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| Basilicata e Piemonte: un ponte nel nome di ArtePollino |
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8/09/2008 |
| Nei giorni scorsi nell’ambito di ArtePollino, una delegazione dei membri dell’associazione che prende il nome proprio dal progetto, assieme a rappresentanti della Regione Basilicata e del Ministero dello Sviluppo Economico, si è recato in Piemonte. Scopo del viaggio è stato quello di proseguire con un percorso di formazione-partecipazione in grado di creare un ponte tra l’area del Pollino e le realtà che hanno già importanti e rinomate esperienze in materia di sviluppo legato all’arte contemporanea. Perché il progetto ArtePollino (cofinanziato dall’Unione Europea e promosso da Regione Basilicata, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero dello Sviluppo Economico e La Biennale di Venezia) mira proprio a creare sviluppo economico e turistico nell’area protetta partendo dall’arte contemporanea. Un’occasione unica per costruire una visione diversa del territorio, entrando nell’ottica nuova di una strategia che prediliga un tipo di valorizzazione locale capace di accogliere gli artisti che arriveranno nei prossimi mesi sul Pollino per realizzare le loro opere. Il tutto creando un meccanismo in grado anche di produrre economia.
Guidata dall’esperienza e la professionalità di Caterina Seia, componente del comitato artistico scientifico del progetto Artepollino e responsabile del progetto Unicredi & Art, la delegazione lucana ha visitato luoghi simbolo dei “miracoli possibili partendo dalle risorse spesso invisibili dei contesti non ancora valorizzati”. La Reggia della Venaria, la residenza sabauda piemontese che soltanto negli ultimi anni, grazie al passaggio del complesso alla Soprintendenza (il gruppo lucano è stato accolto dal Soprintendente Francesco Pernice), ha goduto di una nuova destinazione d’uso e di un processo di restauro tuttora in corso; l’incontro con Ida Giannelli, direttore del castello di Rivoli, l’antico complesso, sintesi tra il classico e il contemporaneo grazie alla nascita, negli anni ottanta, di quello che è diventato uno dei musei d’arte contemporanea più importanti d’Europa; la scuola manageriale dell’Unicredit Bank, pensata dalla filosofia del lavoro di squadra, da uno scambio di competenze, di linguaggio, di esperienze operative che abbiano nella creatività il punto forte. L’incontro con Luigi Radclif, del Gai Giovani Artisti Italiani, per la promozione della creatività dei giovani attraverso la creazione di una rete capace di immetterli nel mercato e dei renderli visibili. Infine, a Biella, il gruppo ha fatto visita a Cittadellarte, la fondazione dell’artista Michelangelo Pistoletto, che ha insistito molto sull’importanza dell’opera d’arte come messaggio e della necessità della condivisione di questo messaggio.
“Un’esperienza ricca di stimoli per nuove riflessioni, in una realtà per moltissimi aspetti diversa dalla nostra e con alcuni punti in comune- è il viaggio nelle parole del presedente dell’associazione Gaetano Lofrano- ci è stata data la possibilità, grazie all’impegno e alla passione di Caterina Seia, di conoscere pezzi di storia dell’arte contemporanea mondiale. I luoghi visitati, le opere, le persone incontrate hanno lasciato nei soci dell’associazione Artepollino un segno indelebile. Tantissimi gli stimoli, tra questi il racconto dell’incontro tra esperienze di vita e di lavoro pensate, volute e realizzate e la crescita culturale ed economica di un territorio, la conoscenza di luoghi curati e ben attrezzati al fine di offrire la massima qualità, le forti emozioni scaturite dall’incontro con l’artista Michelangelo Pistoletto. Ritengo che da questo bagaglio culturale debba nascere una nuova visione, anche del nostro territorio, che porti ad un cambiamento responsabile e che veda nell’arte un elemento di raccordo tra i diversi settori della società. Il progetto Artepollino è chiamato a svolgere il difficile ma affascinante compito di innescare un cambiamento sociale responsabile, necessario e urgente”.
Mariapaola Vergallito
lasiritide.it
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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