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| Le «serre d'oro» dell'Università lucana |
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5/12/2008 |
| Definirlo uno spreco è poco. Dodici miliardi delle vecchie lire per creare degrado, sporcizia, abbandono. Soldi del post-terremoto ‘80 che, come nel caso della reindustrializzazione bluff, dovevano servire a «fertilizzare» il terreno dello sviluppo e, invece, hanno finito per incrementare l’elen - co delle incompiute e delle contraddizioni della ricostruzione. Un posto di primo piano nella «lista della spesa» figurano le oltre venti serre costruite circa vent’anni fa nel campus universitario di Macchia Romana, a Potenza. Erano state pensate per offrire agli studenti della facoltà di Agraria «laboratori» in cui mettere in pratica le teorie e le nozioni imparate sui libri. Senza dover ricorrere, dunque, ad aziende esterne per stage e periodi di sperimentazione.
Buone intenzioni, certo, ma la realtà è completamente diversa. Oggi di quelle serre non restano che vetri rotti, immondizia, perdite d’acqua. Già, perché dalle condotte sistemate all’interno - ormai provate dal tempo e dall’incuria - le infiltrazioni sono all’ordine del giorno. Fino a qualche tempo fa si ipotizzava una riqualificazione dei siti, magari coinvolgendo privati a cui darli in gestione. Un modo per recuperare il recuperabile e non vanificare completamente i fondi spesi. Ma con il passare degli anni anche questa idea si è «sbiadita», schiacciata dalle considerazioni sui costi legati alla manutenzione, al riscaldamento e a un’opera di ristrutturazione non certo semplice. Fattori che, tra l’altro, hanno tenuto alla larga potenziali gestori.
Ecco perché oggi non c’è traccia di un recupero delle serre nei programmi triennali delle opere pubbliche dell’Università. Nel frattempo prende sempre più corpo la proposta di uno smantellamento completo degli impianti. Insomma, l’ateneo lucano si appresta a gettare la spugna, avviandosi a cancellare una «vergogna» che doveva costituire un gioiello di efficienza e funzionalità al servizio degli studenti lucani. Le serre dovrebbero lasciare spazio ad una biblioteca e un asilo nido a disposizione del personale amministrativo.
Con quali soldi? Pubblici, naturalmente. Finita la mungitura delle vacche (grasse) del post-terremoto, ci si è rivolti al Cipe presentando un progetto che è in fase avanzata. Si parla di 6 milioni di euro, praticamente la stessa cifra spesa per realizzare le serre. Nuovi fondi su vecchi fondi, direbbe Gian Antonio Stella, bruciati dalla sciatteria e dalla scarsa lungimiranza di chi ha voluto quelle serre troppo costose anche sul fronte della gestione. Non resta che aggrapparsi alla speranza che la biblioteca e l’asilo nido abbiano miglior sorte.
Massimo Brancati
La Gazzetta del Mezzogiorno
SARANNO SMANTELLATE, AL LORO POSTO VERRANNO REALIZZATE UNA BIBLIOTECA E UN ASILO NIDO
Non solo abbandono, spreco di fondi pubblici e sogni svaniti. C’è chi segnala la presenza, all’interno delle serre mai utilizzate di amianto, materiale considerato dai primi anni ‘90 «cancerogeno». Una presenza subito smentita dall’ateneo lucano: «Non contengono amianto e saranno presto smantellate». Ma che fine faranno i capannoni? Un progetto di riqualificazione dell’a re a prevede che nella zona dove insistono le serre «fredde», mai utilizzate, della facoltà di agraria, sorgerà la nuova biblioteca del campus di Macchia Romana e un asilo nido a servizio dei docenti e del personale tecnico-amministrativo dell’università.
A precisare le motivazioni del mancato utilizzo e a dare rassicurazioni sulla presunta presenza di amianto è la preside della facoltà di Agraria, Ivana Greco. «La realizzazione di quelle serre risale al progetto originario del Campus di Macchia Romana e, già, quando si partì con il progetto definitivo del Campus, io e altri colleghi, dicemmo molto chiaramente che quelle serre, per il clima della città, non potevano essere utilizzate perché prive di condizionatori. Ma era troppo tardi e quindi furono comunque realizzate». Sulla presunta presenza di amianto, segnalata dai cittadini, la preside Greco ha, inoltre, precisato: «Non mi risulta che fra i materiali con cui si realizzano le serre ci sia l’amianto. Le strutture sono in ferro, poliuretano, vetro».
Inutilizzate per vent’anni, le serre fredde di Macchia Romana saranno presto smantellate per fare posto a due nuove strutture. La zona in cui sono collocate sarà presto riqualificata con un intervento, finanziato dal Cipe, dall’importo complessivo di 6 milioni di euro. Il progetto, presentato su iniziativa di Regione e Università, «è già in fase avanzata» come ha spiegato il pro rettore Carmine Serio, e prevede «la realizzazione di un immobile da destinare a biblioteca per tutte le facoltà del campus e di un asilo nido a servizio del personale tecnico-amministrativo».
Ivana Infantino
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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