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| Errore sulla determinazione della TARI, a rischio anche i Comuni lucani |
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10/11/2017 |
| Il calcolo delle tariffe TARI (la Tassa Rifiuti introdotta nel 2014), così come è sviluppato in molti Comuni, che si sarebbero basati su un’interpretazione non corretta della normativa, è sbagliato. Dalle informazioni in nostro possesso l’errore viene commesso anche da diversi Comuni della Basilicata.
Il problema concerne l’incidenza nell’imponibile della quota variabile, che aumenta in base al numero dei componenti del nucleo familiare, rispetto alle cosiddette pertinenze delle abitazioni (garage, magazzini, cantine eccetera). L’inesattezza risiede nella moltiplicazione della quota variabile più volte per quante sono le pertinenze. Ad esempio: il proprietario di un immobile (anche se in affitto) di 150 metri quadrati di cui 100 di casa, 30 di garage e 20 di cantina in molti casi non sta pagando una tariffa nella quale la quota variabile venga computata un’unica volta, bensì tre. Mentre, al contrario, in questa ipotesi di scuola alle tre diverse quote fisse deve essere aggiunta un’unica quota variabile in relazione alle dimensioni complessive della proprietà. Ove così non fosse si potrebbe determinare un aggravio dell’importo fino al doppio di quanto realmente dovuto. Lo sbaglio è stato riconosciuto dal sottosegretario all’Economia Pier Carlo Barretta, rispondendo a un’interrogazione del deputato dei 5 stelle Giuseppe L’Abbate. In base a quanto discusso alla Camera, “ la parte variabile della tariffa va computata solo una volta, considerando l’intera superficie dell’utenza composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze site nel Comune”. Adesso è attesa una circolare di chiarimento.
Nella rete sono finite anche metropoli come Milano e Napoli e non sono certo le uniche città ad aver sbagliato, per cui i cittadini farebbero bene ad informarsi recandosi presso gli uffici comunali competenti o da un commercialista.
Le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra. Gli utenti eventualmente interessati, oltre che rivolgendosi a loro, possono impugnare individualmente di fronte alla Commissione Tributaria Provinciale l’avviso di accertamento (non la bolletta, ma la successiva intimazione in caso di mancato pagamento della tassa) entro sessanta giorni dalla notifica.
Gianfranco Aurilio
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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