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Esposto contro le estrazioni

7/12/2008



Dopo la denuncia contro l'Eni da parte del dottor Enrico Laveglia di Grumento Nova “ipotizzando reati di disastro ambientale e attentato alla salute pubblica”(per ulteriori informazioni vedi anche l'articolo del 19 ottobre 2008 in archivio news), arriva un altro esposto in Val d'Agri quello dell'avvocato Massimo Claudio Oriolo di Tramutola. L'avvocato, quarantunenne, indica nell'esposto fatto alla Procura della Repubblica di “essere un cittadino della Val d'Agri, seriamente preoccupato per il danno ambientale e alla salute che può derivare dalle estrazioni petrolifere in Val d'Agri e dalle attività connesse a tali attività estrattive”. Le sue preoccupazione nate da un articolo uscito sui quotidiani locali il 14 novembre 2008 a firma di Maurizio Bolognetti, segretario dell'associazione Radicali lucani nel quale, tra l'altro, si dice che nell'area della Val d'Agri “… si registrano picchi tumorali ed infezioni broncopolmonari in crescita esponenziale. Aria, terra e falde acquifere sarebbero sature di idrogeno solforato”, lo stesso articolo prosegue riferendo che, secondo Maria Rita D'Arsogna (department of Mathematics California state university) e Thomas Chou (department of Biomathematics California state university) “un contatto quotidiano anche con basse dosi di H2S, dell'ordine di grandezza delle normali immissioni nell'atmosfera di un centro di idrodesulfurizzazione, ha effetti di alta tossicità per la salute umana. Nel medesimo articolo si rileva, inoltre, l'assoluta inefficienza del sistema di monitoraggio ambientale affidato all'Eni e non, come sarebbe più opportuno, ad una società estranea alle attività estrattive”. Una lettura che ha suscitato meraviglia e non poca preoccupazione per l'avvocato, “benchè - dice - da diverso tempo si parla di un incremento di tumori in Val d'Agri, per quanto manchi una ricerca epidemiologica e uno studio statistico in merito”. Ma la cosa che ha colpito ancor di più il cittadino della Valle è l'indifferenza che “l'articolo ha destato nel mondo politico che su un tema così delicato avrebbe dovuto prendere posizione, se del caso - spiega Oriolo - anche smentendo il contenuto dell'articolo. Niente di tutto questo! Partendo dall'assunto - sottolinea il professionista - che ciascuno, individualmente, ha un onere verso la società (e tale onere è ancora più stringente per il modo delle professioni), ho ritenuto di prendere questa iniziativa; del resto quando vi è un vuoto di rappresentanza politica sui temi della salute e sulla qualità dell'aria (ma lo stesso vale per tutti gli altri temi di interesse generale) il cittadino ha pochi strumenti e fra questi, giocoforza, vi è quello del ricorso alla magistratura”. Ed è nella denuncia che si legge considerato che “ogni attività d'impresa quale che sia la natura della stessa, giammai può nuocere all'ambiente e alla salute dei cittadini e degli stessi lavoratori che sono a più stretto contatto con le possibili cause di danno. Considerato che: è preciso onere dello Stato e degli Enti locali salvaguardare la salute e l'ambiente; che per le attività di monitoraggio ambientale sono utilizzate ingenti risorse economiche che, a quanto apprendo dal citato articolo di stampa, non sono idonee a soddisfare le funzioni di tutela e prevenzione. Alla luce di quanto sin qui esposto chiedo che ove nei fatti narrati vengano ravvisate condotte di rilievo penale, si proceda penalmente nei confronti degli autori dei fatti stessi. Chiedo, inoltre, di essere avvisato - conclude nell'esposto l'avvocato - in caso di richiesta di archiviazione e in caso di proroga delle indagini, riservando la costituzione di parte civile. Dichiaro, infine la mia disponibilità ad essere sentito quale persona informata dei fatti”. “Ovviamente - dichiara l'avvocato - lungi da me ogni tendenza giustizialista o forcaiola; credo fermamente nel ruolo della politica. Ma nell'attesa che questa si desti dal torpore che la caratterizza da circa 10 anni, ho ritenuto di attivarmi con questo strumento che, spero, rappresenti un punto di partenza per iniziative collettive e non certo un punto di arrivo”.

Angela Pepe

Il Quotidiano della Basilicata



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