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| Pane lucano con grano canadese |
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27/08/2008 |
| A vedere la cartina della Basilicata «storicamente » distribuita dall’Apt si nota che più o meno tutti i paesi lucani hanno il loro «pane tipico ». Questa prelibatezza «made in Basilicata» è però troppo spesso fatta con una materia prima «made in Canada». A scoprire «l’inghippo», per non dire altro, è una ricerca condotta da Acu (Associazione consumatori utenti) e Tutor sul pane lucano e sulle conseguenze della liberalizzazione del settore. E così si scopre non solo che i tanti campi di grano che ci circondano, spesso non ci danno pane (i forni potentini utilizzano solo il 10/20 per cento di farine locali) e che la liberalizzazione attuata dalla legge sui forni (con l’intento di stimolare la concorrenza e determinare l’abbassamento dei prezzi) ha consentito ai panificatori solamente di essere liberi nella determinazione dei corrispettivi economici, perchè in realtà nel Potentino non si è aperto un solo panificio in più. Tutto questo, da quanto accertato con un sondaggio fatto su 500 famiglie di Potenza e Provincia nel periodo Giugno-Agosto 2005, senza che i consumatori avessero una percezione esatta di cosa avviene. E se in 3 su 4 sanno che non serve più la licenza commerciale per aprire un panificio, solo uno su tre sa che è stata abolita la distanza minima, e a fronte di una metà (il 52%) di favorevoli alla liberalizzazione c’è un quinto (il 21%) di contrari mentre i rimanenti (27%) sono perplessi. Al di là delle norme: due sono i punti su cui si concentrano sia la ricerca che l’attenzione degli utenti e cioè le cause dell’aumento del costo del pane e la provenienza della materia prima. Per quanto riguarda l’aspetto economico della vicenda, c’è da dire che la netta maggioranza dei consumatori che rispondono al sondaggio (l’88% del totale) ritiene gli aumenti frutto di speculazioni di produttori (il 28%) o commercianti (il 19%) mentre solo il 23% degli intervistati pensa ad un aumento dei costi di produzione e il 18% indica altre cause. Del tutto falsato, invece, il dato sulla provenienza delle farine. Su quanti rispondono a questa domanda (il 92%) ben il 65% ritiene che la farina per fare il pane prodotto nei nostri forni provenga dalla Basilicata o dalle regioni limitrofe, il 24% pensa in generale a grani italiani macinati e solo il 3% ipotizza una provenienza di farine anche dall’estero. Ma la situazione reale è diametralmente opposta. «Possiamo dire che quasi una metà del grano utilizzato per il nostro pane viene dall’estero - dice Dino Potenza, presidente dell’associazione Tutor e direttore dell’omonima rivista che sul prossimo numero pubblicherà un dossier sull’argomento - e principalmente si tratta di farine canadesi e francesi, considerate migliori per purezza e contenuto proteico. Un’altra larga fetta è proveniente da altre regioni mentre solo un 10/20 per cento delle farine sono lucane. Ma la “catena lunga” per approvvigionarsi di farina non sempre è garanzia sulla qualità del prodotto. Più difficile, infatti, avere certezze su trattamenti e anche evitare partite geneticamente modificate » .
Giovanni Rivelli
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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