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| I vescovi lucani lanciano l'allarme: "Basilicata a rischio criminalità" |
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14/09/2008 |
| di Mimmo Sammartino
Basilicata a rischio criminalità. Quella palese e quella latente. Resta una regione «assai diversa dalle realtà vicine - Calabria, Campania, Puglia - ma ci sono fenomeni, dall’usura alla droga, che stanno diventando sempre più diffusi e capillari». D’altronde, «se una regione ricca di risorse importanti
(dall’acqua, al petrolio, dall’agricoltura, all’ambiente, ai paesaggi e altro ancora) stenta a crescere, da qualche parte dev’esserci un blocco». Così parlarono i vescovi della Conferenza episcopale di Basilicata (Ceb): il presidente e arcivescovo metropolita di Potenza, Muro Lucano e Marsico Nuovo, Agostino Superbo (Nella foto), il vicepresidente Salvatore Ligorio (vescovo di Matera), i vescovi Francesco Antonio Nolé (Tursi-Lagonegro), Gianfranco Todisco (Melfi-Rapolla-Venosa), Vin cenzo Carmine Orofino (Tricarico), Giovanni Ricchiuti (Acerenza), insieme ai due vescovi «emeriti», Vincenzo Cozzi e Michele Scandiffio. L’ultimo documento si inquadra in un ragionamento articolato, sviluppato nel corso degli anni dai vescovi lucani.
È l’analisi di una regione, come la Basilicata, che è in debito di sviluppo e di prospettive per i propri territori e i propri giovani (cioé per il proprio futuro), nonostante abbia in dote ricchezze notevoli che non riescono a portare frutti. Come si può spiegare questa contraddizione? Monsignor Superbo e gli altri vescovi lucani cominciarono con l’indicare il mancato rispetto delle «vocazioni dei territori». Concetto che rinvia a un’altra idea importante: la terra non può essere considerata luogo di assalto rapace, se non addirittura di rapina. Per cui, se c’è un territorio particolarmente adatto all’agricoltura, ad esempio, va rispettato e non destinato - per assecondare interessi particolari di singoli o di potentati economici - ad attività che confliggono con quella vocazione. Ci sono naturalmente responsabilità che chiamano in causa le classi dirigenti e la politica.
«Questo esiste - affermano i vescovi - ma non si può ridurre tutto solo a questo. Il dato evidente è che, nonostante l’esistenza di importanti risorse, i benefici non arrivano. E allora bisogna capire dov’è che si forma il blocco». E quale spiegazione danno i componenti della Ceb? Innanzitutto, sostengono, «ci sono interessi che guardano solo a sé e non al perseguimento del bene comune». Interessi egoistici che non contemplano risultati diffusi e duraturi a vantaggio di territori, individui, comunità. Poi - ai limiti della politica e agli effetti degli interessi particolari - va aggiunto un altro rischio concreto: «il moltiplicarsi di emergenze sociali» che incrociano anche attività di devianza, illegali e criminali («palesi o velate»): «Pensiamo al diffondersi, soprattutto fra i giovani, di droga e alcolismo. Ci ha colpito, in particolare, il caso delle quattro morti per droga avvenute a Potenza nel volgere di pochi giorni. Ed è preoccupante il fenomeno di tanti ragazzi che fanno uso di alcolici. Anche la piaga dell’usura sta crescendo, spinta dalla crisi economica e dallo stato di bisogno di famiglie che a volte si rivolgono alle finanziarie e poi non ce la fanno a pagare i debiti. Anche gli usurai non sono più i “cravattari” di una volta. C’è un sistema molto più capillare, sempre più simile a quello dello spaccio della droga».
La Basilicata sta vivendo questi rischi ed è minacciata nella sua stessa esistenza. «La chiusura delle scuole, specialmente nelle borgate e nei piccoli paesi - affermano i vescovi lucani - costituisce una concreta minaccia per il futuro dei nostri giovani e delle nostre comunità». Sono tutte questioni che, per poter essere risolte, richiedono «alleanze» (famiglia, scuola e Chiesa). Ma anche consapevolezza e responsabilità: urge intervenire per fermare le devianze.
«Ma senza una risposta sul piano culturale - concludono i vescovi - la battaglia per il contrasto di fenomeni come usura, droga, alcolismo difficilmente può essere vinta».
I CLAN MALAVITOSI IN BASILICATA SI STANNO RIGENERANDO
di Massimo Brancati
L’allarme lanciato dai vescovi lucani trova riscontro nell’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia che parla di una «criminalità lucana in fase di transizione, con i clan che si rigenerano continuamente, individuando nuovi settori d’azione». Siamo di fronte, insomma, ad un quadro più inquietante rispetto a quello del
2006, in cui l’organismo investigativo non aveva «registrato in regione fatti di particolare gravità, anche se la Basilicata meritava una particolare attenzione per i fondi strutturali messi a disposizione dalla Comunità europea». Nelle pagine del dossier dedicate all’intera nazione, infatti, viene analizzata e spiegata l’escalation della criminalità sul territorio lucano. Vengono ricostruiti i nuovi organigrammi dei clan, i reati più diffusi e le diverse alleanze.
«L’analisi della fenomenologia criminale presente in Basilicata - si legge nella relazione - permette di ipotizzare l’esi - stenza di una fase transitoria, in cui le aggregrazioni delinquenziali più qualificate si ricostruisco e si rigenerano continuamente, sulla base delle opportunità contigenti e dei nuovi settori d’azione». « L’andamento della criminalità - continua la relazione - ha evidenziato fatti delittuosi rilevanti che rappresentano segnali di riviviscenza dei sodalizi presenti e operanti sul territorio lucano». Insomma, i gruppi criminali sono in fibrillazione.
E il tutto grazie anche alla crescente rivalità tra i diversi clan. «Com’è noto - evidenzia la relazione - i clan alleati «Quaratino-Martorano» e «Zarra» che operano nella provincia di Potenza sono in contrapposizione con i «Basilischi» cui hanno aderito i gruppi criminali «Cassotta» e «Mitidieri-Lopatriello » operanti rispettivamente nell’area del Vulture-Melfese e nella provincia di Matera e tuttora attivi, come emerso nell’operazione Heraclea Connection». Una contrapposizione che potrebbe fornire anche una «chiave di lettura» ad alcuni eventi delittuosi avvenuti recentemente.
Inoltre, sempre secondo la relazione «sono state registrate le presenze di alcuni membri del clan mafioso dei tursitani, operanti nell’area di Tursi». Due gli omicidi che per la Dia hanno una certa rilevanza sono quelli di Mauro David Tartaglia e di Pavel Blacj. Il primo avvenuto a Melfi, nei pressi della villa comunale; il secondo nei pressi dello svincolo Balvano-Vietri, dove la vittima è stata ammazzata con sei colpi di pistola esplosi da distanza ravvicinata. Interessante anche l’analisi sui reati maggiormente diffusi, soprattutto alla luce del fatto che negli anni scorsi la Dia lanciava l’allarme sul gioco d’azzardo e l’usura «entrambi diventate piaghe sociali». Nel 2007, infatti, la situazione appare diversificata. «Ai reati tipici delle organizzazioni criminali mafiose come estorsioni, stupefacenti, armi e usura - sottolinea la relazione - si accompagnano altre fattispecie, quali lo sfruttamento di manodopera locale e quella formata da migranti comunitari e extracomunitari, il gioco d’azzardo, al quale si ricollega anche l’usura, ed i reati ambientali, connessi con lo smaltimento illecito di rifiuti tossici». Un’altra emergenza è legata alle estorsioni.
In Basilicata, nel primo semestre del 2008, l’incremento percentuale è stato molto più marcato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+51,5%), mentre in termini assoluti il fenomeno è ancora contenuto, in quanto si è passati da 68 procedimenti per estorsione a 103. Reati in aumento dunque, anche se si tratta di una crescita minima. Dai 12.154 reati denunciati dell’anno precedente all’Autorità Giudiziaria si è passati ai 12.488. Un incremento quasi impercettibile (334 in più) sintomo comunque da non sottovalutare.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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