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Ferrovie Appulo Lucane "pagano" 51 milioni di euro ad azienda privata

4/12/2008



A scartamento ridotto sono sicuramente i binari delle Ferrovie Apulo Lucane, Fal. Forse lo è anche una buona parte di quello che si muove per, nel e dal Mezzogiorno, da sempre. Non è annoverabile in questa che non è più solamente una categoria tecnica, però, la vicenda di un lodo arbitrale che sta costando a tutti circa 51 miliardi di euro, 100 miliardi del vecchio conio. È un lodo di lusso in tempi di vacche magre non può non far discutere.


La notizia è rimasta sottottraccia, come quasi sempre accade per complicate vicende combattute sul filo di lama dei codici e nelle arene delle aule giudiziarie. Ma oggi è «sparata» in un documento unitario a firma delle organizzazioni di categoria provinciali Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti e Faisa Cisal. Si tratta di una lettera indirizzata, tra gli altri al ministero competente, in cui si ragiona sui pro e i contro dei binari a scartamento ridotto. Argomento preminente per i sindacati, che ritengono poco produttiva l’ipotesi di trasformare la linea Bari-Matera a scartamento ordinario, pur non escludendo pregiudizialmente questa prospettiva.


All’epoca si faceva riferimento «ai finanziamenti legati alla legge n.910 del 1986, destinati alle Fal..., che consistevano in lavori di armamento, segnalamento e sicurezza, e nella realizzazione di una variante di tracciato tra le stazioni di Marinella e Venusio (tratta Altamura-Matera) ed altro, che avrebbe dovuto svolgere la ditta Pizzarotti spa, in quanto li aveva ereditati dalla ditta Impregilio». Ebbene, i sindacati rivelano che «per tale sciagurata ipotesi, il ministero dei Trasporti, ancora oggi, paga un risarcimento dei danni subiti dalla Pizzarotti spa, di circa 51 milioni di euro a seguito della mancata realizzazione dei lavori». Si versano soldi per opere che non ci sono. Sì, è questo il senso.

Nella lettera si chiede al ministero «di far luce e accertare se vi siano delle responsabilità di chi forse, artatamente, ha prodotto tale danno all’erario. E ancora perchè tanto silenzio sulla grande incompiuta delle Ferrovie dello Stato Ferrandina-Matera, sui cui binari sono stati consumati circa 600 miliardi del vecchio conio, mentre continua a languire nell’incertezza più assoluta».


Si sollecita Roma che ovviamente interessano anche i lavoratori Fal, ovvero «il mancato approvigionamento di materiale rotabile e di impianti tecnologici avanzati per le Fal». Risposte che si potrebbero tradurre in un accertamento della verità sul lodo arbitrale di 51 milioni di euro, «cifra cospicua che oggi forse sarebbe servita per l’acquisto di materiale rotabile (circa 12 unità di trazione) atto a soddisfare le particolari condizioni precarie do mobilità per i cittadini lucani e pugliesi».


In pratica, i sindacati condannano gli sprechi e difendono lo scartamento ridotto in quanto la radicalizzazione delle Fal sul territorio, se ben gestita, a loro giudizio, dovrebbe poter significare «fruibilità di servizi sempre più aderente alle necessità di decine di migliaia di cittadini», la cui plastica traduzione dovrebbe avvenire «dando rispondenza a quanto richiesto dai cittadini lucani e pugliesi in termini di efficienza e di rapidità sul fronte della mobilità». Insomma, per le organizzazioni di categoria, «la tanto vituperata e derisa ferrovia per il suo scartamento di dimensioni ridotte (0,950 metri) rappresenta le condizioni ottimali per penetrare nel cuore delle città servite, senza grave impatto ambientale, superando raggi di curvatura molto limitati e aggirando improvvise altimetrie fino al 55 per cento senza l’ausilio di alcun adduttore come la cremagliera».

E poi, «le Fal spostano un bacino d’utenza che altrimenti significherebbe riversare su arterie stradali già intasate di loro». A questo arco vengono ricondotte altri argomenti ancora, tutti tesi a dimostrare, a partire dalla fine ingloriosa dei 51 milioni di euro, che, dispendio di risorse a parte, non sempre si ottengono meccanicamente buoni servizi per le due regioni confinanti.

[p.d.]
La Gazzetta del Mezzogiorno



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