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| Emorragia di aziende nella grande crisi lucana |
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31/10/2008 |
| Ottomila lavoratori coinvolti in crisi aziendali, oltre seimila inseriti nel «calderone» degli ammortizzatori sociali. Numeri di una crisi devastante che sta interessando l’in - dustria lucana nel quadro di una congiuntura sfavorevole che, tra mercati finanziari in apnea e borse «fluttuanti », riguarda tutto il mondo. Parlare, dunque, di una crisi lucana significa banalizzare il discorso: il rallentamento produttivo ed occupazionale in Basilicata, vale la pena sottolinearlo, deriva direttamente da fenomeni macroeconomici generatisi per lo più al di fuori dei confini lucani, e non controllabili dal «policy maker regionale». Ciò non toglie che siamo di fronte ad un’industria locale fragile, vittima di illusioni, fallimenti e politiche che hanno prodotto, nella maggior parte dei casi, realtà produttive interessate soltanto a fagocitare fondi pubblici.
Oggi il territorio lucano è alle prese con numerose vertenze aziendali, operai in cassa integrazione e mobilità, chiusure, ridimensionamenti. La crisi tocca tutti i settori e, al di là della débacle dei mercati finanziari, è frutto anche di un approccio distorto al sistema legislativo d’incentivazione. Dalla legge 219 alla 488, passando per patti e contratti d’area (programmazione negoziata), il ventaglio di agevolazioni ha prodotto lavoro, in Basilicata, a meno del 30% della platea occupazionale annunciata.
I DATI - Nel terzo trimestre del 2008 (nostra elaborazione su fonte Cgil, Cisl e Uil) le criticità aziendali sono aumentate del 18% rispetto allo stesso periodo del 2007. Ciò che fotografa meglio la situazione è il dato che raccoglie il numero di lavoratori interessati a chiusure di fabbriche e ammortizzatori sociali. Oggi le imprese lucane in crisi sono 45 (32 in tutto il 2006, 38 nel 2007). Gli operai coinvolti 8.752 (nel 2007 erano 6.911, nel 2007 7.544): nel dettaglio, i lavoratori in cassa integrazione risultano 4.543 (3.812 nel 2007), quelli in mobilità 2.533 (il dato ancora non comprende i 160 operai della Mondial Piston) e, in totale, quelli inseriti nel calderone degli ammortizzatori sociali 6.955 (6.110).
CASSA INTEGRAZIONE - Nei primi sei mesi del 2008 la Basilicata registra il record negativo su scala nazionale: rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, a causa delle difficoltà di sistema, il dato segna un inquietante + 195%. L’i n c re m e n t o più sensibile spetta a Potenza con un + 258% rispetto al + 65% della provincia di Matera. È l’effetto del continuo ricorso alla «Cig» da parte della Fiat-Sata di Melfi che, come riferiamo a parte, ha previsto un’u l t e r i o re settimana di stop.
I SINDACATI - Di fronte ad un quadro generale devastante, la Cisl di Basilicata si farà portavoce di una richiesta: attivare subito un’unità di crisi. Il segretario regionale Nino Falotico, che sul tema conta di catalizzare l’interesse delle altre sigle sindacali, ritiene che «l’allarme non si può affrontare in maniera frammentizzata, ma deve esserci un disegno generale più complessivo. Proponiamo questa unità di crisi che sappia guardare oltre al singolo caso e che metta in campo una politica attiva di lavoro e di sostegno alle aziende. Occorre varare - aggiunge Falotico - un provvedimento per rafforzare le convenienze delle aziende a venire o restare su un territorio in difficoltà. Quali? Partirei dalla riduzione tariffe energetiche per le attività produttive».
CASO MAHLER - La decisione della Mondial Piston (gruppo Mahler) di collocare in mobilità i 106 dipendenti (si veda la Gazzetta di ieri) è legata al cosiddetto «downsizing»: tutte le case automobilistche stanno riducendo le dimensioni dei motori per soddisfare la nuova normativa sull’emissioni nell’atmosfera (riduzione dei cilindri). La Fiat, la Bmw, la Mercedes sono già orientate su un bicilindri che avrà le stesse prestazioni dei quattro cilindri ma con meno emissioni di gas. Ciò comporta per la Mondial Piston una drastica riduzione dei volumi produttivi. A questo si aggiunge un mercato dei pistoni saturo anche a seguito della delocalizzazione e di una concorrenza sempre più spietata. Insomma, è vero che la Mondial Piston non è in crisi nel senso più stretto del termine, ma le dinamiche del mercato la costringono a scelte dolorose che purtroppo si riverberano sulle unità occupazionali. [ma.bra.]
La Gazzetta del Mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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