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Ragazzi da controllare, 007 con i genitori

4/10/2008



Nella terra delle intercettazioni non c’è da meravigliarsi poi così tanto se aumenta il popolo degli spiati, controllati a vista, pedinati. Qualcuno direbbe perseguitati. E in questo magma spunta un fenomeno che sta prendendo sempre più corpo anche a Potenza: genitori che pagano investigatori privati per far controllare i propri figli. Non è solo il caso della famiglia S. - di cui riportiamo al lato una testimonianza - ma di tanti mamme e papà che, come in un grande reality show, si affidano alle telecamere, alle macchine fotografiche, alle cimici di novelli Sherlock Holmes per capire cosa fanno, come si muovono, dove vanno, chi incontrano sbarbatelli e liceali. Gerardo Magro, 30 anni di Ruoti, è titolare di un’a g enzia investigativa a Potenza, la Mginvestigazioni (www.mginvestigazioni. it).

Dal suo osservatorio arriva la conferma di genitori apprensivi e «spioni»: «Sì - dice - in questo ultimo periodo sono tanti i cittadini che si rivolgono a noi per vigilare sui figli. Nella maggior parte dei casi si tratta di studenti universitari che lasciano Potenza per andare a studiare in grandi città, come Roma o Napoli». Qual è la molla che spinge un genitore a chiedere l’aiuto di un investigatore?

«Notano un cambiamento nell’atteggiamento del proprio figlio. Magari è diventato più aggressivo, ha cambiato look rispetto all’immagine acqua e sapone di quand’era partito. Piccoli segnali che fanno pensare». Ha scoperto che certe preoccupazioni erano fondate? «Spesso. Ragazzi che fuori conoscono altri giovani non proprio indirizzati sulla retta via e che si lasciano influenzare».

Le cattive amicizie, dunque, giocano un ruolo fondamentale... «Proprio così. E lo sanno gli stessi genitori, tant’è che la prima cosa che mi chiedono di controllare è proprio il giro di persone che il proprio figlio frequenta». Un impegno costante. Sarà una fatica stare dietro ad un ragazzo, seguirlo ovunque. Quanto costa alle famiglie quest’attività? «In base alle tariffe fissate dall’associazione italiana investigatori per ogni ora di lavoro si spende 40 euro che diventano 160 di notte. A questi prezzi vanno aggiunte le spese chilometriche, quelle delle fotografie, le relazioni e quant’altro. Personalmente, però, non applico le tariffe, perché siamo in una realtà dove pochi si possono permettere di spendere tanto. Analizzo caso per caso. Ho lavorato anche gratis per vicende che mi hanno colpito particolarmente». Insisto: se una famiglia potentina vuol fare seguire il proprio figlio quanto spende mediamente? «Da 250 a 300 euro al giorno. Il prezzo lievita se devo spostarmi dalla città». Nell’immaginario collettivo, l’investigatore privato italiano è figlio di Tom Ponzi... «Ho lavorato nella sua agenzia. Mi sono fatto, come si dice in gergo, le ossa proprio con i suoi più stretti collaboratori».

LA STORIA
«Era tornata qualche giorno da Roma, dove studia all’Università. L’abbiamo vista un po’ strana, si veste in maniera eccentrica e sta incollata tutto il giorno all’i-pod. Neppure un cenno sulle sue giornate romane, sullo studio, sui professori. Silenzio. Un cambio totale che ci ha insospettiti, perché nostra figlia è sempre stata una ragazza acqua e sapone, con la testa sulle spalle».

A raccontarci la storia è la famiglia S. di Potenza che ha deciso di affidarsi ad un investigatore privato per vederci più chiaro. E cosa avete scoperto?

«Che purtroppo ha cominciato a fumare spinelli e a tirare coca con le ragazze che vivono con lei nell’appartamento romano». Insomma, i vostri sospetti su qualcosa che non andava erano fondati. Magari sono casi comuni a tante altre famiglie. Solo che non tutti possono permettersi di ingaggiare un investigatore.

Da soli è proprio impossibile scoprire che il proprio figlio ha preso una strada sbagliata? «Era calato tra di noi un muro di incomunicabilità. Un paio di volte siamo andati a Roma all’improvviso ma non abbiamo mai scoperto niente. Però i segnali che qualcosa non andava erano abbastanza chiari».

Quali sono le prove che vi ha portato l’investigatore? «Un’intercettazione ambientale e alcuni scatti fotografici che ritraggono nostra figlia mentre sniffa. Ci è crollato il mondo addosso, ma ora dobbiamo rimboccarci le maniche e non piangerci addosso. Dobbiamo aiutarla ad uscire da questo tunnel».

Quanto avete speso per l’indagine? «Non c’è prezzo che tenga di fronte alla sicurezza di un proprio figlio. Ora speriamo solo che ne venga fuori».

Massimo Brancati
La Gazzetta del Mezzogiorno



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