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Basta con il petrolio, la Basilicata vuole chiudere i pozzi

19/12/2008



La Regione Basilicata ha detto stop. Il ciclone petrolgate ha fatto rompere gli indugi e, nella maggioranza di centrosinistra, si è fatto largo un partito che sembra aver sposato alcune idee sulle quali gli ambientalisti più irriducibili si affannano da anni. La richiesta è contenuta in un emendamento aggiuntivo all’articolo 10 bis della legge finanziaria 2009, che il Consiglio regionale è chiamato a votare nella giornata di oggi, e porta la firma del capogruppo regionale del Pd, Erminio Restaino, insieme a quelle dei consiglieri regionali Giacomo Nardiello (Pdci), Emilia Simonetti (Prc), Luigi Scaglione (Popolari uniti), Rocco Vita (Partito socialista).


La proposta non riguarda soltanto Total: pone invece la questione generale della sospensione, per cinque anni, di tutte le estrazioni petrolifere sul territorio lucano dove complessivamente (fra Val d’Agri, Val Camastra, Valle del Sauro) si produce qualcosa come il 70/80 per cento del petrolio estratto su terraferma in Italia. L’emendamento in questione chiede di sospendere estrazioni petrolifere ma anche di vietare ogni attività di ricerca, prospezione e perforazione di nuovi giacimenti di idrocarburi. C’è un sub-emendamento del socialista Vita che si spinge a eliminare anche il limite dei 5 anni.


Come viene motivata questa richiesta di fermata? Dicono: c’è bisogno di aprire una fase di riflessione, anche dinanzi agli accadimenti in corso. Certo, c’è la bufera giudiziaria che sta lasciando morti e feriti sul percorso. Ma ci sono anche le iniziative del governo nazionale che, a parere dei firmatari dell’emendamento, sono «tese ad espropriare le Regioni delle proprie competenze in questa materia». C’è il dibattito che si è aperto «sull’efficacia delle politiche di sviluppo alimentate dalle royalty». Ci sono le questioni connesse a una maggiore tutela dei diritti dei cittadini e dell’ambiente. E c’è la valutazione critica di ciò che sarebbe dovuto essere e non è stato di un progetto petrolio le cui risorse finanziarie avrebbero dovuto fornire benzina al motore dello sviluppo della Basilicata. Invece non è andata così. Tutto ciò porta al convincimento, dei firmatari dell’emendamento proposto nella finanziaria regionale, che si renda necessaria «una riformulazione degli accordi stipulati a suo tempo con le compagnie petrolifere». Anche perché «la Basilicata non può soggiacere agli interessi nazionali».


E il governatore lucano Vito De Filippo come si pone dinanzi a questa faccenda? Dal discorso pronunciato ieri in Consiglio, sembra confermare questo comune sentire. Definisce infatti «totalmente insufficienti» le risorse finanziarie che derivano dal petrolio «per avviare un ciclo stabile di azioni di sistema e di miglioramento significativo. E spiega: «Sono le cifre a dirlo». «È noto a tutti - sostiene De Filippo - che è solo dal 2007 che la Basilicata riceve in assegnazione la quota delle royalty pari a 50 milioni di euro e successivamente, in linea con il riferimento internazionale del brent, fino a 70, 80 milioni».

Roba non rapportabile, dice, ai costi di completamento di una qualunque strada provinciale, né al pacchetto attivabile dai Fas (Fondo aree sottoutilizzate) o dai fondi comunitari. Propone quindi l’istituzione di «una centrale unica degli appalti regionali, con un comitato di sorveglianza autorevole e allargato anche all’esperienza di chi ha svolto funzioni in altri poteri dello Stato». Afferma, senza troppi giri di parole, che «è tempo di cambiare». La Basilicata, ricorda De Filippo, «con la scoperta dei giacimenti petroliferi ha dovuto fare i conti con una normativa nazionale insufficiente e totalmente inadeguata. L’Italia stessa non era preparata a una scoperta così ampia e consistente. Così il pressing istituzionale che Bubbico, io e molti altri abbiamo condotto, ha assicurato un primo campo di risultati positivi, importanti per la crescita della nostra regione».


E adesso? C’è bisogno «di aggiornarli e di renderli coerenti dentro un nuovo quadro contrattuale e di nuove regolazioni. Un quadro capace di intervenire efficacemente anche sull’innalzamento dei diritti percentuali delle royalty da versare. Un quadro di una nuova e corretta triangolazione che vede Stato-Regione-compagnie petrolifere lavorare congiuntamente dentro un’intesa forte e bipartisan». E, alla luce di tutti gli accadimenti, chiede: «quanto ci è costato, in questi anni, il contributo di responsabilità che la Regione Basilicata ha assicurato al bilancio energetico nazionale?».


Il problema è capire come una volontà politica di questo genere, possa tradursi in fatti. In altri termini: una Regione come la Basilicata è in condizione di bloccare le estrazioni petrolifere così importanti per il bilancio energetico in Italia? Le Regioni, in tema di estrazioni di greggio, partecipano ai procedimenti autorizzativi che però condividono con i Ministeri dello sviluppo economico (ad esempio, per il rilascio delle concessioni) e dell’ambiente (per le valutazioni di impatto ambientale, Via). Resta comunque il fatto che lo stop alle estrazioni petrolifere, oltre che di inltralcio e ritardi, assume soprattutto una funzione di segno politico, imponendo l’apertura di nuovi tavoli di confronto. Se dovessero crearsi le condizioni. Ma difficilmente potrà fermare le trivelle.


Mimmo Sammartino
La Gazzetta del Mezzogiorno



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