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| De Filippo: "Con voi del Pd non parlo più" |
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5/11/2008 |
| C'è un grande fermento che anima la politica lucana e mette in ansia il riformismo istituzionale e la sua capacità di futuro. Un fermento certe volte scomposto e manicheo che non fa bene alla Basilicata ed alla sua ambizione di voler essere migliore dentro quel nuovo corso che il Mezzogiorno pur si merita di avere. Da molto tempo, ormai, si avverte quasi quotidianamente tutta la pericolosità di chi indebolisce con astuta e cinica pazienza il fronte positivo delle riforme e del cambiamento di questa terra. Un fronte su cui tutti quanti dovrebbero misurare più l'altezza delle loro responsabilità che i pensieri corti e le battute imprudenti. Di tutto questo ne ho triste contezza, anche per quelle violente e prevedibili discussioni che tante anime belle lanciano per avvelenare il campo aperto della politica regionale ed inquinare il suo lavoro di unità e di coesione. E' un versante insidioso a cui non voglio affatto partecipare, nemmeno arricchendo con il solo diritto di replica la fiorente pubblicistica del gossip che tanta velenosa parte rischia di avere nella storia peggiore di questa bellissima e straordinaria terra. Piuttosto quasi ingenuamente ne voglio cogliere la porzione positiva e sfruttare fino in fondo l'occasione rigenerante a chi intende avere speranza e buon cuore, coraggio e fiducia e sottrarsi alla categoria ormai logora del nemico necessario. Diversamente la discussione pubblica dovrebbe insistere sulle difficoltà d'epoca e di contesto e sul peso schiacciante della globalizzazione contro una piccola regione. Dovrebbe riprendere il suo confronto sui passaggi di frontiera economica e di sviluppo e invitare forze politiche e gruppi dirigenti ad una linea d'azione comune, dando conto ai lucani dell'impegno programmatico assunto dal governo regionale. Eppure se non m'illudo per la poca responsabilità di chi per storia e funzione già esercitata dovrebbe avere più cura per il centrosinistra, per il Partito democratico e per le sorti della Basilicata, continuo ad essere ostinato sulle cose importanti fatte e su quelle ancora da fare. E' questa la scommessa a cui resto fedele e su cui oggi più che mai sento di pronunciare il mio impegno politico e di uomo di governo. Perché nonostante conosca quanta violenza abbia la tessitura peccaminosa dei filamenti e dei giochi di parola che a volte certa politica usa contro la sua stessa natura, ne conosco anche la forza etica e laboriosa ed il contributo d'autorevolezza che alcuni suoi protagonisti possono ancora dare per esaltare il riformismo e spenderne tutto il suo versante progettuale a favore della competitività regionale. A questo compito mi hanno indicato i lucani, tributandomi fiducia e consenso come non mai alle esperienze governative che il centrosinistra regionale ha saputo meritare. E non c'è momento della mia giornata istituzionale che non ne senta la portata di responsabilità ed il vincolo d'orgoglio. Mi sembra il legame più bello e più difficile che possa avere nella mia attuale condizione politica. E saprò continuare ad onorarlo a tutti i costi e senza alcuna riserva. Lo farò ben sapendo di scontare anche l'amarezza di circostanze più ampie di solitudine, che pur non sono mancate, ma alla cui copertura solidale hanno risposto già in moltissimi e da tutte le parti della Basilicata. Lo farò per loro e per le famiglie, le imprese e i giovani che sostengono le venature etiche e laboriose di una Basilicata in cui credo e per cui voglio continuare a lavorare. Per questo ho intenzione di non partecipare più direttamente alla discussione interna di un partito nel quale l'agenda di governo è sempre più affaticata dal posizionamento prematuro e poco utile della sua classe dirigente. Perché è un gioco obliquo in cui si perdono i valori e le misure di ragionevolezza e di correttezza politica. E' un gioco tanto maldestro quanto dannoso. E non parteciperò avendo l'obiettivo non polemico ma obbligato di rendere il clima più agevole e la discussione più sincera. Io guardo alle questioni e vedo nelle file dei suoi sostenitori tanta generosità e molto positivo protagonismo da impensierire le furbate di turno. La mia scelta è su questa collocazione volutamente minima e sufficiente, ma non affatto residuale. La voglio spendere a favore di un'inversione di rotta significativa di cui tutti abbiamo bisogno, perché come ha saputo scrivere Hannah Arendt non bisogna mai voltare le spalle al futuro.
Vito De Filippo
Presidente Regione Basilicata |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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