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All’Asi la lobby dei consulenti

12/11/2008



C’è chi sospetta che per poter ottenere un lotto nell’area industriale «bisognava prima passare da qualche studio». «Anomalie», le chiama il pm. Secondo gli investigatori, l’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Francesco Basentini, «l’assegnazione di lotti industriali alle imprese consorziate o comunque interessate a progetti di insediamento nell'area di Tito e di Potenza ha evidenziato una gestione interessata da parte dei vertici amministrativi dell'ente e di alcuni fidi consulenti esterni». L’ipotesi della procura è che gli indagati avrebbero predisposto bilanci falsi, distratto un finanziamento di 23 miliardi di lire elargiti dal ministero dell’Università e della Ricerca, pagato due volte una fattura di 520 milioni di lire a un'impresa di costruzioni e predispostounfalso programma di opere pubbliche. Quello che gestiva il Consorzio per lo sviluppo industriale di Potenza, secondo la procura, era un «sodalizio criminoso». «Deviavano le risorse pubbliche per realizzare i loro affari privati ».Ecco quella che per la procura è un’associazione a delinquere: Mario Vasta, già presidente del consiglio d’amministrazione dell’Asi, Paolo Galante, vicepresidente, Vilma Mazzocco, Alessandro Gerardi, Angelo Ruggiero, Rocco Sarli e Donato Scavone, membri del consiglio d’amministrazione, Rocco Tramutola, presidente del collegio dei revisori dei conti dell’Asi, Tiziana De Bonis, consulente contabile esterno, Rocco Alfredo, direttore amministrativo, Mario Cerverizzo, direttore generale, Nunzio De Canio. Le operazioni, sospetta il sostituto procuratore Basentini, «erano in totale distonia con il core business dell’ente pubblico». Secondo l’accusa «numerose sono apparse le irregolarità circa l’affidamento degli incarichi tecnici e della direzione dei lavori progettuali assegnati ad alcuni tecnici interni dell’Asi, ovvero il direttore generale Cerverizzo e il geometra Alfredo Rocco (lo stesso che dovrebbe curare la direzione amministrativa del consorzio)». In particolare «veniva evidenziato - sostiene il pm - che la maggior parte degli obiettivi progettuali venivano portati avanti senza alcuna copertura finanziaria e soprattutto si verificava spesso che, dopo aver ottenuto l’assegnazione di un incarico, il tecnico interno segnalava il particolare e gravoso carico di lavoro, circostanza che induceva l’ente a ricorrere al tecnico esterno, designato dal consorzio senza il rispetto dei criteri fissati dalla legge». I tecnici interni, «quasi sempre, una volta ottenuta l’assegnazione provvedevano a proporre al consiglio d’amministrazione del consorzio l’affiancamento di un tecnico esterno scelto in modo fiduciario ». E come avveniva l’assegnazione degli incarichi ai tecnici interni? Scrive il pm: «Venivano proposti al consiglio d’amministrazione dall’ingegner Cerverizzo (assegnatario assieme al geometraRocco dei progetti di maggior importo) a cui faceva seguito il ricorso e la scelta dei consulenti esterni, tra i quali si ritrovavano l’ingegner Sapienza, l’ingegner Margiotta, l’ingegner Guarino e altri professionisti ». Nel corso del 2007 era stato riscontrato, poi, «un evidente indebitamento dell’ente e, ciò nonostante, si era provveduto nel giro di poco tempo all'assunzione di nuove 18 unità lavorative che avevano portato l’organico da 12 a 30 dipendenti, fino a raggiungere la cifra attuale di oltre 50 dipendenti ». Non solo. «Il nuovo presidente del collegio dei revisori dei conti - spiega il magistrato - a partire dal mese di novembre del 2007 era divenuto, su nomina della Regione Basilicata, il ragionier Rocco Tramutola (lo stesso consulente che aveva gestito la contabilità dell’ente), mentre il nuovo consulente esterno tenutario della contabilità dell’Asi era divenuta Tiziana De Bonis che lavorava nello stesso studio associato del ragionier Tramutola ». Chiosa il pm: «Il tutto in dispregio delle evidenti ragioni di incompatibilità di fatto e di diritto che avrebbero dovuto indurre gli organi amministrativi dell’Asi a evitare simili concentrazioni professionali. Oltretutto, proprio il ragionier Tramutola, qualche mese prima di assumere la carica di presidente del collegio dei revisori dei conti». La parcella: «52 mila euro». E non è bastato il commissariamento dell'ente a fermare Mario Vasta. L’impugnativa al Tar contro la delibera della giunta regionale è stata disposta da Mario Vasta che, «sebbene agisse a titolo personale - sostiene l’accusa - faceva sostenere le spese legali all'ente pubblico». Il decreto di Vasta è poi stato annullato dal commissario straordinario. Ma quell'incarico doveva arrivare a quegli avvocati. E allora, secondo la ricostruzione della procura, «il consiglio di amministrazione annulla il provvedimento del commissario, dando il contestato incarico legale per l’importo di 15 mila euro sia all’avvocato Marcello Cardi che all'avvocato Domenico Potenza, quest'ultimo - si legge negli atti della procura - incaricato personalmente dal professor Vasta». Attualmente - si apprende da indiscrezioni - è in corso la procedura, disposta dall’attuale commissario Alfonso Ernesto Navazio, per intraprendere l’azione di rivalsa nei confronti di coloro che deliberarono l’accollo delle spese legali in capo all’ente». Questo è lo scenario che si è ritrovato davanti il pm. Scrive: «Ha consentito di comprendere quanto “patologica” e dissennata fosse stata fino alla scorsa primavera la gestione dell’Asi in mano a Mario Vasta, con la complicità di organi interni, di consulenti esterni e di rappresentanti di forze politiche». Un centinaio di miliardi di lire sarebbe, secondo la procura, «il volume di debiti del consorzio, con una gestione, quella del presidente Vasta, che aveva provveduto a un ampliamento di diverse decine di unità della pianta organica dell’Asi, nella quale era stato compreso addirittura un consigliere d’amministrazione, tale Gianfranco Ronchi, passato, non si sa a quale titolo, da componente del consiglio d’amministrazione a funzionario del consorzio ». E gli stipendi? Un testimone conferma: «Sono di gran lunga superiori a quelli indicati al minimodel contratto nazionale di lavoro ». La procedura per le assunzioni è «oggetto di analisi investigativa ». Ma va evidenziato, secondo il pm, che «l’acquisizione delle nuove risorse umane avveniva per chiamata diretta». Senza concorsi pubblici.

Fabio Amendolare
Il Quotidiano della Basilicata



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