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La Basilicata nel romanzo "Stupore Mistico"

29/10/2008



Lo scrittore lucano, Ferdy Sapio, originario di Melfi, da 25 anni a Milano nel suo lavoro "Stupore mistico" conferma il suo desiderio di decantare la sua terra, proprio dopo aver conosciuto tante culture diverse, musicali, sociali e geografiche. " Non fermandomi mai tra i monti della Lucania, - scrive, tra l'altro, in una nota inviata alla nostra redazione - mi son reso conto che il mio apporto artistico avrebbe potuto dare (se così posso osare) qualcosa di nuovo alla mia regione.
Iniziai con un romanzo "L'arco di S. Lorenzo" che divenne un cd di canzoni etniche, cantate in dialetto melfitano ed una funnabolica performance teatrale, una sorta di favola sonora....".

La trama del libro edito da Montedit si snoda nel corso di tre ere, come le profezie medioevali che ripercorrono i tempi della Cavalleria e dell’amor cortese, e vengono ad intrecciarsi in una storia odierna, dove il protagonista vive un percorso mistico attraverso la leggenda antica della “Gerusalemme celeste” attribuita alla sua città natale.
Melfi è la città dell’infanzia, dei sogni rimasti indelebili nella mente e quelli che erano dei giochi di bambini, nell’età adulta si trasformano in conoscenza della materia ed in questo romanzo, anche caso di crescita personale. Un rudere in una campagna diventa il simbolo dei valori umani e religiosi, che si ritrova durante le epoche del libro ad avere un’importanza profetica nella vita della persona.
La parte centrale del libro è dedicata alla vita medievale di Melfi, l’arrivo di Federico II, personaggio approfondito con cura storica che interviene nella sceneggiatura, come essere profetico, investito direttamente da Dio.
Inoltre, una figura storica determinante della corte sveva: il Vescovo e Gran Giustiziario Richerio di Melfi, ammiraglio della flotta federiciana nei viaggi a Cipro e a Beirut. Coordinatore e logoteca delle Costituzioni melfitane con Pier delle Vigne e la Magna Curia. Su questo scenario interviene San Francesco e il mondo monacale legato ai basiliani locali e quello degli ordini mendicanti.
Questo aspetto del romanzo rivela un ritorno alla cristianità delle origini, al verbo, alla parola, come mezzo trascendentale per arrivare al tempo delle Rivelazioni. Gli stupori mistici non sono solo quelli storici, bensì quelli reali che chiunque dovrebbe dare il loro giusto peso, senza la freneticità dell’era moderna.
Il passato ed il presente si fondono per essere un unico tempo di Verità e consapevolezza ed il filo conduttore di quest’evoluzione spirituale è il misticismo primitivo francescano. Leggende antiche ed una storiografia appropriata, fanno di questo romanzo un avvincente viaggio nel Medioevo della città di Melfi, luogo preminente della storia normanna e sveva. Appunto da queste due stirpi nobiliari si rivela la profezia della città, presa come un modello di Gerusalemme celeste. Ma la profezia prese origine dall’antichità classica della Magna Grecia e dopo l’Impero romano, i Barbari, Carlo Magno, i conventi benedettini, era stata tramandata ai Normanni che scelsero Melfi come capitale delle Puglie.
Dodici conti, nella scienza numerologica dei tempi, rappresentavano la predestinazione di una profezia precisa, il cenacolo di Cristo era stato ricreato… Con questo prologo inizia il libro e da lì si sviluppa nel corso dei tempi, rivelando sempre percezioni di stupori mistici.


basilicatanet.it



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