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Per Natale un regalo che si chiama Giunta

23/12/2008



Casa Pd: si lavora per chiudere la crisi di giunta regionale. Dopo le cinque assemblee territoriali il Partito democratico di Basilicata fa i conti internamente. E sono cominciate le trattative private. O meglio gli incontri tra big. A serrare le fila il segretario regionale Piero Lacorazza, che nelle ultime 48 ore ha incontrato un pò tutti i big democratici. Da Maria Antezza, a Carlo Chiurazzi, ad Antonio Luongo per proseguire con Vincenzo Folino, Erminio Restaino e il presidente della Regione, Vito De Filippo. Nulla di ufficiale. Nè è stata svolta una riunione plenaria. Non ancora almeno. Si tratta essenzialmente di incontri di monitoraggio e confronto tra il segretario e i colonnelli del partito per definire le strategie da mettere in campo sia a livello politico, e sia per smussare (o tentare almeno) le differenze strategiche che ci sono all'interno del Pd. Non è un momento facile per il partito di Walter Veltroni. Non lo è a livello nazionale (sebbene alla Direzione l’ex sindaco di Roma abbia raccolto il voto quasi unanime sulla propria relazione programmatica) e non lo è nella periferia. E in Basilicata con una crisi di giunta aperta da più di 3 settimane, con l’inchiesta giudiziaria su petrolio e tangenti e con una divisione interna (essenzialmente tra ex diessini ed ex diellini) mai ricomposta, il Pd soffre non pochi patemi. Senza contare che all’interno del partito c’è chi cavalca ancora la “boutade” del commissariamento della segreteria regionale nonostante Andrea Lombardo (portavoce nazionale del Pd, e braccio destro di Veltroni) si sia affrettato ben due volte a smentire ufficialmente qualsiasi ipotesi di questo genere. Ma il governatore De Filippo preme per chiudere la crisi della giunta a stretto giro. Prima della fine dell’anno è la volontà. Magari nei prossimi due giorni considerando i “buchi” festivi natalizi. Le ipotesi non mancano. Ma il vero nodo continua a essere la sostituzione o meno nell’esecutivo di Roberto Falotico. L’assessore dimissionario all’Agricoltura, da parte sua, ha fatto sapere di star bene dove sta. E De Filippo non vorrebbe sostituirlo. Ma, «non si può far finta che non ci siano state le dimissioni di Folino» fanno sapere dal vertice del partito. La questione è che al primo piano della palazzo della Regione, incassata l’approvazione della Finanziaria, il presidente della giunta farebbe volentieri a meno di uno stravolgimento. Insomma non è un mistero che De Filippo punterebbe solo per un ritocco della giunta dimissionaria lasciando al suo posto Falotico. «Se lo togliamo se ne va dal partito». E’ l’indiscrezione. Ma Lacorazza ha abbracciato l’idea del rinnovamento. L’ha detto a chiare lettere alla riunione nazionale dei segretari regionale del Pd che si è svolta giovedì scorso a Roma. L’idea di Lacorazza dovrebbe essere quella di un cambio totale dei sei assessori: una giunta tecnica con esponenti non ricandidabili alle prossime elezioni. Giunta tecnica del presidente insomma, con De Filippo che avrebbe carta bianca (e responsabilità in prima persona) nella scelta dei nomi. Strada probabilmente non percorribile totalmente per le pressioni e le velleità dei partiti alleati del centrosinistra. Per questo potrebbe essere una giunta a metà tra tecnica più qualche riconferma se non nei nomi (si fa insistentemente il nome di Scaglione per i Popolari uniti) almeno nelle forze politiche rappresentate (probabile una staffetta anche all’'interno dei socialisti). Ma dalla sede del Pd regionale fanno sapere: «Purchè ci sia il cambio totale degli assessori democratici». La sensazione è che non sarà facile accontentare tutti. Anche perchè l’intenzione sarebbe quella di spostare l’asse dalle posizioni personali correntistiche alla politica. Importante, per capire le prossime scelte, l’incontro che ci dovrebbe essere nella serata di oggi (ieri per chi legge ndr) tra Lacorazza, Restaino, De Filippo e Falotico. Ma in ogni caso nessuna decisione sarà assunta senza aver ascoltato anche gli altri componenti dell’Ufficio politico del Pd regionale. Emergono anche indiscrezioni sulla posizione della segretaria regionale del Pd rispetto all’Italia dei valori. Lacorazza a Roma, come Massimo D’Alema, si è astenuto sul voto chiesto da Marco Follini «mai più alleanze con Di Pietro». E questa non è un’apertura ai dipietristi. Anzi: D’Alema e Lacorazza hanno votato sì al programma finale di Veltroni. Un no a Veltroni sulla proposta di Follini sarebbe stato, politicamente, incomprensibile. Per questo l’astensione sulla rottura definitiva con l’Idv è un modo per evitare lo scontro con Veltroni ma allo stesso tempo far capire di essere “sostanzialmente” d’accordo con Follini. Equilibrismi politici. Del resto le parole di Lacorazza giovedì a Roma sono state chiare. «L’Idv non può avere una doppia morale: giustizialisti a Roma e nel potere nei territori». Parola più parola meno, questo il senso. Quindi non è escluso il prosieguo dell’esperienza dell’Idv nella giunta regionale, ma solo a determinate condizioni. Per quanto riguarda invece le alleanze in chiave amministrative, c’è ancora molto da discutere.


Salvatore Santoro
Il Quotidiano della Basilicata



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