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| Parco Val d'Agri: le priorità di Totaro, le richieste locali. In attesa del Tar |
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28/11/2008 |
| Chiudere in tempi brevi la questione legata alla nomina del direttivo e del presidente, altrettanto in fretta redigere il piano del Parco e agire in sinergia con tutti i soggetti chiamati ad operare nel territorio dell’area protetta: questo si augura il commissario del Parco Val d’Agri-Lagonegrese-Appennino Lucano, Domenico Totaro. Le richieste e i suggerimenti da parte delle associazioni ambientaliste e da chi opera per la tutela e la valorizzazione del territorio non si sono fatte attendere. A cominciare da “strumenti reali” chiesti dal Corpo Forestale, che servano per capire con precisione dove il parco comincia e dove finisce; “occorre- chiede un rappresentante del Cai- non tralasciare la sentieristica e capire se è possibile mettere a norma gli impianti sciistici già esistenti”. Confini e perimetrazione comprensibile, dunque, soprattutto per chi nel Parco dovrà viversi e produrre.
“E’ importante- spiega Totaro- avere bene in mente il territorio del parco e comprendere perfettamente lo stato delle delimitazioni. Per questo è fondamentale il reperimento del materiale cartografico a scala ridotta per una maggiore precisione della mappatura; occorre rilanciare le attività dei centri di educazione ambientale presenti nel territorio . A tal proposito ho già contattato il dirigente scolastico regionale per portare avanti attività di sensibilizzazione nelle scuole. Bisogna anche mettere insieme gli enti che si occupano di ricerca sia da un punto di vista ambientale che energetico, come le università, il CNR, l’Inea, l’Agrobios. Occorre esaltare le ricchezze culturali, storiche e architettoniche dell’area protetta e questo non vuol dire trasformare il parco in una bacheca bella solo da ammirare, ma occorre dare ad esso un impulso operativo in grado di valorizzare le risorse umane presenti. Tutto con la concertazione degli amministratori dell’area. A tal proposito mi auguro che in tempi brevi possano essere eletti direttivo e presidente e che non si ripetano gli errori della guerra di municipalità fatta per anni nel Parco del Pollino”.
Intanto il 5 gennaio prossimo il Tribunale Amministrativo Regionale dovrebbe esprimersi in merito al ricorso fatto dalla Regione Basilicata sulla nomina da parte del Ministero dell’Ambiente del commissario straordinario del Parco. “Un ricorso guisto- come si era espressa anche Legambiente Basilicata- perché il Parco della Val d’Agri ha bisogno di iniziare la sua attività anche con il consenso delle istituzioni”.
Qualsiasi argomento di valorizzazione e tutela del territorio nel Parco Val d’Agri-Lagonegrese-Appennino Lucano non può prescindere dall’”inquilino” più ingombrante dell’area: il petrolio. Una convivenza, quella delle risorse ambientali e dell’oro nero, che c’è e non si può eliminare. “Petrolio e ambiente - spiega Totaro- devono, si, coesistere, senza però che il primo disturbi il secondo”. La necessità, spiegata dal neo-commissario e chiesta a gran voce da associazioni ed enti preposti alla tutela del territorio, è capire come il futuro ente parco possa avere forza critica per portare avanti una campagna di sensibilizzazione e soprattutto di controllo in tema di petrolio. Controllo vuol dire prioritariamente rapportarsi e dialogare con chi si occupa di monitoraggio, come l’Arpab. C’è, però, chi fa notare l’esistenza di pozzi di estrazione petrolifera in zone a protezione speciale. Si dovrà capire in che modo potrà trovare concretezza una legge del 1991(è il presidente del WWF Basilicata Vito Mazzilli a citarla) in base alla quale dopo l’istituzione di un’area protetta le estrazioni presenti in quella stessa area, anche se hanno avuto le concessioni prima della sua istituzione, devono fare marcia indietro.
Tra i temi spesso discussi legati al petrolio quello relativo alla necessità di un ripristino del territorio quando le estrazioni si esauriranno, smantellando i chilometri di oleodotti interrati che “già oggi- spiegano le associazioni- costituiscono una minaccia alla salubrità e all’integrità del territorio della Val d’Agri”.
Ma petrolio vuol dire anche royalties: attualmente il commissario del parco ha a disposizione circa un milione e 700mila euro di cassa spendibili per far partire la macchina amministrativo-burocratica. Ma, come chiedono anche alcune associazioni ambientaliste, occorre che una quota rilevante delle royalties che spettano al territorio siano destinate per la tutela e la valorizzazione ambientali.
La prima volta che in Basilicata si sentì parlare della possibilità di avere un’area protetta nel territorio della Val d’Agri risale alla finanziaria del 1988. Dopo una lunga serie di discussioni, in merito soprattutto alle possibili perimetrazioni del parco e del numero di comuni da inserire al suo interno, oggi la mappatura dell’area comprende 29 territori comunali (ieri erroneamente era stato scritto 30), su 7 comunità montane, su una superficie di quasi 68mila ettari di terreno. Solo due comuni vedono il proprio territorio completamente incluso nel parco (Spinoso e S. Martino d’Agri) seguiti da Moliterno (94%). Otto comuni su 29 hanno oltre il 50 per cento del territorio nell’area protetta. Alcuni, al contrario, hanno soltanto aree irrisorie comprese nella perimetrazione (il 5 o il 6 per cento). Tre Comuni (Lauria, Castelsaraceno e Carbone) hanno il proprio territorio comunale compreso in due parchi nazionali e 15 comuni hanno il proprio centro abitato fuori dal parco.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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