di far lavorare la struttura per favorire il turismo nel comprensorio di Terranova, quindi faremo tutto il possibile perché questo accada.
Morale della favola:
Per l’ennesima volta un buon progetto per il decollo turistico di un’area a forte depressione economica, non può partire per inefficienza, immaturità ed incapacità da parte degli amministratori locali!
Federico Valicenti |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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