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| Quando un imprenditore denunciò i bandi Total. Una cena inguaia De Filippo |
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18/12/2008 |
| Total e territorio: il legame delle grandi compagnie con il sistema produttivo locale si chiama appalto. Attraverso l’appalto gli imprenditori minori sono resi partecipi concretamente del ritorno economico di ciò che viene prodotto nel territorio. Con l’auspicio che il tutto si svolga regolarmente. “Per questo mi auguro sinceramente che quello che sta avvenendo fuori con l’inchiesta non sia vero”. E’ la speranza di Francesco Antonazzo, rappresentante legale di un’impresa moliternese, che ha anche partecipato ai bandi indetti dalla Total Italia. La Gazzetta conosce bene Antonazzo: qualche mese fa con una lettera l’imprenditore si era praticamente “messo contro” ai giganti del petrolio. Una voce fuori dal coro che aveva denunciato l’esistenza, per un bando Total, di anomalie nei requisiti richiesti per l’aggiudicazione.
D- Signor Antonazzo, qualche mese fa lei ha denunciato in una lettera quelle che secondo lei erano irregolarità in un bando della Total Italia.
R- Si trattava del bando relativo ai lavori di ristrutturazione dei piazzali dei pozzi di perforazione a Tempa Rossa e a Gorgoglione. Secondo quanto ho scritto conteneva requisiti discriminanti e pretestuosi, a causa dei quali per alcune imprese risulta a volte impossibile partecipare alle gare d’appalto.
D- Come finì la vicenda?
R- Il bando venne prima annullato e poi cambiato in parte e ad aggiudicarselo fu la Dolomiti Appalti. La Total inserì in un primo momento solamente la ristrutturazione del piazzale GG2, nel comune di Gorgoglione.
All’epoca la Total aveva risposto assicurando di aver seguito le leggi vigenti per il suddetto bando, come per tutti gli altri bandi presentati. Perché- avevano spiegato dalla Total- esistono criteri standard da adottare come abbiamo fatto, ma esiste anche la possibilità di inserire nostri e specifici criteri di selezione. Ci siamo sempre comportati secondo la legge e non è nostra intenzione arrecare uno svantaggio alle imprese. Finora non abbiamo mai avuto problemi”.
D- Ha riscontrato altre irregolarità o anomalie nella procedura di appalti?
R- Personalmente reputo irregolari tutte le gare che vengono effettuate richiedendo l’offerta economica più vantaggiosa.
D- Perché?
R- Perché, specie per le aziende più piccole, implica una grandissima discrezionalità, da parte dell’ente appaltante, nel giudicare i possibili vincitori della gara. Per cui, in questo modo, è facile essere esclusi.
D- Ha partecipato Lei stesso a grossi appalti, qual è stato il risultato?
R- Ho partecipato al bando per Tempa Rossa. Sono arrivato quinto su un totale di otto partecipanti, quindi senza speranze.
D- In base alla sua esperienza da imprenditore, che cosa ha portato, in termini di opportunità produttive e occupazionali, la Total in Basilicata?
R- Rispondo dicendo che, visto quello che sta succedendo i riscontri sembrano sicuramente negativi. Questo, fermo restando che, come ho già detto, mi auguro che non sia tutto vero quello che si sta dicendo. Lo dico da imprenditore e da cittadino.
Mariapaola Vergallito
Tra gli indagati nell’inchiesta sul petrolio figura anche il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo. Una posizione ritenuta «marginale» dagli stessi investigatori e riconducibile sostanzialmente ad una telefonata.
Avviene a gennaio 2008 quando l’imprenditore (arrestato l’altro ieri) Franco Ferrara riferisce Nicola Montesano (consigliere provinciale di Matera), che il presidente si sarebbe prima mostrato solidale e favorevole all’ipotesi che la sua Ati si aggiudicasse l’appalto bandito dalla Total, ma che in seguito lo stesso De Filippo, venuto a conoscenza che la Procura stava indagando sulla gara d’appalto in questione, avrebbe cambiato parere. Secondo gli inquirenti proprio le affermazioni di Ferrara sul dietrofront di De Filippo lascerebbero intendere un originario coinvolgimento del governatore nella vicenda della gara d’appalto Total.
Ma c’è anche un secondo aspetto all’attenzione degli investigatori: pur avendo ammesso di conoscere Ferrara, il presidente, della Regione lucana secondo l’ordinanza, avrebbe negato di averlo incontrato nel corso degli ultimi dieci anni. Ma stando agli stessi investigatori De Filippo almeno su questo mentirebbe, perché il 14 settembre del 2007 (in prossimità della scadenza, il 9 ottobre 2007, del termine per la presentazione dell’offerta di partecipazione alla gara bandita da Total) il governatore avrebbe incontrato l’imprenditore policorese nel ristorante «Peppino» di Piacenza, durante una cena per la candidatura di Enrico Letta alla guida del Pd. In quell’occasione, secondo l’accusa, De Filippo e Ferrara si sarebbero anche appartati dandosi reciproca conferma su «alcune cose a breve scadenza».
La cena, tra l’altro, a cui hanno partecipato altri sei commensali, sarebbe stata organizzata proprio da Ferrara che era stato informato dall’amico Montesano sui programmi della giornata del presidente e del suo entourage.
Massimo Brancati
La Gazzetta del Mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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