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| Chiaromonte "dimentica" il 4 novembre |
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5/11/2008 |
| Celebrazione nazionale per il novantesimo anniversario per i caduti in guerra. Tra tutti i comuni dell’interland sinnico, solo Chiaromonte non organizza la celebrazione del 4 novembre. Esattamente novanta anni fa, infatti, il 4 novembre 1918, l’armistizio pose fine alle ostilità tra l’Italia e l’Austria – Ungheria, concludendo il conflitto sul campo con la vittoriosa offensiva di Vittorio Veneto. Terminava così la “grande guerra”, un evento che ha segnato profondamente l’inizio del ventesimo secolo. Per l’occasione anche il ministro della Difesa La Russa, ha chiesto a tutti i comuni d’Italia, di richiedere l’uso dell’esercito italiano e dei suoi ufficiali, per onorare al meglio il sacrificio dei nostri soldati morti per la patria. Ragionamento inverso per Chiaromonte, che da qualche anno, si è dimenticato di festeggiare questa ricorrenza che un tempo era molto sentita a livello popolare. Nel lontano 1924, infatti, la giunta municipale di Chiaromonte, sotto la guida del sindaco Enrico Rossi fece murare una lapide in onore dei caduti in guerra sul frontone del Campanile della Chiesa di San Giovanni Battista. La lapide, che ancora oggi esiste, ricorda i nomi di 39 caduti, di cui 2 graduati. In seguito, oltre alla lapide comunale, i caduti in guerra di Chiaromonte furono onorati con un monumento in bronzo, a seguito di una iniziativa promossa dal paese da un comitato cittadino che estesero anche presso gli emigrati chiaromontesi in america e in Argentina, che donarono volentieri generose elargizioni. Con le somme raccolte, fu avviata la costruzione dell’opera, che fu completata nel lontano 1929. Occorreva però trasformare in villa comunale il luogo dove era sorto il monumento, e l’allora commissario Prefettizio nel 1931 sottolineava l’esigenza di completare i lavori «per dare finalmente – diceva – un monumento che ricordi alle generazioni future il sacrificio dei suoi figli caduti». Il monumento, unico nel suo genere per quei tempi, fu definitivamente completato alcuni anni dopo, sotto il Podestà Ludovico Nicola di Giura. Successivamente, ogni 4 novembre non sono mai mancate le parate dei reduci, che hanno sempre deposto una corona d’alloro con il tricolore davanti al monumento, per ricordare i loro amici caduti in guerra. Negli anni passati, la morte graduale dei reduci, ha in qualche modo influito sull’organizzazione del 4 novembre. Oggi, purtroppo i diretti interessati, sono quasi tutti deceduti, e qualcuno ancora in vita per motivi di salute non è in grado di proporre la celebrazione di questo appuntamento storico, che nonostante siano passati tanti anni, ci riguarda ancora tutti, vecchie e nuove generazioni. Da precisare che anche il monumento ai caduti non è in buone condizioni, ma questo non può in alcun modo essere da intralcio all’organizzazione dell’evento. La segnalazione del degrado nel monumento ai caduti, avvenuta a mia firma nel mese di luglio, è visibile ancora oggi agli occhi di tutti. Eppure, bastava soltanto un minimo impegno amministrativo, per ripulire i danni causati dai vandali, in modo di depositare almeno una corona d’alloro e celebrare una messa. Un gesto simbolico, per onorare la memoria di chi ha sacrificato la propria vita, e per chi successivamente ha donato tutto quello che aveva, per tramandare ai posteri, un’opera, che serviva per non dimenticare mai i suoi figli caduti.
Lucio Vitale
Il Quotidiano della Basilicata
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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