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| "La Corte Costituzionale depura l'ingiustizia" |
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15/11/2008 |
| A "Mi manda rai3" si è parlato della sentenza della Corte Costituzionale che sancisce che i cittadini non sono più tenuti a pagare il canone per la depurazione dell'acqua se, nel loro comune, il depuratore non c'è o non funziona. Una conquista per i cittadini, che sono arrivati nella trasmissione di pubblica utilità da tutta Italia: Gragnano, Cortona, Castellamare di Stabia e così via. Tutti a testimoniare di depuratori che ci sono ma che non funzionano, di contrade senza la copertura del servizio e di impianti di depurazione che inquinano invece di depurare.
Il Codacons avverte le aziende: commetterete reato di appropriazione indebita se il prossimo mese comparirà sulla bolletta dell'acqua la tariffa per la depurazione per i comuni che la depurazione non ce l'hanno. Nel frattempo, visto che la sentenza della Corte Costituzionale ha effetto retroattivo (cioè vale anche per i regressi), i cittadini possono chiedere il rimborso delle spese già pagate per i depuratori inesistenti. Belle cifre, visto che un terzo (circa 10 milioni) di famiglie italiane non ha il servizio a disposizione.
"Il problema- spiegano Luciano Baggiani, presidente Anea, l'assoziazione nazionale Autorità ed Enti d'Ambito e Mauro D'Ascenzi, presidente della Federutility (in rappresentanza delle aziende di servizi pubblici locali)- è che per restituire i soldi ai consumatori qualcuno ci deve dire dove prenderli". Ma come? E dove sono finiti i soldi presi "indebitamente"? "Sono serviti- dicono- per fare opere e investimenti nuovi. Mica basta un anno per fare tutto".
Già, ma neanche 10 anni, evidentemente.
Nel frattempo le aziende aumentano le tariffe: lo chiamano "adeguamento". Da qualche parte i soldi li devono pur recuparare, altrimenti dove si trovano i soldi per (non) costruire i depuratori?
Per scaricare il modulo di richiesta dei rimborsi potete cliccare il link:
http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=108868
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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