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SPECIALE ACQUA-Anche la Basilicata ridurrà i prelievi

26/08/2008



Acqua fino al 10 settembre anche per i campi. Le organizzazioni agricole lucane lo hanno chiesto e, a quanto pare, ottenuto. Acqua ridotta rispetto alla portata attuale (da 6.500 litri al secondo a 2mila) per non intaccare le riserve essenziali destinate all’uso potabile, ma comunque sufficienti a portare avanti le colture di agrumi e kiwi che, diversamente, correvano il rischio di essere irrimediabilmente compromesse per un «buco d’acqua» di una quindicina di giorni. La decisione, tuttavia, sarà presa oggi alle 17, a Matera, nella sede della Sogesid, dal Comitato di coordinamento Basilicata- Puglia sulla gestione dell’acqua. Ma a quel tavolo la presenza dell’assessore pugliese Onofrio Introna non potrà che rafforzare le richieste presentate dagli agricoltori lucani.

Al tavolo di Potenza, ieri, le associazioni di categoria hanno trovato il deciso sostegno dell’assessore lucano all’agricoltura Roberto Falotico appoggiato anche dal governatore Vito De Filippo, ma hanno dovuto fare i conti con le resistenze del segretario generale dell’au - torità di bacino, Michele Vita. Alla fine, anche se l’ufficialità si avrà solo oggi, sembra siano riusciti a spuntarla, e in tal senso vanno anche le dichiarazioni di Falotico («Dobbiamo esperire tutte le iniziative possibili per individuare percorsi che a breve e lungo termine possano dare certezze al mondo agricolo») e De Filippo che ha concluso dicendo che «tutti i soggetti si sono ritrovati intorno a questo tavolo con un riscontro positivo pur se il tema è complicato». Per il resto, la Basilicata ha preso atto che il possibile per reperire acqua è stato fatto, che con la «manovra di emergenza» di maggio sono stati recuperati oltre 25 milioni di metri cubi d’acqua (più di quanti ne contiene la diga del Camastra) e qualcosa potrebbe ancora essere «raschiato » dalle riserve.

Fino ad oggi, infatti, sono stati attivati i prelievi attuati con motori elettrici, ma qualcos’altro si potrebbe recuperare attivando anche i «pescaggi» dai corsi d’acqua, con pompe alimentate a gasolio. Una possibilità costosa sia in termini economici che ambientali, ma comunque una «carta estrema» da potersi giocare, che può dare qualche sprazzo di ottimismo in più nell’amministrare la risorsa attualmente disponibile negli invasi. Il che vuol dire, ancora una volta, acqua per i campi ancora per 15 giorni.

Giovanni Rivelli
La Gazzetta del Mezzogiorno



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