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Ragazze ai politiciin cambio di appalti

5/11/2008



Cercano irregolarità nelle forniture per la sanità pubblica e si imbattono in un’estorsione. Indagano sull’estorsione e scoprono un giro di «squillo» offerte come benefit a politici e potenti. L’inchiesta sulla sanità lucana del Pm Henry John Woodcock, insomma, torna ad intrecciarsi con scenari pruriginosi dopo che già a inizio anno venne arrestato il direttore generale della Asl di Potenza con l’accusa di concussione sessuale, per aver ottenuto favori sessuali (consumati nella stessa sede dell’Asl) da una imprenditrice del settore.


Ieri le manette sono scattate ai polsi di una donna di 54 anni, Adriana Maglia, accusata di aver estorto 85mila euro a un imprenditore con la minaccia di rivelare di averla indotta a prostituirsi. Allo stesso imprenditore, gli agenti della Mobile guidati dal vicequestore barbara Strappato hanno notificato un avviso di garanzia per sfruttamento della prostituzione. L’ipotesi è che lui abbia indotto la stessa Maglia ed altre ragazze procurate dalla stessa donna, a concedere favori sessuali a potenti con cui aveva relazioni di lavoro. Sesso in regalo per favorire gli affari. Nelle circa 200 pagine dell’ordinanza non si fanno nomi, ma si tratta di politici e potenti burocrati del panorama lucano.


L’imprenditore è un nome noto che ben sapeva come allacciare relazioni importanti. E uno strumento, stando alle ipotesi accusatorie, sarebbero state proprio le donne. Maglia, innanzitutto, ma anche altre ragazze più giovani (tutte maggiorenni) che si prestavano a questi incontri per un tornaconto, la Maglia nell’ambito della relazione con l’imprenditore, le altre ragazze ricevendo denaro, e non dal destinatario delle loro «prestazioni».


Il meccanismo sarebbe andato avanti per un po’, poi, però, qualcosa sarebbe cambiato. E qui siamo all’estorsione. Maglia inizia a chiedere soldi all’imprenditore. Richieste pressanti e ripetute, tra i 500 e i 1.500 euro la volta minacciando che avrebbe rivelato particolari del loro trascorso rapporto nonchè di rivelare di averla indotta a prostituirsi. L’uomo non ribatteva: doveva pagare «fino a quando non raggiungiamo la somma che dico io», diceva la donna, che portava meticolosamente il conto dei soldi ricevuti. E lui, l’imprenditore, taceva e pagava. Qualche volta ha anche provato a chiedere quale fosse la somma totale che la donna aveva in mente, ma senza ottenere risposta.


Una di queste conversazioni spunta per la prima volta circa un anno fa, nell’ambito delle intercettazioni disposte (a carico dell’imprenditore) per l’inchiesta sulla Sanità. Le consegne di denaro vengono filmate, ma, soprattutto, emergono particolari che vanno a configurare il più ampio giro di prostituzione e gli interessi che erano alla base. Particolari, questi, ancora da sviluppare, oggetto di una separata attività d’indagine e che, con ogni probabilità, ritorneranno nel più generale alveo dell’inchiesta sulla sanità.


GIOVANNI RIVELLI
La Gazzetta del Mezzogiorno



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