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Montecotugno: dal lago riaffiorano dodici fusti

4/10/2008



Si trovavano sotto l'acqua e sono affiorati in questi giorni ma non dovrebbero contenere sostanze tossiche. Si tratta di dodici fusti rinvenuti giovedì nel lago di Montecotugno. Da una sommaria indagine esterna effettuata con rilievi radiometrici al fine di verificare l'innalzamento o meno dei livelli di fondo ambientale di radioattività della zona da parte di due tecnici dell'Arpab di Matera, Carmela Paola Fortunato e Duilio Fossanova, non sono emersi livelli al di fuori del range del fondo ambientale della zona. I fusti, contenenti in superficie calcestruzzo, con alla sommità barre di tondino di ferro da sedici, per lo spostamento, sono stati comunque sequestrati dagli agenti del corpo forestale dello Stato: Donato Calciano, Domenco Pizzolla, Antonio Sileo e Michele Cosola del pool investigativo scorie di Potenza, con il supporto del comandante della caserma di Senise, Giovanni Belcore. In relazione al procedimento penale n.1180/99-21 della Dda della Procura della Repubblica presso il tribunale di Potenza. Previo accordo con il titolare dell'indagine, il procuratore Francesco Basentini. Per effettuare campionamenti ed assumere - si legge nel verbale di sequesto - informazioni finalizzate alla caratterizzazione dei fusti metallici nei luoghi di cui sopra, emersi sui fondali del bacino idrico a seguito dell'abbassamento del livello dell'acqua. I fusti erano appoggiati su apposita piattaforma in calcestruzzo, e data la tipologia, si potrebbe presumere possano essere stati posizionati dall'impresa che effettuò i lavori di costruzione della diga. I fusti, se si accerterà pieni soltanto di calcestruzzo così come appare ad una sommaria indagine visiva, potrebbero infatti essere stati impiegati quali contrappesi per i nastri trasportatori dell'impianto di ghiaia di fiume. Tutto il corpo diga, infatti, in terra battuta, venne realizzato attraverso il trasporto di sabbia e ghiaia prelevata poche centinaia di metri dal muro stesso, all'interno del letto del fiume Sinni. I fusti potrebbero poi essere stati posizionati nel luogo del rinvenimento senza rappresentare alcun intralcio perché saldamente ancorati a terra dato il peso. I barili sarebbero ritornati alla luce, ogni qualvolta la quota dell'invaso fosse scesa ai livelli attuali.

Gianni Costantino
Il Quotidiano della Basilicata



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