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| Terza riduzione della pressione idrica in Puglia ormai è piena emergenza |
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10/11/2008 |
| Da un lato le riduzioni di prelievo idrico, dall’altro l’avvio dei lavori d’urgenza sull’invaso di San Giuliano. La terza fase dell’emergenza idrica che si apre oggi in Puglia è una corsa contro il tempo. Da stamattina, infatti, all’Aqp mancheranno altri 400 litri al secondo dalla diga di Monte Cotugno, dove l’acqua si esaurirà tra 40 giorni. Gli stessi 40 giorni in cui le maestranze della Faver dovranno completare i 400 metri di condotta necessari ad alleviare la sete pugliese, prelevando 10 milioni di metri cubi da una riserva idrica normalmente dedicata all’agricoltura. A risolvere la situazione potrebbe arrivare soltanto la pioggia. Ma, a quanto pare, nemmeno i temporali previsti per metà settimana saranno risolutivi. E così, con 1.400 litri/secondo in meno (quasi il 10% del normale fabbisogno), Aqp sarà costretta a ridurre la pressione sulla rete quasi per l’intera giornata. Gli 0,5 bar di pressione al contatore previsti dalla carta dei servizi, dicono dall’Acquedotto, sono sempre garantiti: ma nei condomini che non sono dotati di autoclave o almeno di impianti di sollevamento autonomi, la pressione minima non è sufficiente a portare acqua ai piani alti. E così per molti pugliesi oggi si apre una settimana di sofferenze: le riduzioni saranno infatti revocate se e quando le riserve idriche riprenderanno a crescere.
Potrebbero bastare pochi giorni, oppure potrebbero volerci settimane. «Servono soluzioni strutturali», continua a ripetere l’assessore regionale Onofrio Introna. Che la scorsa settimana ha presentato il programma delle opere necessarie a risolvere l’emergenza: dissalatori, nuovi pozzi, oltre alle grandi infrastrutture come la diga di Piano dei Limiti. Per la quale però, anche partendo oggi, ci vorranno minimo 6 anni. La soluzione immediata della crisi passa dunque per la dissalazione, per la riattivazione dei pozzi dismessi, per la trivellazione di nuovi pozzi in zone dove la falda è ancora sfruttabile. E poi c’è, naturalmente, il problema delle perdite di rete. L’Aqp in questo senso è un caso particolare, perché con 16mila km di rete (più 4mila km di grande adduzione) è uno degli acquedotti più estesi del mondo: in alcuni casi le condotte risalgono agli inizi del secolo scorso, quando le tecnologie erano diverse da quelle attuali. E sostituirle è praticamente impossibile.
Tuttavia, dicono i tecnici dell’Acquedotto guidato dall’amministratore unico Ivo Monteforte, in questi due anni sono stati fatti passi da gigante. Il 2007, secondo i dati ufficiali, si è chiuso con perdite di rete pari al 36,5%, un dato persino migliore rispetto alle previsioni del piano industriale: rispetto al 2006 la sola riduzione delle perdite ha consentito di risparmiare 10 milioni di metri cubi d’acqua, pari alla quantità di risorsa idrica residua nell’invaso di Monte Cotugno. Il merito di questa riduzione è delle attività di ricerca perdite, un appalto da 151 milioni suddiviso in 14 lotti: i lavori sono in corso in tutti i 143 Comuni pugliesi interessati dal progetto.
Anche sulle perdite «amministrative» (l’acqua erogata e non fatturata), dice Aqp, la percentuale è scesa all’11%: in questo senso il piano industriale prevede la sostituzione di 400mila contatori, ne sono già stati sostituiti 120mila nell’ambito di un appalto da 33 milioni aggiudicato nel 2006 che prevede di sostituirne in totale 240mila. Un altro aspetto importante, fanno notare ancora dall’Acquedotto, è relativo alla manutenzione straordinaria delle reti.
Nel 2007 Aqp ha speso a questo proposito 49 milioni di euro (erano 11 milioni nel 2005), per eseguire 1.300 interventi straordinari a fronte dei quasi 132mila per la manutenzione ordinaria. Va molto meglio anche sull’attuazione degli interventi infrastrutturali (ieri la «Gazzetta» ha pubblicato la mappa completa): a oggi, infatti, le uniche opere incagliate sono i tre dissalatori di Bari, Brindisi e Manduria per i quali la responsabilità ricade sulle rispettive amministrazioni comunali.
Massimiliano Scagliarini
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
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