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| Carbone, paese "più povero" della Basilicata |
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19/08/2008 |
| E’ soprattutto il silenzio di un primo pomeriggio di mezza estate che dà il benvenuto a Carbone, comune della provincia di Potenza, nella valle del Serrapotamo, area sud lucana. Un piccolo centro che da trenta anni attende il completamento della strada Serrapotina e in cui i soldi del terremoto ora servono per riqualificare il centro storico, con le caratteristiche e semi abbandonate abitazioni in pietra che nelle intenzioni dell’attuale sindaco, Mario Chiorazzo, potrebbero diventare sedi di associazioni o dimore per turisti. Attualmente stanno dando lavoro ad alcune imprese, rigorosamente del posto.
Il silenzio del pomeriggio estivo è rotto ogni tanto dal rumore di un’automobile che passa tra i vicoli del paesino, con qualche cittadino che fa ritorno da una giornata trascorsa al mare o da un furgoncino bianco che dal vicino Senise rifornisce di formaggi un negozio di alimentari. Ce ne sono 5 a Carbone di botteghe alimentari, due macellerie, un panificio, un’edicola, 4 bar, una farmacia, un’oreficieria, uno sportello delle poste.
Non male per un comune di 750 abitanti che però d’estate, dice il sindaco, “con gli emigranti arriva anche a 3mila”. Per la cronaca nazionale Carbone da ieri è il comune “più povero” della Basilicata.
Con i suoi 5mila 407 euro di reddito pro capite in media all’anno è anche al quarantacinquesimo posto in Italia nella lista dei comuni economicamente più svantaggiati. “Una sorpresa non sorpresa” commenta Chiorazzo. “Siamo realisti perché dove non esiste più artigianato, dove i giovani vanno via e dove il tasso di spopolamento è uno dei più alti della zona è purtroppo facile avere questi dati” dice. “Comunque- continua- alcune considerazioni andrebbero fatte. Prima di tutto i freddi numeri non rispecchiano sempre la realtà. Quella di Carbone è una comunità quasi essenzialmente di anziani. Non ci sono attività produttive in grado di offrire molta occupazione e a parte qualche impresa locale, le possibilità sono poche”. Ma, parlando con il sindaco, si intuisce che la vera povertà non è tanto nei redditi, quanto nelle intenzioni. E’ nella difficoltà di innescare la miccia della voglia di fare qualcosa, soprattutto per i giovani, contro l’attesa di ottenere finalmente un posto di lavoro sicuro per chi resta; la volontà di adoperarsi anche nel piccolo per il proprio paese per i giovani che tornano una volta all’anno.
“Questo perché purtroppo a volte il vuoto – continua il sindaco- invece di essere riempito, crea altro vuoto. Abbiamo da un lato tante richieste di turismo di prossimità e di visitatori che vorrebbero venire qui a Carbone e stiamo cercando anche di invogliare i più giovani ad investire in questo senso, perché abbiamo un patrimonio edilizio vasto che in estate arriva a contenere anche fino a quasi 3mila persone, e quindi c’è una potenzialità abitativa per tutto l’anno che potrebbe essere utilizzata per uno sviluppo economico”.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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