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ASI: ecco il potentato industriale

14/11/2008



Era tutto nelle mani di pochi funzionari. «Il solo direttore generale ha collezionato 13 incarichi per lavori di importo complessivo pari a 39 mila euro». All’Asi, secondo la procura, c’erano dei potentati. C’era un sodalizio criminoso che «deviava le risorse pubbliche». Il sostituto procuratore Francesco Basentini sospetta che alcuni imprenditori abbiano anche subito delle «costrizioni» per poter ottenere «l’aggiudicazione di un lotto» in un’area industriale. Il pm la chiama «concussione». In questa fase dell’indagine la natura di quelle «costrizioni » è ancora riservata. La condotta incriminata consiste nel farsi dare o nel farsi promettere denaro o un altro vantaggio anche non patrimoniale abusando della propria posizione. Ma è solo una delle contestazioni. L’ipotesi della procura è che gli indagati avrebbero predisposto bilanci falsi, distratto un finanziamento di 23 miliardi di lire elargiti dal ministero dell’Università e della Ricerca, pagato due volte una fattura di 520 milioni di lire a un'impresa di costruzioni e predisposto un falso programma di opere pubbliche. Quello che gestiva il Consorzio per lo sviluppo industriale di Potenza, secondo la procura, era un «sodalizio criminoso». «Deviavano le risorse pubbliche per realizzare i loro affari privati».Ecco quella che per la procura è un’associazione a delinquere: Mario Vasta, già presidente del consiglio d’amministrazione dell’Asi, Paolo Galante, vicepresidente, Vilma Mazzocco, Alessandro Gerardi, Angelo Ruggiero, Rocco Sarli e Donato Scavone, membri del consiglio d’amministrazione, Rocco Tramutola, presidente del collegio dei revisori dei conti dell’Asi, Tiziana De Bonis, consulente contabile esterno, Rocco Alfredo, direttore amministrativo, Mario Cerverizzo, direttore generale, Nunzio De Canio. Le operazioni, sospetta il sostituto procuratore Basentini, «erano in totale distonia con il core business dell’ente pubblico ». Questioni che ha spiegato al magistrato anche Donato Pafundi, ingegnere, e commissario straordinario per un mese. Ecco, secondo il commissario, come funzionava l’Asi di Mario Vasta. «Il consorzio gestisce direttamente numerose e strategiche opere pubbliche finanziate, in massima parte, dalla Regione Basilicata. Per la conduzione tecnica delle opere, il consorzio fa ricorso sia al personale interno, utilizzando la norma degli incentivi alla progettazione e sia alle consulenze esterne utilizzando per intero, e in alcuni casi superando, il finanziamento concesso per le spese generali. In tal modo la conduzione amministrativa delle opere pubbliche, si ripercuote negativamente, sia in termini economici che finanziari, sul bilancio del consorzio. La corretta e attenta gestione dei lavori pubblici, effettuata solo con l’oculato ricorso alla incentivazione del personale, consentirebbe di rimanere indenne da costi aggiuntivi». Così non è stato. E da qui è partita la procura.

Fabio Amendolara
Il Quotidiano della Basilicata



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