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De Filippo: "Crisi, superare gli steccati"

2/12/2008



“La Basilicata è nella morsa della crisi economica. La più devastante dal dopoguerra. I dati statistici parlano'di una sostanziale riduzione della base produttiva, di un incremento delle situazioni di sofferenza aziendale, di un peggioramento complessivo delle condizioni di occupazione e occupabilità sul mercato del lavoro. Il presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo, è consapevole 'della drammaticità della situazione; ma invita a superare gli steccati lucani quando si parla di débacle del sistema industriale: «L'economia regionale ha una massa critica troppo piccola per poter andare in controtendenza rispetto alla congiuntura nazionale e, quindi, il rallentamento è da attribuirsi primariamente al ciclo economico nazionale che condiziona in misura determinante l'assorbimento di prodotti industriali lucani in termini di consumi e di flussi turistici di connazionali».

Insomma, lei dice che non c'è una specificità lucana della crisi. Il rallentamento deriverebbe direttamente da fenomeni macroeconomici...
Proprio così. Fenomeni che nascono al di fuori della Basilicata e non controllabili dal "policy maker regionale". In primis, il rallentamento evidente dei consumi interni deriva da questioni di scala nazionale. Infatti, è stato generato in parte da un calo dèll'indice di fiducia dei consumatori che di riflesso si insinua anche fra le famiglie lucane.

Ma cosa sta facendo la Regione Basilicata per tamponare l'emergenza?
Accanto a misure già attivate nei mesi scorsi per la reindustrializzazione dei siti dismessi e per il consolidamento delle attività esistenti abbiamo previsto un disegno di legge sulla competitività. L'obiettivo del governo regionale è chiaro: vogliamo definire strumenti agili e flessibili, procedure rapide e trasparenti e regole certe su cui basare l'attivazione degli incentivi. Le imprese potranno ricevere un mix di agevolazioni (garanzie dirette, interessi, contributi in conto capitale) in grado di premiare i progetti innovativi e favorire l'innovazione tecnologica di prodotto e di processo.

Aiuti più mirati, dunque. Ma che modo?

Dovranno tendere soprattutto a incentivare la ricerca e l'innovazione, il miglioramento dell'interazione tra le imprese e il sistema creditizio, l'associazionismo d'impresa, l'internazionalizzazione delle aziende, iniziative nei settori dell'ambiente e dell'uso innovativo delle risorse energetiche.

A proposito di energia, la Basilicata, sul fronte petrolio, rischia di non avere più il controllo della situazione:con l'approvazione del disegno di legge 141-ter i permessi di ricerca per le concessioni per l'estrazione di idrocarburi potrebbero essere rilasciati senza l'intesa Stato Regione. Uno scippo?

Sì, uno scippo per tutti i territori interessati. Ecco perché in sede di conferenza Stato-Regioni i governi locali hanno sposato la nostra tesi secondo la quale le attività connesse alla ricerca ed estrazione di idrocarburi dovranno rimanere in capo alle Regioni. E questo vale per tutti i momenti del processo: dall'autorizzazione della ricerca, all' esplorazione e all' estrazione.

Proprio grazie alle royalty del petrolio il governo lucano ha attivato una misura che consente alle famiglie di risparmiare sulla bolletta del gas fino a un massimo di 680 euro. Questo provvedimento potrebbe essere esteso anche alle aziende, in modo da creare vantaggi localizzativi?

Con la costituzione della Sel (Società energetica lucana) intendiamo promuovere proprio il risparmio e l'efficienza energetica anche per le imprese. Stiamo studiando un meccanismo che, con ogni probabilità, avrà un carattere premiale: saranno cioè garantiti sconti alle aziende che si mostreranno capaci di effettuare risparmi nei consumi energetici.


Presidente, nonostante tutto lei continua a professare ottimismo. Da dove deriva questa sua fiducia a oltranza sulla ripresa?
Nel buio delle criticità, che sono innegabili, si rischia di ignorare lampi di fenomeni in contro­tendenza. Ignorati o fagocitati da considerazioni pessimistiche. Un esempio è la ripresa importante dei flussi turistici, cresciuti del 4,8% in termini di presenze, dopo un risultato deludente nel 2006 e stazionario nel 2007, e in un contesto di mercato turistico nazionale nettamente sfavorevole, ottenuta grazie a un incremento cospicuo del segmento estero (+8,3%), il più difficile da presidiare in termini competitivi, quindi anche il più indicativo di una rinnovata attrattività del prodotto Basilicata sui mercati turistici.

La Basilicata sarà anche più attrattiva, ma la percezione è di un territorio debole, in cui fioccano crisi aziendali e aumentano i poveri...

Siamo di fronte a un fenomeno di "crescita senza sviluppo", con la crisi che ha diffuso insicurezza. Vogliamo creare progetti che, al di là degli ambiti di intervento, mirino a creare un clima di fiducia. Siamo consapevoli che la ripresa vada rafforzata con adeguate politiche regionali.

Politiche che dovranno fare i conti con il federalismo. Una sciagura per la Basilicata o un'opportunità?

Non abbiamo paura del federalismo, perché la Regione Basilicata ha conti in ordine ed equilibrio finanziario sulla sanità e ha saputo percorrere con largo anticipo e buona riuscita il complicato cammino delle riforme strutturali e di sistema. Disponiamo di un patrimonio significativo di risorse naturali e di capitale umano con cui può impegnare ambizioni e opportunità del futuro ed esercitare il suo sguardo sul mondo intero. A tutto questo si potranno aggiungere i risultati della vittoria federalista della Basilicata: la partecipazione al gettito fiscale delle accise sulla produzione petrolifera e l'attribuzione di una quota aggiuntiva del fondo perequativo a vantaggio delle Regioni a minore dimensione demografica.

Che Basilicata devono aspettarsi i giovani ?

Loro, insieme ai programmi per innovazione e qualità, sono al centro dell'azione di governo in Basilicata. Bisogna tener conto che i nostri ragazzi presentano la caratteristiche di essere, per la stragrande maggioranza, laureati e diplomati. La forza lavoro lucana, infatti, ha un livello di scolarizzazione media superiore rispetto al resto del Sud ( i diplomati e laureati costituiscono, infatti, il 53,8% della forza lavoro regionale, a fronte di un dato del 51% per le regioni del Mezzogiorno). Quindi il nodo è quello di creare non un'occupazione qualsiasi, ma di rendere disponibili livelli alti. E non è cosa semplice”.

Massimo Brancati
Luigia Ierace

Il Sole 24Ore



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