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| Scorie nucleari in Basilicata: la Trisaia smantellata entro il 2019 |
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29/10/2008 |
| POTENZA - Trisaia di Rotondella: serviranno poco più di tre anni per raggiungere un avanzamento del 51 per cento nei lavori di smantellamento dell’impianto (attualmente siamo intorno al 9 per cento). Questo in base al cronoprogramma illustrato ieri a Potenza dal direttore affari istituzionali della Sogin, Gabriele Mazzoletti, e dal tecnico Giuseppe Bolla, nel corso del «tavolo della trasparenza», che si è riunito ieri alla sala Verrastro della Regione Basilicata, a Potenza.
L’intera operazione di smantellamento dovrebbe essere conclusa nel 2019, con due anni di anticipo rispetto a quanto previsto nel precedente piano industriale della società, che nel frattempo ha sottolineato di aver compiuto anche importanti investimenti sul fronte della sicurezza, con la creazione di una vera e propria scuola nella centrale di Caorso. Per quanto riguarda, più in dettaglio, l’attuale situazione e i programmi futuri per il centro della Trisaia, è stato annunciato che, sono state concluse quest’anno le operazioni di manutenzione strordinaria delle condotte a mare e di impermeabilizzazione della fossa irreversibile, dopo il trasudamento di materiale radioattivo avvenuto nel 2006.
I prossimi impegni del piano Sogin per il 2009 prevedono la sistemazione dei rifiuti solidi pregressi, l’invio all’Ispra (ex Apat) per l’approvazione del progetto di solidificazione del prodotto finito, l’ag giudicazione della gara per la realizzazione del relativo impianto, l’in- vio all’Ispra per l’approvazione del progetto di sistemazione a secco del combustibile Elk River. Entro la fine del 2009 è previsto il trattamento di oltre il 99 per cento dei rifiuti complessivi, mentre il 2010 dovrebbe essere l’anno della bonifica del deposito interrato. Per l’intera operazione saranno spesi 203,5 milioni di euro, di cui 64,1 per il conferimento al deposito unico nazion ale. Su questo fronte, però, resta ancora qualche dubbio.
Nel corso della riunione del tavolo della trasparenza sono state infatti presentate le conclusioni del Gruppo di lavoro insediato dal ministro Bersani, sui criteri e le metodologie per la scelta del sito. Massimo Scuderi, rappresentante della Regione Basilicata nel gruppo, ha sottolineato che, in base al risultato dello studio, non è possibile mettere in sicurezza i rifiuti negli otto siti della Sogin dove attualmente si trovano. Lo studio, che esclude dalla lista dei siti «papabili » quelli a rischio di inondazione o con problemi di movimenti tettonici, sismici e vulcanici, prevede una metodologia di scelta concertata, con seminari a livello nazionale e regionale e la possibilità, per la regione ospitante, di avere, a titolo di compensazione, un centro di ricerca avanzata sulle questioni del nucleare, con una occupazione prevista di 500 unità.
Attenzione, però, ha fatto presente lo stesso Scuderi: «Non è detto che l’attuale Governo sia in linea con le decisioni del gruppo di lavoro, visto che si comincia già a ventilare la possibilità di dichiarare quello del deposito unico sito strategico nazionale».
Presenti alla riunione anche rappresentanti del mondo ambientalista, dalla Lipu, all’Arca, a Legambiente, al Movimento Azzurrro. Il mondo ambientalista ha espresso alcune preoccupazioni riguardo i possibili effetti dovuti alla lunga presenza delle scorie a Trisaia. Il presidente della Giunta regionale di Basilicata, Vito De Filippo, in proposito ha spiegato che «i dati sono in linea con il trend nazionale, con una percentuale delle malattie cardiovascolari e tumorali più basse in Italia, ma questo non abbassa il nostro livello di guardia e l’at t iv i t à di costante monitoraggio», mentre il direttore generale dell’Arpab, Vincenzo Sigillito, ha illustrato le ultime novità sui controlli a Trisaia, che riguardano le cosiddette «matrici ambientali», ovvero elementi come l’acqua, il terreno, la sabbia, il latte, la frutta e gli ortaggi. Attraverso il controllo effettuato su tali elementi si potrà comprendere se e in che misura l’inquinamento radiologico abbia contaminato la catena alimentare dell’uomo.
di GIOVANNA LAGUARDIA
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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