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Crisi Regione: le parole di De Filippo in sede di Consiglio

6/12/2008



"Signor Presidente, colleghi Consiglieri, ci sono molte sedute importanti del Consiglio Regionale. E questa, un po’ per il merito delle questioni e un po’ per la oculata ed anche efficace iniziativa comunicativa che la stampa e le forze politiche hanno saputo costruire in questi giorni, si è caricata di un particolare interesse e, devo dire la verità, essendo stata una settimana, anche tra impegni istituzionali e politici, abbastanza complicata forse meritava una piattaforma documentata con una relazione scritta. Quindi io mi scuso se dovrò affidarmi alla mia capacità elaborativa ed anche ad una traccia che, dopo l’incontro politico di ieri, nella nottata sono riuscito a mettere nero su bianco.
Io vorrei partire dal solito argomento, che penso debba far parte della nostra discussione. E, come dicevo nei giorni precedenti in altre sedi, non perché abbiamo l’abitudine ad abitare con superficialità la complessità e a stare comodi, diciamo così, quasi come un alibi a portata di mano della politica e dell’azione di governo, vi è proprio la grande complessità che stiamo vivendo in questo momento nella nostra regione, nel nostro paese, e per molti aspetti, come dicevamo altre volte, nel nostro continente. E lo scopriamo anche dai titoli del giornale di questa mattina nel pianeta, perché l’America presenta, per la prima volta nella storia forse degli ultimi cinquant’anni, dati assolutamente negativi.
Le regioni del Mezzogiorno sono state convocate proprio nei giorni precedenti dal governo nazionale, presenti due Ministri, che hanno aperto una discussione che io reputo anche molto seria e responsabile, Scajola e Fitto, affiancati dalla Commissaria per le Politiche Regionali, la Ubner, a Reggio Calabria. In quella circostanza l’ingegner Mancurti, che è il capo del dipartimento delle politiche di sviluppo e di coesione, ha presentato un quadro abbastanza desolante del nostro paese e nella sostanza una prospettiva di crescita e di sviluppo per il prossimo ciclo finanziario 2009 ancora più depressiva.
L’indice del prodotto interno lordo ci ha detto Mancurti, pro capite italiano, tra il 2000 e il 2005 ha perso circa 12 punti percentuali, rispetto alla media dei paesi europei.
Il PIL pro capite nel Mezzogiorno è diminuito rispetto alla media europea di 7 punti percentuali tra il 2000 e il 2005.
E’ un paese in stagnazione evidente, se non in recessione, evidentemente la discussione degli analisti e degli economisti su questi due termini è molto più accorto e soppesata anche da valutazioni che sono tipiche in dibattiti di politica economica. A questi dati, quasi in maniera simultanea, come succede in questo tempo della vita pubblica, il più grande sindacato del nostro paese, la CISL, ha proposto alle istituzioni pubbliche del nostro paese, anche alle Regioni, un rapporto dell’industria per il 2008 che è veramente sconfortante.
C’è un più 94%, cioè il raddoppio ad ottobre dei lavoratori coinvolti da situazioni in crisi aziendali nella Regione più potente del nostro paese, in Lombardia.
Ad agosto la Cassa Integrazione guadagni ordinaria è aumentata del 24% in Italia. Nel sud, nei primi mesi del 2008 l’occupazione dell’industria è scesa del 5%. Sono 179.000 i lavoratori coinvolti nelle crisi soltanto in questo anno, si preannunciano nel 2009 altri 900.000 lavoratori che potrebbero essere coinvolti in situazioni di crisi.
La Basilicata sta vivendo questo tempo, un tempo complicato che io continuo a riferirvi. Non lo utilizzo perché vorrei continuare ad abitare la complessità come luogo sicuro che ci sottrae sostanzialmente da funzioni, da azioni che abbiamo il dovere di mettere in campo, sapendo com’è noto che la forza delle politiche regionali, le cosiddette definizioni che vengono indicate come le polis maker che noi abbiamo a disposizione, io reputo in un contesto così complicato sono molto deboli ed hanno funzioni che possono in qualche modo alleviare, forse, in alcune circostanze fenomeni di crisi così profonde e di così lungo corso come quelle che noi stiamo vivendo.
La finestra ha questa vicenda, ha questa globalizzazione, la Basilicata l’ha aperta qualche anno fa con due aziende, le prime due aziende che ci hanno fatto capire che cos’era il tempo che avevamo di fronte Standartela e Filatura di Vitalba.
Allora l’assessore Salvatore ed io commentavamo: com’era possibile che aziende in attivo, con un bilancio industriale assolutamente positivo, come per esempio per Filatura di Vitalba del gruppo Miroglio, il miglior sito produttivo della rete del gruppo Miroglio con una bassissima percentuale di ore di malattie con una quantità ed una qualità produttiva straordinaria, chiudevano battenti, quelle sì, quasi via fax, senza dare nessuna possibilità alla politica regionale di poter agire.
Si sono aggiunti a queste prime due finestre altre immediatamente la crisi dei salotti, del polo del salotto, la Nilstar,
Io dicevo in un Consiglio precedente a questa seduta, era quel grande processo di spostamento di tutto il manifatturiero e del postfordismo nel nostro pianeta dall’occidente verso l’oriente. L’industria italiana stava conoscendo queste dinamiche, l’appendice produttiva della Basilicata che aveva dato spazio, opportunità, sviluppo, crescita, occupazione a questa Regione era nel bel mezzo di una difficoltà con poche possibilità di poter reagire almeno nell’immediato, se non con un conforto strategico, nazionale ed europeo che in questo tempo della vita pubblica incomincia ad intravedersi, ovviamente con le dimensioni finanziarie possibili che il nostro paese può mettere in campo.
Sono di questi giorni i calcoli sul decreto anticrisi del Governo nazionale. Sono lo 0.2% ha potuto questo Governo mettere in campo. 11 miliardi di euro nel triennio 2009-2011 a differenza di altri paesi anche del nostro continente che avendo gravami di bilancio meno onerosi rispetto all’Italia hanno potuto, secondo anche una strategia concordata a livello comunitario caricare su programmi e funzioni anticrisi ancora più risorse finanziarie.
E’ stato il tempo, io vorrei dire al Consiglio Regionale nel quale abbiamo conosciuto un vocabolario nuovo della vita istituzionale, siamo partiti in questa legislatura con una parola magica la task force sull’occupazione, architettando ed articolando anche nella costruzione dipartimentale e in dipartimentale una nuova funzione che provava ad agire, ad interagire con attività così difficili non solo con la cadenza e con le possibilità che la burocrazia può mettere in campo, ma con una gestione che era a mezza strada tra il burocratico ed il professionale e quindi l’agente che era incaricato di stare ai tavoli della crisi aveva un incarico anche di scouting imprenditoriale, di mettere insieme la rete, di costruire nuove possibilità, come di fatto è successo in alcuni momenti positivamente come per Standartela e filatura di Vitalba, l’innesto di un’azienda che produceva filato con un’attività di ricerca per nuovi prodotti mettendo insieme strutture che si occupano di manifatturiere e di ricerca per provare con questo nuovo modello ad affrontare una crisi complicata e difficile.
Il dipartimento attività produttive che nasce nell’articolazione della vita regionale per dare un sostegno alle attività produttive, per costruire modelli di incentivazione, per approntare bandi, contratti di programma, segnalazioni a sportello per le imprese, per velocizzare la burocrazia nel nostro tempo difficile e complicato, ha conosciuto una nuova articolazione di funzioni, crisi, chiusure, riconversioni.
Non sono mancate le risorse. Anche in questo tempo io vorrei ricordare. Non sono mancate le risorse che sono state assegnate per l’internazionalizzazione, per l’innovazione, scorrimenti di graduatoria.
Nel territorio che viene considerato quello più emblematicamente in difficoltà dove la contraddizione tra opportunità e crescita si sintetizza nella maniera più negativa, la Val D’Agri, se uno volesse raccontare la fredda elencazione di cifre e di numeri, io potrei dire che il finanziamento che nel corso del 2008 hanno avuto le piccole e medie imprese di quel territorio con uno scorrimento di graduatorie, se volessi appassionarmi a slogan, è il più grande della storia di quel territorio. 14 milioni e mezzo di euro solo nel mese di luglio di quest’anno, 30 miliardi delle vecchie lire. Alle piccole e medie imprese dell’area della Val D’Agri, anche con i contratti di programma le stagioni della industrializzazione, delle operazioni anche di scouting e di insediamento industriale che abbiamo conosciuto in quel territorio, un finanziamento di un solo colpo di questa dimensione non era conosciuto.
Non sono mancati quindi gli investimenti, ma si capiva e si capisce bene come gli investimenti in un quadro di complessità e di difficoltà così grande non erano sufficienti. C’era e c’è bisogno di costruire in un contesto, in una dimensione abbastanza complicata per una piccola regione del Mezzogiorno una nuova strategia industriale, nuovi canali, nuovi percorsi, nuovi campi, nuovi ambiti nei quali poter investire senza soggiacere anche ad una letteratura che c’è: il territorio, la vocazione, il piccolo imprenditore, l’artigianato. Sono tutti elementi importanti. L’ampiezza e la consistenza della crisi però anche con l’animazione e l’attivazione che pure c’è stata di questi protagonisti, se non cambia il verso anche della politica industriale del nostro Paese, se non cambia il verso (come abbiamo detto a Reggio Calabria) della politica industriale anche e soprattutto nel Mezzogiorno, della politica della ricerca anche soprattutto nel Mezzogiorno, gli sforzi solitari e positivi che una regione può mettere in campo sono oggettivamente deboli. Abbiamo in questo tempo scrutato, indagato quali potevano essere nuovi settori. Ci sono esperienze positive. E’ nato il distretto tecnologico che mette insieme ricerca e impresa che prova a dare una speranza in più alla Basilicata attraverso la ricerca aerospaziale.
Nasce in questo tempo la nuova relazione con FIAT, in un accordo che al di là delle cifre e al di là del numero esemplifica nella sostanza qual è la voglia di questa Regione di innestare ponti nuovi con grandi aziende che speriamo superino anche questo tempo di difficoltà, perché nel 2005 eravamo intorno al capezzale della FIAT tutte le istituzioni pubbliche sindacali ed imprenditoriali di questo Paese a Palazzo Chigi.
Marchionne è riuscito a vincere una sfida, ha all’orizzonte ombre complicate, difficoltà che sono quelle proprie di un settore qual è quello dell’auto che più di altri può avere in qualche modo l’indebolimento e l’infiacchimento micidiale che il sistema della globalizzazione in questa Parmalat globale (come la chiama Tremonti) dove la Finanza ha fatto esplodere partendo dall’esagerazione e sproporzione di un utilizzo moltiplicativo proprio delle risorse finanziarie sta facendo esplodere dopo la finanza anche l’economia reale.
Nasce in questo tempo della vita pubblica un nuovo pacchetto di leggi che tecnicamente potrebbero avere anche la censura comunitaria e nazionale. La legge sui siti in crisi, sul consolidamento dei siti produttivi. Non mi abbandono a definire le glorie della Basilicata quando io racconto anche in questo Consiglio le prove di politiche pubbliche più adeguate in questo tempo difficile e complicato, le prove del sistema Basilicata. La salvezza del nostro bilancio, Consiglieri, è un requisito fondamentale per attraversare questo tempo. Le riforme che abbiamo voluto approvare anche soffocando in qualche modo o riducendo la possibilità di concertazione con i territori, le ASL, le comunità locali, gli otto Enti chiusi, la riforma del sistema turistico e del settore agricolo in corso di approvazione.
Probabilmente un tempo della riforma come questo avrebbe avuto la necessità di un confronto, di una relazione sicuramente più profonda con il territorio. Avevamo l’esigenza di agire non soltanto perché la politica era sotto tono, ma perché bisognava collocare il sistema pubblico di questa regione in una tempesta straordinariamente complicata nella quale se noi ci arriviamo anche con i bilanci e col sistema pubblico carico di inefficienze, di duplicazioni, di sprechi, sarebbe veramente in quel caso sì esplosa la Basilicata.
Non serve censurare l’attività di Governo su dati inequivocabili. Il programma operativo 2000-2006 è stato realizzato compiutamente in tutti i suoi elementi. La valutazione dei risultati che i servizi della Commissione hanno potuto svolgere e fare è una valutazione assolutamente positiva. Ho ricordato a quest’Aula che alla fine del 2004 abbiamo avuto un premio che era un terzo del finanziamento che era stato assegnato alla Regione Basilicata, ed era stato caricato soprattutto sul Fondo Sociale Europeo che, com’è ben noto, in tempi di difficoltà e di recessione con i patti di stabilità e in un sistema economico che è quello che noi abbiamo conosciuto, anche le performance dei programmi e l’incentivazione soprattutto di quelli del Fondo Sociale Europeo sono sostanzialmente più difficili e più complicati. Ci aspettiamo, ma nasce da oggi la seconda gamba della valutazione: la valutazione d’impatto, la valutazione dei risultati asettici delle cifre, dei numeri è assolutamente soddisfacente.
C’è stata la proroga anche nella Commissione Europea, ma noi a Reggio Calabria abbiamo presentato dati valutati e monitorati dalla Commissione assolutamente in ordine. Certo, c’è da fare una valutazione d’impatto. Il programma si chiude alla metà del 2009. La crescita del PIL, gli obiettivi di servizi che erano lì dentro, l’occupazione, tutti gli elementi che stanno a sostegno anche di un finanziamento qual è quello comunitario, si devono sostanzialmente poter rapportare e valutare nei tempi e nei termini giusti, dopo che il programma ha realizzato e ha dispiegato totalmente le sue possibilità.
Mentre i sistemi produttivi attraversavano queste tempeste, è evidente che le famiglie soggiacevano ed erano sottoposte a crisi ancora più allarmanti e per molti aspetti dilanianti, in termini sociali, in lungo e in largo nel nostro Paese.
Non vi viene da riflettere sul perché il Governo nazionale ha articolato una serie di strumenti che sono stati a volte anche commentati nel dibattito politico di quest’Aula da un punto di vista di supponenza, assistenziale. Il bonus straordinario, il fondo per i crediti dei nuovi nati, il blocco delle tariffe, i mutui della prima casa sono gli strumenti che il Governo Berlusconi mette a disposizione. Noi li stiamo anche registrando per capire quale sarà l’impatto nella nostra regione.
In sede di Finanziaria, io asserirò un quadro anche di prospettive e di possibilità. Ci sono elementi di difficile applicazione. Reputiamo che il bonus straordinario applicato sul reddito e non sull’ISEE può essere un errore, perché il parametro ISEE è il parametro che mette insieme non soltanto il reddito della famiglia ma anche il patrimonio. Ci possono essere famiglie che hanno redditi bassi e patrimoni alti in termini anche immobiliari e nel soppesare misure che sono articolate soprattutto e solo sul reddito, come il bonus straordinario, potrebbero in qualche modo risultare addirittura inique queste misure.
Non voglio fare questa mattina il commento alle misure del Governo Berlusconi, perché confermo quello che ho detto anche in sede di Conferenza e quello che dirò in sede di Finanziaria. Abbiamo la necessità che il sistema pubblico (Repubblica, Regioni, Province, Comuni, Stato) intercetti e metta insieme il tutto, per non determinare sprechi, connettendo le misure anticrisi che Regione per Regione si sta mettendo in conto.
Come affrontare questo tempo dei sistemi produttivi, della crisi e delle difficoltà che le nostre famiglie nel contesto del Mezzogiorno, nelle famose statistiche della Basilicata, dove la povertà viene registrata certe volte senza gli approfondimenti dovuti ma sicuramente facendo risaltare gli elementi difficili dentro ai quali sistemi produttivi e famiglie stanno in questo tempo purtroppo agendo.
Come affrontare questo tempo? Io direi alcuni spunti. La legge sulla competitività mi sembra dopo quella sui siti in crisi e i siti produttivi un buon lavoro, che nasce da un confronto importante con il Sindacato e con l’industria, che articola incentivi e strumenti di ingegneria finanziaria che prova a fare una doppia operazione, quella dell’ispessimento dell’azienda presente perché la piccola dimensione è una delle difficoltà del sistema produttivo della nostra regione e quella dell’infittimento dei sistemi produttivi, cioè tentando e provando, scegliendo settori importanti che possono essere resistenti a questo ciclo difficile dell’economia nazionale e comunitaria, sostenendo settori nuovi ed innovativi dando le giuste e doverose opportunità finanziarie, nel bilancio che voi state commentando che si legge soprattutto nelle tabelle e un po’ meno negli articoli della Finanziaria, voi noterete che nel programma operativo 2007-2013 tra fondi FAS, fondi del programma operativo, risorse residue regionali, quelle del bilancio delle royalties in Val D’Agri, quelle del senisese, la gamma di strumenti che messa in conto dentro il disegno di legge sulla competività sarà robustamente e consistentemente finanziata.
Sono le cifre più grandi anche in un’operazione di rimodulazione che abbiamo fatto nei programmi già, allocando soprattutto nel sostegno ai sistemi produttivi e di ingegneria finanziaria le misure che dovranno offrire più continuità alle nostre imprese.
Le misure per l’energia che sono contenute nella Finanziaria già sono un elemento anticiclico importante, se le valutate con attenzione, c’è la possibilità, calcoliamo noi di mobilitare 200 milioni di investimento sul patrimonio pubblico della nostra regione coinvolgendo il sistema imprenditoriale attraverso un’articolata presenza e forza ed intraprendenza che la società energetica lucana dentro a quel disegno di legge che voi state valutando in Commissione potrà in qualche modo far agire.
E’ vero, ammetto, con moltissimo rispetto per quest’aula, sull’energia ci siamo in qualche modo creati un problema da solo, non era scritto da nessuna parte che dovevamo approvare un piano energetico ambientale. E’ stata una positiva scelta in termini programmatici che il Governo regionale ha fatto sapendo quali erano le dimensioni del settore energetico in Basilicata, la prima produttrice in Italia, ma ci ritornerò su questo tema di energia primaria.
Abbiamo fatto una moratoria perché avevamo in mente una regione anche turistica, una regione della fruizione ambientale dei beni culturali quando abbiamo approvato quella moratoria sull’energia, sapevamo che non dovevamo deturpare, non dovevamo far saltare il livello della sostenibilità e della compatibilità anche di iniziative importanti del settore dell’energia, tenendo da conto qual è il destino, la forza, l’immagine anche di questa regione e quello che può spendere in termini di talenti anche in altri settori la Basilicata.
Forse è vero, qui sì abbiamo perso un po’ di tempo, il piano energetico nella sua elaborazione tecnica è pronto, dobbiamo nei prossimi giorni far sì che possa essere immediatamente presentato alla vostra discussione, perché lì dentro con le anticipazioni che ci sono già dentro la Finanziaria regionale, noi pensiamo che ci possano essere opportunità per la Basilicata, per le Pubbliche Amministrazioni, per le famiglie come abbiamo sperimentato con la manovra sul gas ed anche per le imprese.
Sul tema dell’energia io vi chiedo di fare una riflessione in più, il petrolio, è diventato un argomento più difficile, più complicato e chiedo soprattutto al reparto della minoranza che ha il Governo del paese, lo chiedo quasi ufficialmente in questa circostanza. Vogliamo smettere di collocarci responsabilità che pure ci possono essere su questi temi, pensiamo che com’è stato anche in un altro tempo della vita pubblica, il settore dell’energia e dell’attività estrattiva con le grandi esigenze dello Stato e le grandi esigenze della Basilicata si possa contemperare ed articolare in una dimensione soltanto regionale.
Siete o non siete disponibili? Io penso che siete disponibili da quello che ci dite tutti i giorni, ad attivare anche le vostre relazioni istituzionali, per costruire domani mattina un tavolo come c’è sempre stato in un altro tempo della vita pubblica, un tavolo sul settore più importante dell’energia del nostro paese in questa regione che è quello del petrolio, o dobbiamo agire facendo un’azione, come abbiamo fatto in questi mesi, di difesa, certe volte anche difficile perché la legge Tremonti del mese di luglio era una sostanziale operazione di scippo delle nostre risorse finanziarie, intorno alla quale abbiamo trovato la solidarietà, la collaborazione ed anche l’adesione di altre regioni.
Ci siamo riusciti in quel momento, perché si discuteva di federalismo e perché era difficile anche per il Governo, se non per molti aspetti imbarazzante per il Governo ripetere la buona novella del federalismo ed agire in alcuni provvedimenti in maniera anche così scomposta, anche quello che sta succedendo con il 14/41 ter ed io spero che non la sottovalutiate nemmeno voi del centrodestra questa iniziativa.
Io capisco che il nostro paese abbia una grande difficoltà nel settore dell’energia. Siamo un paese gas-dipendente, a deficit energetico, la più alta bolletta per le industrie e per le famiglie d’Europa. Sono noti i dati dell’Italia e capisco che c’è anche un’azione del Governo nazionale che prova a velocizzare percorsi e approvvigionamento di fondi energetiche. Ovviamente io su altri campi io la penso totalmente ed in maniera diversa rispetto al Governo, il nucleare, le cose che state ascoltando.
Io non voglio non tener conto anche di questa esigenza del paese. Ma pensate che da soli o da solo il Governo regionale, anche in una interazione istituzionale che stiamo provando giorno per giorno, vi assicuro, senza rinchiuderci in azione di marca partitica o meno che mai di marca politica in questa relazione del Governo, possiamo agire insieme per consentire alla Basilicata nuove opportunità, ci sono questi spazi?
La stessa cosa direi sull’acqua. Io vi vorrei sollecitare ad un approfondimento, perché non è una questione del Commissario dell’EPRI, o dell’accordo tra Amendola e De Filippo su Acqua Spa, o di chi deve pagare i debiti soltanto. E’ una dimensione istituzionale che solo su un campo di relazioni positive, favorevoli ai territori a paese, noi possiamo in qualche modo determinare effetti positivi, se no succede quello che è successo per il Parco Nazionale della Val D’Agri.
Ci sono materie che devono essere obbligatoriamente articolati in una dimensione di relazioni regionali-nazionali. Vogliamo fare veramente questa attività insieme?
Io sono pronto, il Governo è pronto, è disponibile. Anche sull’Acqua si può aprire un contenzioso costituzionale, straordinario, che ovviamente in questo momento con molta cautela, anche se abbiamo avuto incontri tra l’informativo e certe volte un po’ anche disorientanti con il Ministero dell’Agricoltura non siamo ancora riusciti a trovare un luogo, a trovare un metodo per poter lavorare insieme su una fondamentale risorsa, che è quella idrica che riguarda il destino di due regioni e che ovviamente riguardando il destino di due regioni non può essere articolata, gestita ed in qualche modo governata senza il protagonismo di queste regioni.
Quindi sul petrolio ed acqua serve sicuramente un nuovo protagonismo della Regione, ma serve anche un’attenzione più corretta del Governo nazionale.
Per le famiglie. Noi abbiamo, come dicevo all’inizio, stiamo verificando tutti gli strumenti che il Governo nazionale ha messo nella misura del decreto anticrisi che ha proposto alla discussione del Parlamento e delle Regioni.
C’è dentro la Finanziaria regionale uno sforzo importante che possiamo migliorare: la replica, aggiornata, verificata, migliorata di Cittadinanza Solidale; un ottimo strumento quale è quello dell’abbassamento della bolletta energetica e del gas, potenzialmente ampliabile a tutti i cittadini della Basilicata, dopo la positiva sperimentazione del 2008, che ha intercettato 163.000 utenti che hanno avuto l’abbattimento del 15% della bolletta energetica e 12.000 utenti che hanno avuto l’abbattimento di circa il 35% della bolletta energetica.
Abbiamo messo risorse finanziarie sufficienti dentro la Finanziaria regionale per poter agire per tutti i 210.000 nuclei familiari della regione Basilicata, utilizzando lo strumento che sarà forse quello del bonus energetico per tutti.
C’è lo sforzo importante sulle politiche sociali nella Finanziaria. Noi abbiamo avuto una evidente, netta, chiara decurtazione delle risorse del fondo sociale per almeno cinque milioni di euro nel corso del 2008. I servizi per gli anziani, per l’infanzia, per i tossico dipendenti, per l’handicap, potevano essere a rischio. Ci siamo caricati sostanzialmente noi di queste possibilità perché non volevamo minimamente allentare l’articolazione dei servizi sul nostro territorio regionale.
Si aggiunge, molto velocemente, a queste due crisi, quella delle famiglie e quella dei sistemi produttivi, in maniera da complicare non poco il campo della nostra azione, lo ammetto, una crisi politica che nasce in un campo complicato e difficile qual è in questo tempo quello del centro-sinistra regionale, che ha conosciuto, nel corso del 2008, dopo le elezioni politiche, una difficoltà evidente. Ci siamo incamminati sul più bel punto del programma, che era quello delle riforme, con un documento firmato da 21 Consiglieri. Era il segno evidente di una difficoltà che c’era nel centro-sinistra che aveva dato origini alla maggioranza e al governo nel 2005.
Negli incontri che ho tenuto con i Partiti in questi giorni ho registrato però non solo la consapevolezza di questa difficoltà, ma ancora una grande voglia di andare avanti, di agire, di rafforzare il rapporto tra governo e decisione, di costruire un perimetro all’interno del quale questa difficoltà e questa crisi si possa affrontare se non risolvere.
E’ una crisi politica ed è una crisi anche di rappresentanza, anche questa nel bel mezzo di una grande difficoltà di grandi problemi che il quadro politico nazionale sta, nel corso di questo anno, offrendo alla discussione pubblica delle forze politiche.
E’ una crisi di rappresentanza ed una crisi politica che noi non possiamo non tener conto nella valutazione e nella discussione che dobbiamo fare nei prossimi giorni.
La prima e la seconda questione, quella delle famiglie e quella delle imprese, per dirla in sintesi, si affronta più e meglio, vorrei dire alla maggioranza, se all’interno della stessa si ripristina l’articolazione giusta di un governo fatto di punti chiari anche in termini di forze politiche, non soggetto, direi, e non sottoponibile anche alla pur necessaria autonomia nella dinamica istituzionale della valutazione degli atti che diventa una eterodossia permanente e costante che fa soggiacere anche le azioni che il governo può mettere in campo, a rallentamenti ed anche i risultati che questo governo e la maggioranza ha saputo conquistare in questo tempo difficile della vita pubblica sono con molta evidenza incrinati, maculati, deturpati per molti aspetti, da una discussione interna che ha in qualche modo reso difficile e complicato, se non incomprensibile, il nostro messaggio.
Io mi domando, e vi domando, lo domando soprattutto alla maggioranza, siamo in condizione di poter ancora contribuire e di agire sulla prima e sulla seconda crisi, che è quella che dobbiamo tenere di fronte nei prossimi anni, ovviamente aspettando ed articolando le nostre politiche regionali, come ho detto, con le politiche nazionali e, speriamo, anche con le politiche comunitarie. Perché Barroso in questi giorni ha presentato un documento anti crisi per la rimodulazione dell’intero impianto regolamentare della Comunità Economica Europea per offrire all’Europa nuove risorse finanziarie più disponibili per gli eventi difficili che il nostro continente sta attraversando.
Voi pensate che noi possiamo, in questo quadro di difficoltà, aggiungere ancora una crisi politica e di rappresentanza? Nessun Partito escluso? O movimenti? O dobbiamo fare uno sforzo, non so se l’ultimo o il penultimo, ma sicuramente fondamentale, per molti aspetti esiziale per la vita della Regione.
Dobbiamo fare lo sforzo di sintesi, di responsabilità, abbassare bandiere inutili, alzare la bandiera della Basilicata se abbiamo voglia, per un anno e mezzo ancora, di fare questa attività e di fare questo lavoro.
E’ evidente che c’è una crisi che attraversa il Consiglio Regionale, ci sono gruppi che sono nati con quattro Consiglieri, oggi questi gruppi si sono moltiplicati per quattro. C’è un’articolazione che non è soltanto nella libera scelta e nella libera autonomia del Consigliere, che è anche inquadrata, come ho detto, in un contesto più generale, ma la Basilicata e la politica della Basilicata ha la possibilità e la capacità e l’originalità, anche in un quadro complesso, di mettere in campo le azioni per i sistemi produttivi per le famiglie e di riarticolare anche una migliore ed una più buona politica, nel frattempo che noi dobbiamo attraversare questo tempo difficile? Siamo in condizioni di poterlo fare?
Io credo che è dentro a questo clima che si dimette il Vice Presidente della Regione. Dimissioni che, con molta franchezza, e con molta amicizia e molto rispetto, io non ho condiviso. E’ noto. Ma è dentro questo clima che si è dimesso Folino.
Se noi ci soffermiamo, come capita in questi giorni, ad un esame, come dire, in medicina, eziologico, delle cause, di quelle dimissioni, ed articoliamo quelle dimissioni e quelle cause soltanto con problemi di organigramma, dibattito interno nel Partito Democratico, io penso che facciamo un grave danno al centro-sinistra, alla maggioranza e, per molti aspetti, alla Basilicata. Facciamo molti danni.
La parola crisi contiene tanti significati, significa anche svolta nella sua antica etimologia.
Noi non dobbiamo necessariamente continuare, come dice molte volte la minoranza, abitare comodamente la complessità, che significa sostanzialmente dire cosa possiamo fare. Il tempo è difficile, il mondo va male, l’Italia non gira bene, la Basilicata è un luogo arreso in questo paese insieme al Mezzogiorno, che vive tempi complicati e difficili.
Io dico no, noi abbiamo il dovere di coordinare le azioni che ho detto prima, le misure anticicliche regionali che ho indicato, quella sui sistemi produttivi. Ma la politica nel frattempo che fa queste azioni deve agire al proprio interno, riarticolarsi. Perciò questa è una crisi non di governo, è una crisi politica. C’è una grande differenza, mi consentite, io ne ho preso coscienza, non solo dal dibattito interno del maggiore Partito, e devo dire la verità, con molta franchezza, vedo poche strade di fronte a noi. Io spero che sappiamo imboccare quella buona.
E’ una crisi politica e non di Governo, perché non si tratta soltanto di rimettere in piedi un Governo e di far sì che esso continui ad agire sugli atti, sui programmi, sulle azioni che io ho voluto indicarvi anche velocemente. Questo è un dovere importante che dobbiamo mettere in cammino.
E’ una crisi politica, perché se mentre noi definiamo questa operazione non capiamo quello che c’è nel campo del centro-sinistra tutto ciò che uscirà da questa nostra riflessione sarà sicuramente debole. Ho visto un articolarsi anche positivo di adesioni. Incontro in questo Consiglio un’interessante articolazione anche delle minoranze. Il presidio legittimo, anche clamoroso, che ha fatto una parte della minoranza per sollecitarci ad una riflessione, un’altra posizione di un’altra parte di questa parte del Consiglio, dell’UDC che ha un atteggiamento che io reputo diverso, un atteggiamento più costruttivo, nel merito delle questioni. Noi siamo molto attenti all’elaborazione e alla dinamica che un partito sta elaborando. Lo dico al centro sinistra originale, quello che nasce nel 2005, che ha bisogno di riorganizzarsi e disputare anche i tempi nuovi della politica regionale e nazionale.
Perciò è una crisi politica e non è solo una crisi di Governo. Noi abbiamo in conto che questo percorso può essere svolto ancora con molta autorevolezza e con molta forza. Ho incontrato gruppi politici e partiti nei giorni precedenti. Non ho registrato scoramento. Ho registrato molte preoccupazioni, analisi condivise, valutazioni comuni su quello che la nostra regione sta vivendo.
Ho registrato altresì una voglia di riprendere il cammino, di costruire percorsi ancora a favore della Basilicata. Spero che il dibattito di oggi e quello che ne seguirà potrà dare a me e alla maggioranza gli elementi utili e necessari per affrontare una delle difficoltà più complicate che in questa legislatura noi stiamo conoscendo. La crisi economica, una crisi di rappresentanza, una crisi politica. Tre grandi questioni che moltiplicano di chissà quanto le nostre difficoltà. Io penso che proprio partendo dalla chiarezza e anche dall’evidente difficoltà che ci è stata segnalata da un’autorevole rappresentante di questo Consiglio noi potremo agire meglio nei prossimi mesi, pur sapendo e pur valutando quell’atto eccessivo e che ci mette in una palese difficoltà a poter elaborare percorsi nuovi".



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