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| Matera, si occupano di 70 ragazzi ma la convenzione è scaduta |
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24/11/2008 |
| Disagi economici, divorzi e separazioni, difficoltà nei rapporti genitoriali sono solo alcune delle cause che giustificano il ricorso all’af fidamento dei minori ad associazioni abilitate ad occuparsi dei bambini. Una realtà che va ben al di là dei numeri ufficiali, un universo variegato che spesso sfugge ai dati, anche per l’indifferenza delle strutture pubbliche ad affrontare il problema in maniera completa. I 70 minori seguiti da alcune associazioni cittadine, su richiesta delle famiglie o per affidamento giudiziale disposto su proposta dei servizi socio-assistenziali, sono solo una parte di questo disagio.
Il Girasole, Il Beccogiallo, Vincenziane e Puzzle sono soggetti affidatari nella comunità materana. Un impegno che va al di là del semplice riconoscimento economico, tanto che da settembre scorso, cioè da quando è scaduta la convenzione con cui i sodalizi venivano incaricati di gestire il servizio di affido comunale, continuano ad ospitare i ragazzini. Vanno avanti lo stesso, dunque, ma ora non possono che sollevare il problema.
Tina Iacovuzzi, dell’associazione “Il Girasole”, manifesta tutto il suo disappunto: «È da oltre dieci anni che garantiamo un minimo di prevenzione al disagio familiare ed economico. E sia chiaro, ad un costo praticamente simbolico per il Comune giacchè l’ente locale si carica di una tariffa che è pari a 1,29 euro ad ora. Nella stagione invernale, i bambini stanno da noi ogni pomeriggio, anche più del previsto. Fanno i compiti e tutte le altre attività che normalmente dovrebbero fare a casa. Ci occupiamo, ad esempio, dei rapporti con gli insegnanti, all’acquisto dei libri e delle attrezzature scolastiche. Credo che le associazioni affidatarie, che mettono a disposizione professionisti del settore con le dovute e specifiche competenze, siano una risorsa per il territorio e facciano tanto per migliorare la qualità di vita di chi vive nel disa gio».
Ma la convenzione è scaduta.
E se le associazioni avessero staccato la spina, quei 70 ragazzini che fine farebbero? «Sarebbe un guaio per loro e per le famiglie – risponde Iacovuzzi – . A dire il vero, negli anni scorsi, con altre amministrazioni comunali, il problema si è già ripresentato, ma poi, dopo le nostre sollecitazioni e l’interesse del Municipio, si provvedeva. L’ente locale si faceva avanti, interloquiva con noi. Questa volta sembra proprio che non sia così, si temporeggia, nessuno ci chiama e ci fa sapere sul da farsi. Per non parlare poi degli uffici comunali: per loro noi dobbiamo mollare perchè la convenzione è scaduta, punto e basta. Perchè continuate? Questo ci viene detto. Noi sappiamo bene che abbandonare i ragazzi, togliergli le possibilità di una vita migliore, significa spezzare una speranza, ed è per questo, pur col massimo dei sacrifici, che andiamo avanti».
Emilio Salierno
La Gazzetta del Mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
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