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Lavoro nero ed estorsione: operazione dei carabinieri nel Lagonegrese

16/09/2008



Lavoro nero, sfruttamento ed estorsione nel Lagonegrese. Due persone sono state denunciate alla Procura della Repubblica di Lagonegro con l’accusa di aver commesso reati proprio in materia di lavoro, per sfruttamento ed estorsione. Ad essere denunciati sono il legale rappresentante e un dipendente che aveva mansioni direttive di una società che opera nel campo della ristorazione e del confezionamento. Ad eseguire le indagini sono stati gli uomini della Compagnia di Lagonegro con il coordinamento del Capitano Roberto Di Costanzo, assieme ai carabinieri del nucleo dell’ispettorato del lavoro di Potenza. Le indagini sono tuttora in corso, ma per il momento hanno portato ad accertare come i denunciati sfruttassero una donna incinta e due minorenni, tutti e tre originari dell’entroterra del Lagonegrese. Nel primo caso la donna, poco più che trentenne e in avanzato stato di gravidanza, era impiegata in lavori considerati dagli stessi inquirenti “pericolosi, insalubri e faticosi”; tra questi , ad esempio, soprattutto sollevamento di pesi eccessivi e permanenza in zone igienicamente poco consone per la salute sua e del bambino. Ma ad essere impiegati irregolarmente erano anche due ragazzi minorenni, uno di 16 e l’altro di 17 anni. I ragazzi lavoravano senza la prevista visita medica, spesso in orari notturni e, come si è potuto accertare, anche per più di 12 ore. Come se non bastasse il dipendente con mansioni da dirigente è stato anche denunciato per estorsione. Questo perché con l’obbiettivo di non incorrere in sanzioni nei fatti obbligava i suoi dipendenti a mentire durante le visite ispettive. Così è successo per esempio il 22 aprile scorso, quando proprio durante un’ispezione portata a termine dal personale della Guardia di Finanza, l’uomo avrebbe obbligato i suoi dipendenti a dichiarare il falso in merito alla data di assunzione e sugli orari lavorativi stabiliti, che non corrispondevano naturalmente a quelli realmente effettuati. La minaccia era naturalmente il licenziamento. E sempre nel corso dei controlli, i carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro hanno appurato sanzioni amministrative legate allo sfruttamento del lavoro nero per circa 150mila euro. Adesso si attende l’esito dell’attività legislativa e il prosieguo delle indagini.

Mariapaola Vergallito



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