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Centro avifaunistico di Senise: perchè non parte

23/10/2008



In teoria sarebbe pronto da tre anni. Nella pratica, ancora non si può utilizzare perché si trova in un terreno demaniale. Storia di motori spenti. Si tratta dell’osservatorio avifaunistico dell’invaso di Montecotugno.
Accolto inizialmente come una sorta di punto di riferimento del turismo ambientale e didattico in grado di contribuire una volta per tutte al battesimo della diga a fini turistici, la struttura, però, non riesce a partire. “Il problema- spiega il sindaco di Senise, Giuseppe Castronuovo- è che l’osservatorio è stato costruito su un terreno demaniale di circa 7 ettari. Il demanio ha dato solo le autorizzazione per la costruzione della struttura, ma stiamo ancora aspettando la concessione per utilizzarla con tutta l’area circostante”. Il paradosso è che il Comune attualmente è proprietario dell’edificio ma non della strada che serve per arrivarci. “Speravo di risolvere la questione per l’estate prossima- dice il sindaco- e di fare un affidamento provvisorio almeno per promuovere struttura e invaso. Ma, se andiamo di questo passo, non sarà possibile”. L’osservatorio era stato finanziato dall’Ente Parco Nazionale del Pollino che nel 2001 aveva stanziato al comune di Senise un finanziamento pari a poco più di 152mila euro. Il luogo scelto e le modalità di costruzione dovevano essere completamente affidate alla direzione dei lavori. Dopo un’attenta analisi e valutando anche alcuni esempi di strutture simili già esistenti in altre parti d’Italia si era deciso di progettare una struttura chiusa munita di feritoie per consentire ai visitatori di avere una visuale completa dal lago e della faunistica presente. Il progetto iniziale, affidato nel luglio 2002 e approvato qualche mese più tardi, ha visto il collaudo e la consegna dei lavori nel maggio 2005. La seconda parte dei lavori prevedeva, invece, la sistemazione dell’area circostante, con il miglioramento della sentieristica, la realizzazione di un’area parcheggio, il recupero di una sorgente e altri interventi. Per questo completamento l’Ente Parco aveva messo a disposizione un altro finanziamento, pari a circa 160mila euro. Ma, come è facilmente immaginabile, questa seconda tranche di lavori non sono mai stati completati.
Ma è anche un altro il passo importante da compiere: ottenere l’autorizzazione a fini turistici dell’invaso di Monte Cotugno e dell’area circostante. Cosa che ancora, dopo oltre 20 anni dalla realizzazione della diga, il Comune non ha ottenuto anche perché si aspettava il collaudo del massimo invaso, al quale si è arrivati solo nel marzo 2006. Dal Comune adesso fanno sapere che a livello regionale è stata già predisposta l’autorizzazione richiesta, con modifica dell’ultima legge finanziaria, e che adesso si aspetta soltanto il passaggio effettivo.
Una struttura d’eccellenza che però, finora, non ha avuto molta fortuna. Ancora prima del problema legato alle autorizzazioni del demanio molteplici sono stati gli ostacoli in itinere. Tra questi un rallentamento durante l’iter di finanziamento dei fondi necessari per la costruzione della struttura, che ha causato una breve sospensione dei pagamenti ed un pignoramento, risolto poi in occasione di un riequilibrio del bilancio comunale. In seguito l’attuale amministrazione si è mossa per far partire la struttura, contattando il Wwf, valutando i possibili benefici ma anche i vincoli imposti e ottenendo l’accreditamento per il servizio civile.

Mariapaola Vergallito





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