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| Senise, “buona sanità” e fortunate circostanze |
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17/12/2008 |
| | Questa è una storia di buona sanità. M, per certi versi, è anche la storia di una serie di circostanze favorevoli. Tutto ha inizio pochi giorni fa, quando una mattina la signora Isabella, settantenne residente a Senise, si sente male. I familiari, allertati, cominciano ad adoperarsi per cercare soccorso. Qualcuno chiama il 118 (di Chiaromonte e di Policoro). Quasi contemporaneamente il nipote della signora corre dal suo medico curante, che però in quel momento non c’è ma viene sostituito da un altro medico, Pino Di Sario. Quando Di Sario arriva a casa della famiglia trova una situazione praticamente precipitata: la signora non respira, il suo cuore si è fermato. E’ morta. Di Sario tenta istantaneamente prima il massaggio cardiaco, poi la respirazione artificiale. La signora si riprende. Dopo circa un quarto d’ora arriva l’ambulanza del 118. La signora nel frattempo si è ripresa e viene fatta salire sull’ambulanza che era arrivata da Chiaromonte. Ma la direzione è Policoro, e infatti sulla Statale Sinnica, a pochi chilometri dall’uscita verso il bivio del comune di Senise, il mezzo incontra un’altra ambulanza, appunto quella di Policoro. La signora viene fatta salire sul nuovo mezzo e trasportata in ospedale. Adesso sta meglio, è tornata a casa e ringrazie il medico che l’ha salvata. I familiari della signora Isabella, comprensibilmente contenti e sollevati per l’accaduto, capiscono però quanto sia importante avere un presidio di soccorso anche a Senise. Ed è quello che auspicano possa essere presto realizzato. Ma sembra anche un altro il problema. Quello del 118 è un sistema che, come dicono anche molti addetti ai lavori, “invece di accelerare il soccorso, lo rallenta”. Perché se la signora Isabella avesse aspettato i tempi del 118, e se non avesse trovato, a casa sua, un soccorso idoneo, sicuramente non potrebbe raccontare la sua “avventura”. Mariapaola Vergallito |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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